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Visualizzazione dei post con l'etichetta Riflessioni

Vent'anni di ritinteggiatura: come ho smesso di coprire i capelli bianchi (e perché)

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  Da sempre le donne ritinteggiano. È una forma di manutenzione ordinaria. Compare un filo bianco? Si copre. Come una macchia sul muro. Io ho iniziato presto. Forse troppo presto. Ancora prima dell'apparizione del nemico. Vent'anni di ritinteggiatura. Venti. Altro che hobby! Non è tanto il costo. È la gestione. Perché dopo due settimane si vede già tutto. Una ricrescita precisa, puntuale, più affidabile di me. E lì parte il dialogo interiore: «Devo farla.» «Ma è presto.» «Però si vede.» «Ma è presto.» E così per giorni. Finché non cedi. E ritinteggi. Poi, a un certo punto, ti stanchi. Non dei capelli. Della conversazione. Io ho smesso dieci anni fa. E no, non è stato un atto spirituale. È stata più una resa strategica. Oggi non copro niente. Anzi, evidenzio. Così almeno, se qualcuno deve avere un dubbio, non è sull'età.

L'istinto materno esiste davvero? Rileggere chi ero nel 2011

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  Rileggere ciò che scrivevo anni fa è sempre un'esperienza particolare, non lo facevo ma devo ammettere mi serve, eccome!!  Nel 2011 ero già me stessa, ma non lo sapevo fino in fondo. Agivo in un certo modo, sentivo che mi apparteneva, ma continuavo a chiedermi se fosse giusto, se fosse abbastanza, se corrispondesse a ciò che gli altri chiamavano "amore". Per anni ho messo in dubbio il mio modo di essere madre solo perché non somigliava a quello più visibile, più emotivo, più riconosciuto. Non trattenevo, non facevo scena, non caricavo mio figlio delle mie emozioni… e questo, agli occhi di molti, sembrava una mancanza. Oggi no. Oggi so che quello non era distacco, ma rispetto. Non era freddezza, ma tenuta. Non era assenza, ma un modo diverso, e solido, di amare. Non ho cambiato modo di essere. Ho smesso di metterlo in discussione. Rileggo queste parole con più chiarezza, e senza bisogno di difenderle. Ve le lascio così come le avevo scritte allora. Nel ...

Perché giro il mondo: le parole di otto anni fa che sono ancora vere

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  Otto anni fa scrivevo questo articolo. L'ho riletto oggi e mi ha fatto uno strano effetto. Dentro c'è una parte molto vera di me: la curiosità, il bisogno di partire, quel fuoco che per tanto tempo mi ha spinta a cambiare paesi, continenti e vita più di una volta. Oggi alcune cose sono cambiate. Non sento più il bisogno di cambiare posto, ma la curiosità di capire il mondo e me stessa, è rimasta intatta. Per questo ho deciso di riproporlo così com'era, correggendo solo qualche refuso. Perché sì, lì dentro c'è davvero un pezzo della mia storia. Oggi ho fatto una foto e l'ho messa nell'immagine di copertina di FB. Gianni, un caro amico blogger, mi ha fatto una domanda alla quale, lì per lì, non ho saputo rispondere, ma mi ha portato a fare una riflessione. [...] Ancora oggi non riesco a comprendere bene i motivi che ti spingono a girare il mondo. Di motivi ce ne sono tanti in effetti. Tuttavia intuisco che c'è qualcosa di interiore in te che non ...

Ho chiesto a ChatGPT “E se fossi?”: la risposta mi ha spiazzata!

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  Oggi ero a letto. Non sto di nuovo bene. E in quei momenti in cui il corpo ti obbliga a fermarti, la mente va dove vuole. La mia è andata al gioco: e se fossi? Così l'ho chiesto a ChatGPT. Lo uso parecchio, ci "chiacchiero" spesso, e ormai ha molte informazioni su di me. Ho chiesto sincerità, chiarezza e poco zucchero. Immaginavo mi avrebbe rimandato ad immagini di rose, farfalle, ville a picco sul mare, abiti sofisticati. E invece. Eccomi qui, nuda e cruda. Ho iniziato con le domande più semplici: se fossi una melodia , un oggetto , un elemento . E poi via via tutto il resto. Quello che è emerso non era qualcosa di bello nel senso classico. Era qualcosa di vero. Se fossi una melodia , non riempirei lo spazio: lo userei. Non sarei immediata, ma capace di fermare chi ascolta davvero. Se fossi un oggetto , sarei uno specchio antico: non perfetto, ma capace di restituire verità. Se fossi un elemento , sarei aria: invisibile, ma essenziale. Non trattengo, n...

