Senza titolo...

 

 

 

 

 -Ciao Sara come stai?-
-Ciao cara, sto bene e tu, come va da quelle parti?-
-Va bene dai se non fosse per questo dannato virus! E li, com'è la situazione, raccontami un po'!-
-Qua in Tunisia un disastro proprio; alberghi, bar, ristoranti, negozi... tutto chiuso!-
-Oh, non pensare che qua in Italia sia meglio, parecchi negozi e ristoranti non riapriranno più e gente senza lavoro...-
-So che non è una gara a chi sta peggio ma gli italiani possono ritenersi fortunati sai?!-
-A sì, e perché?-
Ecco, la riflessione che segue è partita da questo dialogo. La risposta al perché è che in Italia ci sono tantissimi ammortizzatori sociali che qua mancano. Qua non c'è ne cassa integrazione ne sussidio di disoccupazione, niente bonus  ne Naspi, nulla di nulla. Perciò quando uno resta senza lavoro rimane senza nulla. La situazione tunisina è disperata e l'arrivo del freddo non aiuta. Sulle montagna è nevicato e la gente non ha di che riscaldarsi. E attenzione e non ammalarsi perché la sanità pubblica è pessima mentre quella privata è proibitiva.
Giorni fa siamo rimasti bloccati da una protesta, tronchi e vetri per strada, tutti fermi. Sapete perché la gente era così arrabbiata?

Perché voleva l'acqua potabile visto che dai rubinetti non esce più nulla da settimane, ed ecco perché sulla strada, poco prima, abbiamo visto l'unica fontana presa d'assalto.
In un'altra zona c'è stata anche una razzia ai camion che trasportano le bombole del gas perché non possono permettersi nemmeno quello.  Niente per cucinare e nulla per scaldarsi. Pure i boschi stanno scomparendo, (quei pochi che ci sono) perché le donne vanno a tagliare gli alberi per avere almeno il fuoco. Vivere nel primo mondo fa dimenticare quanto può essere difficile sopravvivere nel terzo... solo un misero numero si frappone tra i due ma basta per creare distanze abissali. I poveri aumentano e la tensione è alta. Io me la cavo con un po' di tristezza, ma in fondo gli italiani che vivono qua possono considerarsi benestanti, pur con la loro "misera" pensione. 


C'è un uomo che incontro spesso, va in giro con un povero carretto trainato da un ancor più misero asino. Il suo lavoro consiste nel rovistare nei cassonetti alla ricerca di bottiglie, carta, vetro e tutto ciò che si può riciclare e vendere. Lo incontra anche Tomo quando va al lavoro e lo rivede alla sera quando rientra. Setaccia tutti i cassonetti, non ne salta uno, ci entra dentro e cerca. A guardia del carretto c'è la sua bambina che ora avrà quattro anni, ne aveva due quando l'ho vista la prima volta. Il suo compito è tenere le redini dell'asino e mettere in tasca le monete che qualche anima a volte dona. Dire che è sporca è voler sminuire il concetto, e da non credere, suo padre lo è ancora di più! Due anni fa, quando lo vidi la prima volta era un uomo alto, vigoroso e in carne, ora è così emaciato che ho l'impressione che siano i vestiti lerci a tenerlo in piedi, sembra perfino che sia diventato più piccolo. Eppure dovreste vedere il suo sguardo, ha una tale dignità che mi fa vergognare di appartenere ad una categoria privilegiata ma che purtroppo non sa di esserlo e non fa che lamentarsi. Sorride con i suoi occhi tristi alla sua piccolina chiacchierando con lei tutto il tempo e lei di rimando lo guarda come si ammira l'uomo più importante della propria vita. Guardarli spacca il cuore ma nello stesso momento da quella crepa entra tanto calore e tanta pace poiché da quell'immagine traspare solo amore...

Perché ho raccontato questo? Non so, mi è venuto così di getto. L'intenzione principale era solo raccontare una situazione, per poi però arrivare a descrivere chi quella circostanza la vive.
Perché se è vero che la propria vita va misurata col proprio metro, male non farebbe usare i parametri altrui, solo per apprezzare ciò che si ha e alla fine sentirsene grati...

Sempre io e sempre Vostra


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