venerdì 5 aprile 2019

... e questo mi rende davvero felice!



C'è una cosa che mi rende davvero tanto tanto felice; è che per quanto tu ci provi con la tua cattiveria il tuo disprezzo e la tua voglia di annientare chi è diverso da te, non esisterà mai la razza pura, rassegnati perché non è mai esistita e nonostante te, continuerà a non esistere.

Uscendo dai confini della propria mente scoprirà la bellezza del mondo in tutte le sue sfumature e ne verrà conquistato. La gente continuerà a cercare nuovi orizzonti, si innamorerà di altri colori e di altri odori. 

Non sarai tu così schifato dalla diversità e non sarà nemmeno tuo figlio, ma magari sarà tuo nipote che lontano dal tuo pensiero lo farà. 

E allora il mondo sarà bello perché la razza pura, così radicata nel non-cambiamento, smetterà di esistere; non ci sarà "la mia terra" o "il tuo posto"... ci sarà un solo ed unico luogo dove le tue parole di disprezzo per il diverso cesseranno di esistere e non esisterà nemmeno più il ricordo della tua esistenza e sopratutto delle tue parole.

E quel giorno io sarò lì, insieme a te in un'alta vita e un altro involucro a godere di quel tempo dove il mondo sarà di un'unica bellissima sfumatura di beige e con occhi a mandorla, e sì, sarà bellissimo rivederti e riconoscerti... proprio in quei tratti che tu oggi odi tanto!
See you later! 😉

venerdì 1 febbraio 2019

Come tutto cambia.



Ed ecco che tutto prende un'alta luce.
O forse il tutto prende un'altra direzione.

Martedì stavo passeggiando con la mia bici che ad un tratto un pullman di quelli doppi e belli lunghi accosta per fare la sua fermata. L'autista non mi vede (?) e mi stringe, mi stringe e mi stringe... finché mi batte contro e io cado. Sono alla fine del pullman, per fortuna, quando cado rovinosamente in mezzo alla strada. Sinceramente il mio pensiero erano la ruote, in quei lunghissimi secondi ho pensato che potevo davvero finirci in mezzo e invece mentre mentalmente dicevo cazzocazzocazzocazzo il pullman finiva e io rimanevo libera di cadere.

Non è stato un incidente grave, non ho visto angeli o la mia vita passarmi davanti, nulla di tutto ciò, ma quello che ricordo, oltre uno fottuto spavento era la situazione surreale che si stava creado. Sono a terra e guardo il pullman che non raccoglie le persone; si ferma, ma appena si rende conto che sono a terra, riparte. Un ragazzo che sta prendendo la sua corsa mi guarda indeciso se aiutarmi o meno ma opta per venire da me. Mi da la mano e sorreggendomi mi accompagna sul ciglio della strada, si assicura che io stia bene, due donne (anche loro lasciate senza la loro corsa) mi parlano concitate in arabo ma io non capisco nulla.
Arriva il titolare della lavanderia lì di fronte con una bottiglia di acqua e qualcuno mi aiuta a bere perché tremo troppo per farlo da sola. Mi chiedono se sto bene, o almeno credo, sono tutti arrabbiati con il loro stesso popolo e sento anche qualche parolaccia in italiano. Ma io non voglio che si insultino, l'imbecille è stato l'autista del mezzo, mica il popolo tunisino.

E io son li, sola, non capisco cosa devo fare, non riesco a comunicare e tutti si agitano intorno a me.
Poi arriva il titolare di un bar con un'altra bottiglia, capisce la mia difficoltà nel capire e allora mi parla in inglese. Mi chiede se non c'è nessuno che possono chiamare, se ho amici che possono venire. Rispondo che no, qua, non c'è nessuno e che mio marito è a Tunisi ma voglio chiamarlo io. Ci provo e  con non poche difficoltà riesco a rintraccialo. Gli dico che non mi son fatta nulla di grava e di stare pure li.
Il ragazzo insiste che dovrei chiamare la polizia per denunciare, io mi chiedo se possa servire e lui dice che sì, serve per me, per loro e per tutti. Io so già che nessuno si presenterà ma lo lascio fare.
Un'altro pullman arriva e la gente che aveva perso la corsa precedente sale e se ne va.
Io ora rimango davvero sola.