Guararema con gli occhi di chi ama: capibara, ali di farfalla e il bello curato

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  Ho portato Alessandra a Guararema. Per chi non la conosce, Guararema è "una piccola città a circa ottanta chilometri da São Paulo, nel Vale do Paraíba. La chiamano Pérola do Vale,  la Perla della Valle. Il suo nome viene dal tupi-guaraní e significa pau d'alho , il nome di un albero un tempo così presente da segnare per sempre l'identità del luogo. Ancora oggi nella piazza principale c'è un esemplare di trentatré metri, imponente e silenzioso come un testimone di secoli. Per secoli, prima che esistessero strade asfaltate, Guararema era tappa obbligatoria per chiunque viaggiasse tra São Paulo e Rio de Janeiro. Un luogo di passaggio che ha imparato a farsi ricordare." Poi abbiamo visto i capibara, lei li ama così tanto! E come potrebbe essere diversamente? C'è qualcosa di inaspettatamente tenero in questi animali enormi che pascolano come se il mondo fosse sempre stato gentile... A un certo punto mi ha scattato una foto. Io seduta su una panchina, dietro...

[Sguardo] Quando lo sguardo si ritira e resta il sentire

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  Oggi guardo, ma lo sguardo non c’è. Non manca: si è semplicemente ritirato. Un po’ come fanno certe facoltà quando il corpo ha bisogno di sentire. Oggi non sto osservando il mondo, lo attraverso... In questi momenti succede di tutto, ma non ho niente da dire. Sento tante parole a cui non riesco a dare una forma. Forse Sguardo oggi è questo: sapere quando smettere di guardare per non tradire ciò che si muove sotto. Non è un cambio di rubrica, è solo una domenica in cui Sguardo si siede e ascolta.

Mille post e sedici anni: scrivere non è mai stata una terapia. È diventata casa.

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  Mille post. Mille! Io che sono così prolissa non oso nemmeno immaginare quanti caratteri ho battuto su questi tasti. Probabilmente abbastanza da riempire un'enciclopedia. O due. Il primo post che ho scritto parlava dell'incidente di mio figlio. Coma. Terapia intensiva. Tutto il pacchetto. Non esattamente il debutto leggero che si sogna. Ma era quello che avevo dentro. E scrivere è stato l'unico modo che avevo per non esplodere in silenzio. Da lì, in sedici anni, ho scritto di tutto. Della solitudine, tanto temuta, poi agognata, infine amata. Dei miei viaggi nel mondo, con tutto quello che ci stava in mezzo. Delle paure, delle meditazioni, dei viaggi interiori. Perfino dei miracoli. Ho scritto di un autista di pullman che, oltre a guidare, deve anche mangiare, fare pipì. E fare le pulizie. Perché nella vita ci sono tragedie e ci sono autisti di pullman, e a volte entrambi meritano la stessa attenzione. Ma a pensarci bene, non ho mai ...

[Sguard]o Luce. Guarigione. Consapevolezza. Perché certe parole non aprono: chiudono

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Di solito non rileggo quello che scrivo. Se lo faccio, è solo per riprendere un tema, non per rivedermi. Oggi invece mi è successo. Tempo fa avevo scritto questo e mi ero sentita giudicante, presuntuosa, magari anche un po' saccente. Rileggendolo oggi, mi sa che ero solo molto cauta. Forse fin troppo gentile. Da tempo ormai sui social è esploso un certo tipo di linguaggio: parole grosse, solenni, sempre uguali. Luce. Guarigione. Consapevolezza. Verità. Parole che dovrebbero aprire e invece chiudono. Perché quando qualcuno parla così, spesso non sta cercando: sta affermando. Il problema non sono i life coach o gli influencer spirituali. Il problema è quanto facilmente gli si crede. Quanto siamo disposti a smettere di pensare con la nostra testa pur di sentirci dire che stiamo andando nella direzione giusta. Chi si definisce guida, di solito vuole essere seguito. Chi promette cambiamenti, spesso non sopporta le domande. E chi parla sempre di luce, raramente ...

