Cercando l'alba dentro la fine di un tramonto... Prima parte.


Sento qualcosa che sta venendo fuori e forse è arrivato il momento di parlarne... visto che non so cosa sia, forse è arrivata l'ora di scrivere! Sono sicura che scrivendo verrà fuori qualcosa e capirò cosa... alla fine di questa storia ci sarà di sicuro un nuovo inizio!

Ecco la storia che mi farà continuamente cercare l'alba dentro la fine di un tramonto.

La storia (che sommariamente ho già raccontato qua) è iniziata in una tarda mattinata del 4 ottobre. Tomo deve andare al lavoro e allora decidiamo di fare una colazione che assomiglia più a un pranzo... sono le 11,30 quando ci mettiamo a tavola. Lui se ne va e io mi metto sul divano dove mi appisolo e... sogno.

Il sogno ha qualcosa di reale, percepisco un'aria serena... quasi rassegnata. Nella nebbia vedo spuntare mio figlio. È vestito in jeans, giubbotto da moto e casco in mano. È sorridente e avanza verso di me con camminata lenta e leggera. Continua a sorridere con gli occhi pieni d'amore, ma riesco a scorgere qualcosa che ha un vago sentore di dolore. Il sogno non va oltre perché mi sveglio... penso di aver fatto davvero uno stranissimo sogno... ma nonostante la bellezza di quella visione mi sale una strana inquietudine... guardo l'ora e sono circa le 13,00.

Continuo la mia giornata, solite incombenze. Ma alle 16,00, più o meno, squilla il telefono, sul display compare un numero che non conosco... O mio Dio...

— Ciao Sara... sono Andrea... —
— ...ciao Andrea... dimmi... che c'è... che è successo...? —
— Senti... io... ti chiamavo per dirti che... il Fanciullo... —
— Il Fanciullo cosa????? —
— Be'... che... che il Fanciullo... ha fatto un incidente... —
— Un incidente... e... come sta? —

Ed ecco che il sogno inizia a prendere forma.

— ...Be'... sì... sai... —
— Andrea, come sta il Fanciullo!?!? —
— ...Sì... sta bene... credo... non siamo ancora riusciti a sapere nulla... —
— O MIO DIO!!! Ma cosa è successo?? DIMMELO PER DIO! —

Ed ecco che parte con la spiegazione tecnica della dinamica... ovviamente omette un sacco di particolari e mi dà una versione alla quale non credo assolutamente.

— Ma come sta ora? —
— ...Ora è in ospedale... —
— Sì ok, ma quando è successo?? —
— Erano le 11,30 circa... —
— Oh Dio no... —

Ecco... ora il sogno mi appare davvero chiaro... mio figlio è morto e Andrea non ha cuore di darmi una così brutta notizia.

Non ho ben chiaro cosa sia successo dopo... Ricordo di aver urlato con Andrea sul fatto che corrono sempre con quelle maledette moto e che sono degli incoscienti. Ricordo di essermi messa a piangere e a inveire contro lui e mio figlio. Ricordo di aver chiamato Tomo, mio marito, e che precipitando anche lui nello sconforto mi dice di richiamare Andrea e di farmi dire esattamente cosa sia successo... se è morto devono dircelo.

— Pronto Andrea... passami qualcuno che mi possa dire qualcosa... dimmi che è vivo! —
— Sara, quando è andato via con l'elicottero era vivo ma era davvero messo male... senti, ora ci pensa Marta e vede di farti avere notizie... mi dispiace davvero... davvero credimi! —
— Immagino... so che non è colpa tua ma... santo Dio com'è potuto succedere??? —

Dall'altra parte c'è un silenzio colpevole, anche se di colpe non ne ha... ma sento che si sente responsabile e sta male anche lui... mi rendo conto di aver, seppur con tutte le ragioni del caso, esagerato.

— Ok Andrea... ti prego, fammi avere notizie... appena puoi fammi telefonare! —
— Certo... appena so ti chiamo... mi dispiace tanto... davvero... —

Ripete con voce rotta da un insieme di emozioni che immagino vadano dalla paura, dallo spavento e dal non sapere se il suo amico sia ancora in vita.

