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[Sguardo] Substrak e la superficialità dei social: la scrittura lunga come atto di resistenza

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  Oltre a qui, scrivo anche su  Substrak. Giuro, lo avevo immaginato come un posto dove leggere cose interessanti, scambiare opinioni e magari trovare qualche riflessione degna di nota. Invece mi sono ritrovata davanti a un flusso di domande banali; che fate il 25 aprile? Oppure foto di gattini che inseguono una luce. Per non parlare di video triti e ritriti, che alla fine lasciano il tempo che trovano. Che  delusione. Ma non è colpa solo di Substrak. È il sintomo di qualcosa di ben più grande. I social di oggi puntano tutto sulla velocità. Post rapidi, interazioni immediate, contenuti ridotti all'osso. È la stessa logica di Facebook, Instagram, Threads e compagnia: micro-contenuti che non ti chiedono nessuno sforzo, nessuna profondità. E funziona, nel senso che piacciono alla massa.  Ma il problema grande è che impoverisce tutto. Chi prova a scrivere qualcosa di articolato fatica a farsi notare, perché è come parlare in una stanza dove tutti urlano cose a caso...

Perché giro il mondo: le parole di otto anni fa che sono ancora vere

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  Otto anni fa scrivevo questo articolo. L'ho riletto oggi e mi ha fatto uno strano effetto. Dentro c'è una parte molto vera di me: la curiosità, il bisogno di partire, quel fuoco che per tanto tempo mi ha spinta a cambiare paesi, continenti e vita più di una volta. Oggi alcune cose sono cambiate. Non sento più il bisogno di cambiare posto, ma la curiosità di capire il mondo e me stessa, è rimasta intatta. Per questo ho deciso di riproporlo così com'era, correggendo solo qualche refuso. Perché sì, lì dentro c'è davvero un pezzo della mia storia. Oggi ho fatto una foto e l'ho messa nell'immagine di copertina di FB. Gianni, un caro amico blogger, mi ha fatto una domanda alla quale, lì per lì, non ho saputo rispondere, ma mi ha portato a fare una riflessione. [...] Ancora oggi non riesco a comprendere bene i motivi che ti spingono a girare il mondo. Di motivi ce ne sono tanti in effetti. Tuttavia intuisco che c'è qualcosa di interiore in te che non ...

L'istinto materno esiste davvero? Rileggere chi ero nel 2011

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  Rileggere ciò che scrivevo anni fa è sempre un'esperienza particolare, non lo facevo ma devo ammettere mi serve, eccome!!  Nel 2011 ero già me stessa, ma non lo sapevo fino in fondo. Agivo in un certo modo, sentivo che mi apparteneva, ma continuavo a chiedermi se fosse giusto, se fosse abbastanza, se corrispondesse a ciò che gli altri chiamavano "amore". Per anni ho messo in dubbio il mio modo di essere madre solo perché non somigliava a quello più visibile, più emotivo, più riconosciuto. Non trattenevo, non facevo scena, non caricavo mio figlio delle mie emozioni… e questo, agli occhi di molti, sembrava una mancanza. Oggi no. Oggi so che quello non era distacco, ma rispetto. Non era freddezza, ma tenuta. Non era assenza, ma un modo diverso, e solido, di amare. Non ho cambiato modo di essere. Ho smesso di metterlo in discussione. Rileggo queste parole con più chiarezza, e senza bisogno di difenderle. Ve le lascio così come le avevo scritte allora. Nel ...

Ho chiesto a ChatGPT “E se fossi?”: la risposta mi ha spiazzata!