La levigatrice mi ha insegnato cosa non riesce a fare la forza

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Oggi ha smesso di piovere, così ho preso la levigatrice e sono uscita.  Il tavolo è nuovo. Struttura massiccia.  È bello, sì. Ma troppo spigoloso. Appena ho iniziato a lavorare, il rumore ha disturbato la foresta e ha zittito i cinguettii. Per un attimo, tutto si è fermato. Si sa, ogni trasformazione fa rumore. All'inizio ho spinto. Ho pensato: più forza, più risultato. Più pressione, più velocità. Poi mi sono accorta che invece stavo scavando, così ho allentato la mano. E lì è successo qualcosa di semplice: senza spingere, il lavoro veniva meglio. La levigatrice non va forzata. Va accompagnata. Mentre passavo sul piano del tavolo, pensavo alla vita. Facciamo così: spingiamo nelle relazioni, spingiamo per farci capire, spingiamo per essere ascoltati, spingiamo per accelerare processi che hanno un loro tempo. Ma quando spingiamo troppo, creiamo solchi. Per smussare gli angoli serve presenza, non aggressività. Serve mano ferma, non tensione....

Domande banali e un colibrì: quando non fare nulla è già il viaggio

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  Oggi non ho molto da fare e mi faccio domande banali, così sciocche che non necessitano nemmeno risposta. Osservo la palma davanti a me e guardo la pioggia che viene catturata dalle sue foglie. Quando queste si riempiono, l'acqua viene rilasciata e raccolta dalla tela che rimane in basso. Mi chiedo: quanta di quest'acqua verrà assorbita dalla pianta prima che evapori al primo raggio di sole? Il mio sguardo gira e va alle nuvole che, oggi, in assenza di vento, viaggiano lente. Mi chiedo se si accumuleranno ancora o si dissolveranno al sole prima di raggiungere una nuova meta. Ed ecco che arriva un colibrì, che succhia il nettare da un fiore cresciuto sulla siepe. Mi chiedo quanti fiori gli servano per sentirsi sazio. C'è poi una mosca sul bordo della poltrona, che si tiene salda per contrastare l'aria del ventilatore. Poi si rilassa, sfregando le sue zampette. Mi chiedo se esista un animale altrettanto sgraziato e fastidioso. La risposta arriv...

Punch, il macaco abbandonato: quando lo [Sguardo] si ferma sulla pucciosità e dimentica la coerenza

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  Punch ha sei mesi. È nato in uno zoo giapponese, a Chiba, ed è diventato una piccola star sui social in poche settimane. È tenero, è minuscolo, è perfetto per un reel, non trovate? E sua madre lo ha abbandonato alla nascita, ok! Fin qui, la notizia. Adesso spostiamo lo Sguardo. Quante volte avete sentito dire: "Preferisco gli animali agli esseri umani. Loro sono puri. Loro amano in modo incondizionato." È una frase che ritorna spesso. Troppo spesso. Per carità, non c'è nulla di sbagliato nell'amare gli animali, anzi! Il problema nasce quando quell'amore diventa un rifugio morale: una purezza proiettata, comoda, che non contraddice, non delude, non mette in discussione. Poi arriva Punch. Un animale "puro", "istintivo", "libero da sovrastrutture umane". E l'abbandono accade. E lo Sguardo dove si posa? Non sull'abbandono da parte della madre.  Non sulla fragilità dell'istinto. Non sul...

Santa Isabel: addominali e costanza, due storie di vita

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La forma cambia, la costanza resta. E pure il sorriso.   Oggi ero a Santa Isabel. Seduta in macchina, aspetto il mio Tono e faccio la cosa che amo di più: guardare. Dall’altra parte della strada un uomo sulla sessantina mi cattura l’attenzione: per allacciarsi i bermuda aggancia la maglietta sotto il mento e… addominali in bella vista. Evidenti. La ragazza dei parcheggi mi distrae un attimo: rispondo e lei se ne va. Quando torno a guardare nello stesso punto… stessa posizione, stesso gesto, stessa età. Solo che questa volta gli addominali sporgono… ma in modo diverso. E lì ho sorriso. Perché in pochi secondi ho visto due storie diverse, due corpi che raccontano strade differenti: non so esattamente quali siano, ma per me vanno bene entrambi. Che poi, com’è che si dice? Un uomo allenato è come un campo lavorato: dietro c’è costanza. Ma anche: omo de panza, omo de costanza . La costanza c’è per entrambi, ed entrambi mi sono sembrati felici. Anc...