Sono seduta su quel muretto e il dolore inizia ad arrivare; il ginocchio si gonfia e la botta all'anca inizia a farsi sentire. Il dolore alla spalla, quello arriverà in nottata.
Sì, sono seduta su quel muretto, ho freddo, sono dolorante e aspetto. Aspetto solo per rispetto di chi ha chiamato e forse anche perché le gambe non sono ancora del tutto stabili.
Il ragazzo del bar torna al suo lavoro, il signore della lavanderia ha clienti e le donne, dopo essersi assicurate di nuovo che io stessi bene e dopo avermi dato tutte le benedizione del caso,  prendono un taxi e se ne vanno anche loro.

Ma la cosa che ricordo in assoluto di più è la totale e completa solitudine! Sono totalmente sola in un continente dove non conosco nessuno e non capisco una sola parola, ma invece di sentirmi smarrita... mi sento stanamente libera! Mi guardo attorno e mi rendo conto solo in quel momento di quanto io sia davvero libera... solo libera e sopratutto forte!

La polizia non arriva e io ho solo voglia di andare a casa. Saluto il signore della lavanderia e restituisco la bottiglia, ringrazio, dico che vado a casa perché non ha senso rimanere ad aspettare qualcuno che non verrà e con la mia bicicletta, anche lei ammaccata come me vado. Cammino appoggiandomi a lei, e con calma e lentezza mi avvio verso casa.

Non sono per niente arrabbiata, anzi, mi sento grata di questa piccola ma (per me) grande, grandissima prova. Non ho provato panico, rabbia o disappunto, ho solo sentito questa grande forza entrare in me, forza che molti mi hanno sempre attribuito ma dove io probabilmente non avevo mai interiorizzato.
Non ho detto niente a nessuno, sul momento non avevo voglia di attirare troppa attenzione, anche perché non si sa mai come uno legge ed essendo lontana non aveva senso mettere in allarme chi mi vuol bene.

Ma ora, mentre stavo seduta sul mio divano, mi è venuta quella irrefrenabile voglia di scrive le sensazioni che questa vicenda mi la lasciato... E' ancora tutto molto strano e forse ancora non lo riconosco ciò che sto sentendo, ma è una sensazione che sa di buono... di appagamento e di grande ricchezza!

Un abbraccio a tutti e... che la forza sia con Voi! 😉



Credit immanine https://goo.gl/K2aVRR

mercoledì 12 dicembre 2018

E torno a parlare di solitudine!

Tante volte ho parlato di solitudine ed oggi ne parlo... ancora.
La mia prima "solitudine" l'ho provata tanti anni fa, quando il mio Tomo ha lavorato lontano per parecchi anni e io stavo intere settimane da sola. Una solitudine relativa, dove c'erano le telefonate serali del Tomo  e di giorno c'era il web a farmi compagnia; ore e ore connessa con un mondo  che seppur virtuale riempiva il mio tempo. Ho comunque imparato a stare da sola senza dover dipendere dalla fisicità come era invece negli anni passati, l'ho considerato un gran bel passo avanti!
Poi siamo partiti per il Brasile e là non ho più avuto modo di stare da sola. Nonostante tutto mi ritagliavo i miei momenti di solitudine ma non passavano più di un paio di ore che tornavo nel mondo fisico e chiacchieroso, il tutto è durato tre anni.