Messo giù il telefono ecco che mi assale la disperazione... Non faccio che ripetermi: non è possibile... non può essere morto... lo so che è venuto a salutarmi in sogno... ma non può essere... non voglio crederci... no, è troppo e quel fardello io lo rifiuto... no no no no... Dio ti prego fa che non sia così!

Vago per la casa con un suo maglione in mano, vado nella sua stanza, la sistemo, la spolvero, la metto in ordine, faccio di tutto pur di non pensarci... no no no no... Dio ti prego fa che non sia così... no no no no... Dio ti prego fa che non sia così... no no no no... Dio ti prego fa che non sia così!

Sono sola in casa e non riesco a chiamare nessuno, non voglio scaricare addosso a nessuno questo tragico carico... come faccio a dire ai miei che il loro amato nipote è morto... Lo so che non ne ho la certezza ma non me la sento davvero... piango piango piango! Penso anche a Tomo che è lontano da casa e anche lui come me non sa nulla, e anche lui come me non può parlare con nessuno.

Ma ecco che alle 18,30 suona il telefono... numero sconosciuto... Il mio cuore manca qualche battito... è il momento della verità e io non so se ce la posso fare.

— Pronto... —
— Pronto signora Sara? Salve, sono Marta, l'amica del Fanciullo! Senta, volevo farle sapere che sono riuscita a sentire un medico in terapia intensiva: suo figlio sta bene! —
— Allora è vivo... —
— Sì sì, è vivo! —

Quello che segue sono solo vuote parole... capisco solo una parte di quello che Marta mi dice, ricordo vagamente parole come sedato, intubato, drenato, e nient'altro... io sono ferma al sì sì, è vivo.

— Senta, il dottor De Lucia mi ha detto che deve chiamarlo dopo le 19,30... almeno parla direttamente con lui e le spiegherà tutto... ok? —
— Sì... ok... alle 19,30... dottor De Lucia... va bene... —
— Le do il numero... ok? —
— Sì... il numero... ok, dammelo... —

Scrivo il numero su un foglietto... ma tremo talmente che devo controllare la mano... lo ripeto a Marta... ok, è giusto.

Sono sfatta ma almeno so che è vivo... Chiamo Tomo e anche lui ricomincia a respirare.

Ma non riesco a stare ferma... non so perché ma mi faccio una doccia e sotto il getto continuo a piangere... rimango sotto l'acqua a lungo, quasi a sperare che tutta quell'acqua riesca a levarmi il dolore.

Esco dalla doccia ma manca ancora un bel po'... i minuti passano lenti, non sto ferma e lo sguardo cade continuamente sull'orologio. 19,00... 19,05... 19,10... 19,15...

Alle 19,30 chiamo e chiedo del dottore.

— Mi spiace ma il dottore non può venire a risponderle... —
— La prego... mi passi qualcuno, sono la mamma del Fanciullo, mi dia notizie! —
— Un attimo... —

Dopo un tempo che mi pare interminabile ritorna.

— Mi spiace signora... non le posso dire nulla e nessuno può venire a parlarle... sono tutti su suo figlio... —

Ecco... muoio un'altra volta.

— Ma come? È successo tutto alle 11,30... sono le 19,30 e sono ancora su di lui?? —
— Non so che dirle signora... ma tutti i medici del reparto sono impegnati su suo figlio... Il dottore mi dice di richiamarlo fra un paio di ore... —
— Un paio di ore?? No, non è possibile... basta... io vengo lì! —
— Signora, la prego, non faccia nulla, suo figlio sta bene... richiami alle 21,30 e le prometto che troverà qualcuno a dirle tutto... ok? —

Lo dice con una calma tale che mi tranquillizzo.

Certo poteva trovare altre parole ma... che cosa poteva dirmi! Vorrei raggiungere l'ospedale, giuro che ci ho pensato, ma è a Udine, a quasi 400 chilometri. Non sono sicura di riuscire a guidare in quelle condizioni. Ci fosse Tomo saremmo già partiti, ma lui è bloccato fuori e non riesce a tornare prima di mezzanotte.