Quella strana emozione che non è aspettativa: è la Vita che accade.

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  Ogni tanto sento questa emozione. Per anni l'ho chiamata aspettativa, come se dovesse succedere qualcosa di bello. Un po' come le farfalle nello stomaco prima di un viaggio: una vibrazione leggera, viva. Me la sono sempre goduta, quel momento. Poi però il momento passava. Io restavo in attesa. E la cosa straordinaria non arrivava mai. Così arrivava la delusione, e io andavo avanti. Oggi ho sentito la stessa emozione. E, come sempre, me la sono goduta. Ma qualcosa è cambiato… Non ho aspettato che la cosa meravigliosa succedesse, perché mi sono accorta che stava già succedendo. Non c'era un poi. Non c'era una promessa da mantenere. Ciò che sento non è più aspettativa, ma Vita che accade. È il movimento stesso dell'essere viva, qui, adesso. E per la prima volta quell'emozione non chiede niente. Non anticipa, non promette e non delude. È completa così com'è…

Il bosco, la scena e lo [Sguardo]: quando vivere diventa recitare

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Bisogna ammetterlo: in Italia non esistono fatti, esistono solo scene. Drammatiche, teatrali, favoleggianti... Ogni cosa, OGNI COSA , prima o poi viene trascinata sul palco: illuminata male, amplificata troppo, caricata di pathos fino a perdere qualsiasi contorno reale. Non importa cosa sia accaduto davvero. Importa come può essere raccontato. E di solito viene raccontata male! La famiglia del bosco non fa eccezione. Anzi: è perfetta. Perché c’è il bosco, che in questo Paese non è mai solo bosco. È fuga, è minaccia, è purezza e regressione, è colpa, è sogno. Certo, dipende da chi guarda. E da cosa deve dimostrare. La loro unica colpa non è aver sottratto i figli alla scuola, né aver rifiutato un modello, né aver scelto una vita ai margini. La loro unica colpa è aver fatto una scelta: non il bosco, ma il bosco in Italia . Perché in Italia le scelte devono essere spiegate, giustificate, rese digeribili. A tutti, ovviamente. Devono diventare...

Pix in Brasile: paghi il caffè come mandi un messaggio

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  Vivo in Brasile da un po’ e ci sono cose che, giorno dopo giorno, smettono di stupirti.Poi ce ne sono altre che continuano a farlo, anche quando diventano quotidiane. Pix è una di queste. Per chi non lo sapesse: Pix è il sistema di pagamento brasiliano. Ma detta così è come dire che il mare è “acqua”. Con Pix paghi il caffè, il taxi, la spesa, l’idraulico, la lezione di yoga, l’affitto, lo stipendio, il cocco in spiaggia e – probabilmente – anche il karma, se qualcuno trovasse il modo. E la parte che ancora mi fa sorridere è questa: per pagare non servono IBAN chilometrici, codici misteriosi o dati da copiare tre volte. Basta un numero di telefono, un’email, oppure un QR code. Come mandare un messaggio. Letteralmente. Scansiono, confermo sul telefono, fine. Il pagamento è già dall’altra parte mentre io sto ancora sorridendo. La cosa che mi colpisce davvero non è la tecnologia. È la normalità con cui funziona. Nessuno ti guar...

Relazioni senza catene: imparare a lasciare andare con leggerezza

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Un racconto personale sul valore dei legami che cambiano: imparare a lasciare andare senza sentirsi abbandonati, trasformando la delusione in leggerezza e libertà. C’è un modo di stare nelle relazioni che pesa più della solitudine. È quello fatto di frasi che tornano sempre uguali: “Con tutto quello che ho fatto per lui.” “Io ci sono sempre stata per lei.” “Dopo tutto quello che abbiamo passato insieme.” E poi sparisce, non si fa più sentire. Frasi che non sono ricordi, ma conti aperti. In questo modo di vivere i legami, nulla è davvero gratuito: ogni gesto diventa un credito, ogni presenza una garanzia, ogni distanza una colpa. La gratitudine, qui, non ha scadenza. E proprio per questo non libera mai. Io ho sempre vissuto i rapporti in un altro modo. La mia vita è come un treno: le persone sono libere di salire, di restare il tempo che serve e di scendere quando vogliono.  Non ho mai avuto grandi aspettative. Non perché non senta, ma perché non ...