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  Oggi ero a letto. Non sto di nuovo bene. E in quei momenti in cui il corpo ti obbliga a fermarti, la mente va dove vuole. La mia è andata al gioco: e se fossi? Così l'ho chiesto a ChatGPT. Lo uso parecchio, ci "chiacchiero" spesso, e ormai ha molte informazioni su di me. Ho chiesto sincerità, chiarezza e poco zucchero. Immaginavo mi avrebbe rimandato ad immagini di rose, farfalle, ville a picco sul mare, abiti sofisticati. E invece. Eccomi qui, nuda e cruda. Ho iniziato con le domande più semplici: se fossi una melodia , un oggetto , un elemento . E poi via via tutto il resto. Quello che è emerso non era qualcosa di bello nel senso classico. Era qualcosa di vero. Se fossi una melodia , non riempirei lo spazio: lo userei. Non sarei immediata, ma capace di fermare chi ascolta davvero. Se fossi un oggetto , sarei uno specchio antico: non perfetto, ma capace di restituire verità. Se fossi un elemento , sarei aria: invisibile, ma essenziale. Non trattengo, n...

[Sguardo] Non possiamo prenderli tutti: la risposta che vorrei dare

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  Domenica scorsa ho parlato di quella frase: “Mica possiamo prenderli tutti.” Pensavo fosse finita lì. Poi ho visto un film… Il film racconta una storia vera: The Red Sea Diving Resort, dove un uomo ha messo su un hotel in Sudan per salvare i rifugiati politici etiopi. In una scena, un militare dice: non posso prenderli tutti, sono tropp i. E lì mi è salito il crimine, un'altra volta. Ma Ari risponde: ok, scegli tu chi far salire e chi lasciare a terra, chi deve vivere o morire. Scegli tu. Ti devi vivere con questo. Perché io non lo farò per te. Esatto. Questa è la risposta che vorrei dare a chi solleva sempre quella maledetta frase: non possiamo prenderli tutti. E a chi la pensa così dico solo una cosa: ok, vai tu. Ti pago io l'aereo. Vai tu, che so, in Etiopia, in Congo, o in un paese a tua scelta dell'Africa centrale. Li accompagni a casa loro, e visto che ci sei, e soprattutto che sono io a pagare, il volo di ritorno te lo prenoto dopo una settimana. Visto che i...

Contém apenas 1% de fruta: il marketing brasiliano che fa ridere (e riflettere)

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  Ditemi, state vedendo quello che vedo io? C'è scritto: contiene appena l'1% di frutta. Lo dicono, e se ne vantano pure. Dai, è quasi surreale! Scrivono "contém apenas 1% de fruta" in grassetto, in grande, come se fosse un punto di forza, mentre di fatto stanno ammettendo che il prodotto è sostanzialmente acqua gassata al sapore di limone. Possiamo chiamarlo marketing? Magari vogliono distinguersi dai succhi veri dichiarando onestà ("almeno non ti inganniamo"), oppure sottolineare che è leggero, non pesante come un succo concentrato. Mmmh. Ma il risultato comunicativo è più che comico: è un vanto involontario (?) della propria mediocrità. E poi quel "30% ridotto in zuccheri" in piccolo sotto... ridotto rispetto a cosa  di preciso? Però bisogna dirlo: in Brasile queste cose le sanno fare bene. Le etichette dei refrigeranti economici hanno una franchezza brutale che in Europa verrebbe sepolta in caratteri microscopici. Ora mi chiedo: meg...

Ho disinstallato un gioco. E mi sono ricordata che posso smettere sempre.

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  Da un po' di tempo giocavo a Royal Match. Mi ha sempre divertito: bella squadra, partite relativamente facili, quel senso di gruppo che si crea quando si gioca insieme. Ma stare in una squadra richiede costanza, punteggi, presenza. E io quella presenza l'ho sempre data. Giorni fa è arrivata mia nipote e, com'è naturale, ho giocato meno. Però, per correttezza verso il gruppo, continuavo comunque a partecipare per aiutare a raggiungere gli obiettivi. Ma dopo un fantastico fine settimana, apro il gioco e mi arriva un pensiero quasi improvviso: ma che cavolo sto facendo? Davvero devo fare questa cosa? Davvero devo obbligarmi a giocare? E per cosa, poi? Così sono andata nella chat del gruppo e ho scritto: "Ciao a tutti. Per me giocare sta diventando un obbligo e non ne ho più voglia. Quindi disinstallo il gioco. Buon proseguimento e buona fortuna a tutti." Sono uscita dalla chat. Sono andata sull'icona, pressione lunga, disinstalla. La cosa c...