Non riesco a stare ferma ed esco. Vado nel parco e non riesco a trattenere le lacrime e piango... Piango di dolore, di paura, di sconforto... ho un solo e unico pensiero: Dio ti prego Dio ti prego Dio ti prego!

Camminando mi trovo davanti alla casa della famiglia dove faccio la baby sitter. Mi ricordo che l'indomani dovrei andare a lavorare ma sarà impossibile. Suono al citofono, salgo le scale e con la voce rotta dal pianto racconto... ecco, dicendolo ad alta voce tutta la realtà mi frana addosso seppellendomi, impedendomi di respirare! Nicoletta, la mamma del bimbo, vuole farmi accomodare ma non riesco, devo uscire da lì altrimenti non respiro. La lascio così, sul pianerottolo con tutta la preoccupazione del caso... anche lei è madre e riesce a immaginare il mio dolore.

Non riuscendo a smettere di piangere e rendendomi conto di attirare molte occhiate preoccupate dalla gente che incontro, decido di far ritorno a casa. Ma mi fermo dalla mia vicina Valeria.

— Ma ciao Sara! Come va?... Oddio che ti è successo? Sara... cosa c'è??? —

Le racconto tutto... mi fanno accomodare e mi consigliano di chiamare qualcuno dei miei. Davanti a loro chiamo solo mia sorella... La scelta in fondo è stata obbligata: avrei voluto chiamare anche mio fratello ma temevo che i miei genitori capissero tutto, visto che lavoravano a stretto contatto, temevo che non riuscisse a dissimulare la preoccupazione e si vedesse costretto a raccontare. Volevo essere io a rassicurarli nel momento in cui avessi avuto notizie.

Mia sorella si precipita a casa mia e attende con me che arrivino le 21,30.

Nonostante la compagnia non riesco a stare ferma, stendo i panni, sposto cose, mi siedo e mi rialzo, ed ecco che finalmente l'ora arriva.

— Buonasera... sono Sara, la mamma del Fanciullo... posso parlare col dottor...? —
— Certo, attenda che glielo passo! —
— Pronto, buonasera signora! —

Mi risponde con voce allegra e impostata il dottor De Lucia.

— Buonasera dottore... —
— Allora signora, il suo ragazzo ora sta bene, è sedato, l'abbiamo intubato ed è drenato... ora sta riposando ed è stabile... —
— Ossignoresantissimotiringrazio... ma mi dica... possiamo venire subito lì...? —
— Ma no signora, non c'è assolutamente bisogno che vi precipitiate, anche perché non vi farebbero entrare. Se non sbaglio siete di Bergamo... un po' lontano, non vi pare? Fate una bella cosa, fatevi una bella dormita e domattina per le 10 arrivate e venite a salutare il vostro ragazzo... ok? —
— Ma è sicuro che stia bene? —
— Ma certo che sta bene! Ora riposate che ci vediamo domani... ok? Troverete ancora me... vi aspetto! —

E così chiude la telefonata più strana della mia vita. Ma la voce del dottore è serena e tranquilla, tanto che non valuto nemmeno le parole sedato, intubato e drenato... per me non avevano nessun suono minaccioso... in teoria. Già, perché in pratica volevano dire: suo figlio è in coma farmacologico (sedato), non respira autonomamente e ha bisogno di un respiratore (intubato), e i polmoni non sono più integri ma pieni di liquido (drenato).

Ho ringraziato tanto la mia ignoranza che mi ha tenuto all'oscuro del dramma che aveva passato mio figlio e che doveva ancora affrontare, e ancor di più la capacità del dottore di mascherare la verità. Parole che mi dirà alla fine, quando l'ho ringraziato e bonariamente sgridato per la bugia: come potevo dire a dei genitori lontani 400 chilometri che il loro figlio lo tenevamo per i capelli...

Sarà una notte senza incubi solo grazie ai sonniferi... alle 5 siamo in viaggio. Il dottore ci ha talmente rassicurati che portiamo un cambio ciascuno e uno per il Fanciullo, compreso il casco e il giubbotto per riportare indietro la moto, convinti come siamo di portarlo a casa il giorno dopo...

Continua...

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