Vetri, bottiglie e silicone: l’arte di complicare la vita

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  Avete mai notato che esiste una categoria di professionisti che sembra avere un unico obiettivo: rendere la vita del cliente un percorso a ostacoli? Sto parlando dei vetrai. Sì, quelli che ti portano il vetro nuovo, lo montano con grande maestria che Michelangelo spiccia casa… e poi ti lasciano un mosaico di cartoni incollati con silicone come se stessero sigillando il Santo Graal Il vetro arriva scintillante, tu già immagini la luce che entrerà in casa come in una pubblicità di arredamento scandinavo. Poi ti avvicini e scopri che è ricoperto da cartoni incollati con una sostanza che nemmeno la NASA riuscirebbe a rimuovere. E lì capisci che il vero lavoro non è stato il montaggio, ma la maratona di pulizia che ti aspetta. Il silicone è il loro pennello preferito. Lo usano ovunque, per fissare, per proteggere, forse anche per firmare le opere. Risultato? Tu passi ore con raschietti, alcool e bestemmie, mentre loro se ne vanno soddisfatti, convinti di averti con...

Quando il dolore chiama “casa”: una notte, un corpo, una rivelazione

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  Il dolore che non avvisa, la stanchezza che non molla, e quella parola che torna: casa. L'altra notte sono stata male. Stavo dormendo, e il dolore mi ha preso alla sprovvista. Come sempre non ha bussato, non ha chiesto permesso. È entrato, semplicemente. Forte, devastante e... così arrogante! Questa volta non sono riuscita a calmarmi. Sì, perché quando il dolore arriva piano, lo prendo per mano. Lo accolgo, lo respiro... Ma quando mi piomba addosso come un ladro, non c’è respiro che tenga. Il dolore si è intensificato, sempre di più. E ad un certo punto, tra un respiro spezzato, un pensiero confuso e tante lacrime mi è arrivata una frase: “Voglio andare a casa.” Quella parola ha iniziato a suonarmi nella mente. Casa. Casa. Casa. Ma la cosa strana, o forse nemmeno tanto,  è che non riuscivo a visualizzarla . Nessuna stanza, nessun divano, nessuna porta, nessun luogo. Solo un vuoto. E lì ho capito. ...

Divide et impera: il rumore delle polemiche online

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  Veritas vos liberat… o forse divide et impera? “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”… così dice il Vangelo di Giovanni. Ma quale verità, oggi, dovremmo davvero comprendere? Non è facile, in un tempo in cui sembra che l’unico obiettivo sia metterci gli uni contro gli altri. Navigando online mi ritrovo spesso spettatrice di battaglie infinite, e confesso: a volte sorrido, perché certe polemiche sembrano davvero parodie. C’è chi difende la “famiglia tradizionale” e chi rivendica nuove forme di famiglia; chi si accapiglia su carne, vegani e vegetariani; chi si divide su birra chiara, scura o rossa. Oggi potrei aggiungere i dibattiti su vaccini, mascherine, guerre, clima, tecnologia… ogni tema diventa un campo di battaglia, e ogni campo ha i suoi estremisti pronti a mettere “al rogo” chi non la pensa come loro. Le feste? Restano terreno fertile: Natale, Pasqua, San Valentino, la Festa della Donna… c’è chi le odia e chi le difende con cuoricini e uova...

Case perfette, vite sospese

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Casa... secondo me! Sono una persona curiosa. Se non so, faccio domande. Se non ricevo risposte, faccio ricerche. E questo vale per tutto, ma soprattutto per ciò che mi affascina: case, architettura, arredamento, paesaggismo. E quando mi capita l’occasione di curiosare legalmente… mi ci butto con entusiasmo. E così è stato, specialmente da quando sono arrivata qui. Ho visto queste case enormi, con giardini meravigliosi, e ho immaginato i loro interni. Poi ho iniziato a conoscere un po’ di persone, e con grande entusiasmo ho accettato ogni invito a visitarne le abitazioni. Ma… uff, sono rimasta molto delusa. 👔 Tutto uguale, tutto perfetto Pavimenti: tutti bianchi o in tutte le sfumature di beige Muri: idem Cucine: marmo nero, sportelli marroni, tutte!! Bagni: marmo lucido dal beige al tortora, nicchie in marmo bianco, box doccia in cristallo con profili neri Scale interne: sempre presenti, sempre protagoniste. Le vedi da fuori, ...