Ed ora eccomi qua, in terra straniera e sola per tutto il giorno ma in questo frangente non voglio più avvalermi del supporto virtuale. Perché? Ecco, settimana scorsa mi sono resa conto di passare davvero tropo tempo sui social; una nuova applicazione di FB mi ha fatto sapere che su quell'aggeggioci passavo in media più di due ore e mezza! Wow mi son detta, così tanto tempo solo su Facebook senza contare Instagram e affini. Così ho ridotto la permanenza sul cellulare e mi sono dedicata ad altro.
Ma ecco che togliendo le distrazioni si arriva a capire che il "vuoto" da riempire è davvero tanto. Ci si rende conto come tutto fino a quel giorno è stato davvero tutto estremamente effimero. I cosiddetti amici alla fine nemmeno esistono e se sono "esistiti" è solo per una mia costante presenza nel loro mondo, ma nel momento che mi assento nessuno se ne accorge. E così mi sono resa conto che quando mi dicevo che non ero nessuno era davvero così. Incredibile, è bastata poco più di una settimana per rendermene conto ed ecco che mi trovo a tirare le mie conclusioni; siamo soli e dobbiamo contare su noi stessi. Frasi dette e ripetute all'infinito ma che ora prendono una connotazione diversa, un pochetto più concreta.

E allora ti abitui a stare davvero sola. Ti alzi al mattino fai colazione, qualche lavoretto in casa ed esci a fare un giro. Non puoi nemmeno fare due chiacchiere perché il francese ti è così ostico che non trova spazio tra spagnolo, portoghese e inglese e se qualcuno magari ci prova pure e parlare con te alla fine tu rispondi; je ne parle francais e questi sorridono e se ne vanno.

Capisci che che se qualcuno dice: se vuoi chiamare qualcuno hai solo da prendere in mano in telefono è chiami, alla fine non è davvero così. Ti metti dall'altra parte e immagini che se quel qualcuno non chiama mai è perché non ha voglia di sentirti e allora lasci perdere.

E allora smetti di rimanerci male per i messaggi visualizzati senza risposta e per i tanti; sto lavorando ti richiamo quando questo non succede praticamente mai.

Ci si abitua a tutto, senza incazzatura e  rabbia alcuna... sono una pacata e pacifica consapevolezza.
Sembro triste? Beh sì, può essere e in fondo posso anche concedermelo, dopotutto quando si è pensato a qualcosa che non è mai stato... si rimane male, per qualche minuto soltanto però. Dopotutto questa è la vita che mi sono scelta e contravvenendo a quando si dice che la distanza è solo un fatto mentale rispondo;  la distanza sarà pure mentale ma questo impedisce comunque al mondo di mantenere i contatti.

Questa mattina dopo i vari lavoretti di casa non sono uscita e mi son messa qua davanti a questa tastiera, come faccio sempre quando ho bisogno di fare chiarezza. Ora alzerò gli occhi, rileggerò ciò che ho scritto e come sempre troverò l'input per dare l'ennesima svolta al mio intercedere in questa vita di crescita.

Concludo col dire che ci si abitua a tutto, ma questo non lo dico con rammarico, ma come una forza nuova e una consapevolezza in più: tanto più ci appoggiamo agli altri pretendendo sempre qualcosa in cambio, tanto più ci rendiamo dipendenti a quel qualcuno che, diciamolo, non potrà mai soddisfare le nostre richieste. Ognuno ha la sua vita, i sui problemi e il suo modus operandi che si perpetua giorno dopo giorno e se noi non siamo inclusi, beh pazienza, si va avanti comunque facendo conto solo... su noi stessi!

Sempre io e sempre Vostra! 😊

venerdì 26 ottobre 2018

Differenze culturali, quello che molti definiscono Culture Shock!



Diciamoli; venendo direttamente da caotico Brasile, l'arrivo in Tunisia è stato più che mai soft e ancora prima di toccare questa bellissima terra l'ho amata. Guardavo affascinata dall'oblò dell'aereo e pensavo; ci sono quasi...questa sarà la mia terra!
All'aeroporto c'era il mio Tomo ad aspettarmi e all'uscita l'aria tiepida di Tunisi mi ha accolta. Sono finalmente in Tunisia!!

