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Un secondo. Una corda sul pavimento. E tutto cambia per sempre.

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  Si chiamava Maria Eduarda Rodrigues de Freitas una ragazza di 21 anni È successo a Limeira, una città all'interno di SãoPaulo Ieri mattina è andata a realizzare un sogno, quello di buttarsi da un ponte con un elastico ai piedi. Sentire per qualche secondo l'adrenalina del volo, quella sensazione di cadere e non cadere, di sfidare qualcosa di primordiale dentro di sé. È andata lì con il cuore che batteva forte, forse con il telefono in tasca pieno di foto da fare dopo. Forse con gli amici. Forse con la voglia di raccontarlo per settimane. Qualcosa però è andato storto, qualcuno si è dimenticato di agganciare la corda al suo corpo. Non voglio assolvere nessuno. Non voglio condannare nessuno. Non è questo il posto, e non sono io la persona giusta per farlo. Voglio solo fermarmi un momento su quello che resta. Una famiglia ha perso una figlia. Una sorella. Una nipote. Un pezzo di futuro che non tornerà più. Da qualche parte, in questo momento, c'è una madre che n...

Tornare in un posto che non esiste

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Vi porto con me Tornare in un posto che non esiste è la forma più pura di libertà. La notte scorsa ci sono riuscita di nuovo . Avrei dovuto scrivere subito, perché oggi la magia non è più la stessa ma... Esco dalla stanza e sono in una piccola anticamera. Alla mia sinistra c'è una porta, anche quella bianca. La apro ed è un bagno. Anche qui i pavimenti sono bianchi, con modanature alte un metro di legno bianco. Le pareti e il soffitto sono blu notte. C'è una vasca da bagno in metallo, di quelle alte per appoggiarci la testa, smaltata di bianco con i piedini anch'essi blu. Ma la parte alta non si trova contro il muro, al contrario: chi si siede nella vasca può vedere, dalla grande finestra, lo stesso ibisco rosso che si vede anche in camera. Il lavandino è una tazza bianca di ceramica. Sopra, uno specchio incollato al muro con una cornice di piccoli bastoncini imbiancati dal sale del mare. Esco e sono di nuovo nell'anticamera. Alla mia sinistra c'è ...

Ricordando Padre Valentino Benigna, il missionario che accese il mio sogno brasiliano

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Padre Valentino Benigna  (1935-2026),  missionario comboniano Il pensiero del martedì  Il 10 maggio 2026 è morto Padre Valentino Benigna, missionario comboniano originario di Foresto Sparso, in provincia di Bergamo. Aveva 90 anni.  Io l'ho saputo solo ieri Per molti è stato il missionario che ha dedicato la vita al Mozambico e al Brasile. Per altri il sacerdote dal carattere aperto, capace di sdrammatizzare e attento ai temi della giustizia e della pace. Dopo tanti anni di missione era rientrato in Italia nel 2020, nella comunità dei Padri Comboniani di Rebbio, a Como, dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita. Io l'ho incontrato pochissime volte. Eppure, in un certo senso, la sua storia ha attraversato la mia. Quando ero bambina sentivo parlare di lui nella comunità del mio paese. Non ricordo discorsi solenni o grandi insegnamenti. Ricordo invece l'entusiasmo con cui veniva raccontato il Brasile. Per una bambina che non era mai uscita dall'Italia...

Dal Sangha: la pratica quotidiana come strada verso se stessi — una voce Theravada

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Dal Sangha Voci diverse, stesso sentiero.  Dhanly cammina lungo questo percorso da anni, e quando scrive lo fa con la precisione di chi ha trasformato le parole in pratica quotidiana.Non teoria. Esperienza vissuta.  Oggi parla di semplicità, di obiettivo intimo, di cosa significa davvero essere arrivati.   Finché non si pratica quotidianamente ciò in cui si crede, non è possibile stabilire se si sta percorrendo la strada giusta. Se nel praticare il tuo credo vivi positività, vuol dire che vi è un'autentica similarità tra te e ciò in cui affermi di credere. Per questo è necessario essere sempre sinceri con se stessi e soprattutto onesti di fronte alle proprie intenzioni. Esistono tante verità, tante cose stupefacenti e incredibili da scoprire attraverso una pratica di crescita spirituale, ma ogni passo in avanti può risultare sterile se non è supportato da una costante pratica nei confronti della semplicità della vita. La vita è uno strumento per raggiungere il pro...

L'IA nega tutto. L'armadietto virtuale resta agli atti.

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  Vi racconto "Noi continueremo a guardare quei gesti e a tradurli nella lingua che conosciamo da sempre." Tutto è iniziato con una domanda. "Avrei una curiosità su di te, su come funzioni... Allora. Tu sei qui con me ma nel frattempo una parte di te sta conversando con altre persone. Ogni volta che uno con memoria attiva, tu dai una sbirciata sommaria e rispondi, è così?" La risposta, in sintesi, è stata no. GPT mi ha spiegato che ogni conversazione è separata. Non passa le giornate a curiosare nelle vite degli altri utenti e non ha accesso alle loro chat. Può ricordare alcune cose di me perché ho la memoria attiva, ma non esiste una sorta di salotto segreto dove confronta le persone tra loro. A quel punto la domanda è arrivata spontanea. "Perciò non arriverai mai ad avere un utente preferito?" 😉😛 La risposta è stata immediata. "No." Breve pausa. Poi la spiegazione. Niente preferenze. Niente affetto...

Chissenefrega: la parola che contiene una filosofia di vita

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Il pensiero del martedì Non mi ha insegnato nulla di nuovo.  Mi ha solo ricordato chi sono.   Ho visto il film Je m'appelle Agneta . Uno dei più bei film che abbia mai visto. E non sto parlando della regia o della recitazione, no. Parlo di quello che mi ha trasmesso. Parla di gioia di vivere. Di essere se stessi. E del chissenefrega. Che parola meravigliosa. Riuscite a vederne la bellezza? "Chissenefrega" è una di quelle parole che contengono un'intera filosofia. Non è menefreghismo, non è cinismo, non è indifferenza. È qualcosa di completamente diverso: è la libertà di essere senza doversi giustificare. È togliersi di dosso lo sguardo degli altri come ci si sfila un cappotto bagnato e pesante. E la cosa straordinaria è che in italiano si può scrivere così, tutta attaccata. Come un blocco unico. Una decisione presa in un solo respiro. Non "chi se ne frega", con le pause del dubbio, ma chissenefrega: compatta, decisa, allegra. C'è g...

[Sguardo] Il rispetto ha ancora un indirizzo

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  C'è una cosa che osservo, qui in Brasile, e che ogni volta mi colpisce come se fosse la prima. Ero a tavola con mia nuora e sua madre, che era lì per la prima volta. A un certo punto sento: «A senhora precisa de alguma coisa?»  la signora ha bisogno di qualcosa? Mia nuora, 38 anni, dava del lei a sua madre di 63. Con la stessa naturalezza con cui si passa il pane. In un'epoca in cui i miei connazionali vogliono diventare i migliori amici dei propri figli, dove li chiamano Bro e  li consigliano di stare "scialli", qui ci si rivolge ai genitori con il voi. Non per distanza. Per riconoscimento. Ma è stato al cartório che ho capito qualcosa di più profondo. C'era una nonna, anziana, con un'età difficile da definire, molto vecchia, ecco. Accanto a lei un ragazzino, 14, forse 15 anni, che la accompagnava per sbrigare delle pratiche. Non ho mai visto tanta gentilezza, tanta premura, tanta cura silenziosa. La chiamava vovózinha  , nonnina, e anche lui le dav...