Quello che mi ha colpito fin da subito è stata la discrezione delle tunisine; in Brasile, almeno dove vivevo io, le donne sono abbastanza chiassose, vestite con abiti parecchio succinti e con teste colorate con colori a basso costo. Qua invece, anche chi non ha la testa coperta è molto discreta, silenziosa e a tratti elegante.

Il panorama mi piace, anche se sulla strada che mi porta a quella che sarà la mia casa la spazzatura la fa da padrona, nulla che non abbia già visto nell'esperienza precedente. Gli ulivi prendono il posto degli eucalipti e il colore verde/grigio predomina su tutto.

Le case sono diverse, sopratutto quella che ho scelto. Se ad Arujà il legno e i colori scuri comandavano su tutto, qua predomina il bianco e  le cupole si fanno amare all'istante! Il prezzo è lo stesso che pagavamo prima ma la qualità è nettamente superiore.
Se prima c'era sempre qualche aereo che decollava sulla nostra testa e la musica altissima che arrivava da qualche vicino o da macchine col baule aperto, ecco, qua il silenzio regna sovrano, silenzio assoluto rotto solo dal canto di qualche gallo in lontananza e da qualche uccellino.

Il mio primo madame mi ha emozionato al pari di Donna Sara, anche se la cortesia dei tunisini l'ho trovata superiore. E' successo più volte che se ho un uomo davanti quello prontamente mi apre la porta... viva la cavalleria!
Certo, per contro qua non amano essere toccati e da quello che ho capito non si usa dare la mano, a differenza di prima che ogni volta che ci si incontrava ci si abbracciava sempre... ecco, essendo io un'abbracciona seriale, questo un po' mi manca!

Non ho ancora sentito apprezzamenti pesanti. No, non verso di me, quello nessun popolo lo fa, ma verso le bellezze locali; ho notato che se passa una bella ragazza guardano ma con molta discrezione e non fanno battute pesanti, oh, a me piace un sacco! Non so ancora come siano i rapporti uomo donna, ma per quanto mi riguarda nei miei confronti ho ricevuto solo grande rispetto.

Il prezzo del cibo e dei trasporti è nettamente inferiore; quando l'ho detto alla mia Dolce Vipera mi ha gentilmente mandata a qual paese. Si è scandalizzata sopratutto per il costo del pane, se qua una baguette costa 0.06 centesimi dalle sue parti costa più di 1 euro! Pure la frutta e la verdura costano decisamente meno e qua abbiamo trovato una pasta locale buona al pari delle più famose paste locali che costa una minima parte! E poi diciamolo... qua ci sono i datteri!!

Ma la cosa che mi ha conquistato di più è la sensazione di sicurezza che si respira. Per farvi capire; ad Aruja vivevamo in un residence con portineria pattugliata da guardie armate che a turno fanno la ronda ogni 10 minuti. Andare a San Paolo è diventato pericoloso, gli assalti nelle code in autostrada la normalità. Sparare in testa per un cellulare è fin troppo comune e gli assalti in casa pure! Mi capite dunque se dico di  amare lo stare qua? Guardare costantemente indietro se arriva qualcuno, scattare una foto con la paura di essere sbattuti a terra, non poter portare nemmeno la borsa e camminare sola col terrore è storia passata e ad ogni volta che ci penso tiro un sospiro di sollievo! Ed è per questo che spero che i miei ragazzi decidano in fretta di venir via di là!

Ecco, se dovessi dare un punteggio la Tunisia vince con un ampio margine; diciamo un 7 a 3 e nessuno se la prenda ma il Brasile non mi manca nemmeno un po'!

Spero di non venir smentita troppo presto anche se sono pronta a tutto, le mie esperienze di vita in Dominicana mi hanno temprato tanto... chi vivrà vedrà!



PS:Ovviamente tutto ciò che ho scritto è frutto di una mia diretta esperienza, che potrebbe essere diversa da chi ha vissuto lo stesso percorso, sopratutto visto che descrivo della prima impressione che ho avuto.