venerdì 12 luglio 2013

La fiaba giapponese dello spaccapietre insoddisfatto.

In un’epoca lontana, molto lontana, in Giappone viveva un povero spaccapietre di nome Kogo. Anche se esercitava un mestiere molto faticoso, egli non era da compiangere; era giovane e forte, e mangiava tutti i giorni a sazietà.
Disgraziatamente Kogo era nato invidioso. Lui, povero kulì, condannato a spaccare pietre, sognava di diventare un daimio, ossia uno di quei ricchi signori che vedeva passare talvolta per le strade, in una lussuosa carrozza, circondati da numerosi servitori. E, ogni giorno, Kogo pregava il suo angelo custode di esaudire il suo desiderio.

Egli pregava con tanta fede, e il suo desiderio era così vivo che l’angelo custode decise di andare a perorare la sua causa presso l’Altissimo. E, con sua grande meraviglia, il Dio dell’universo gli concesse la facoltà di soddisfare tutti i desideri di Kogo.
Immediatamente, costui si trovò trasportato in una ricca dimora, vestito con abiti lussuosi e circondato da uno stuolo di domestici.

Per qualche mese, Kogo fu immensamente felice della sua nuova condizione di daimio. Gli piaceva passeggiare per le strade e vedere i suoi antichi compagni di lavoro e di miseria scostarsi rispettosamente al suo passaggio.
Un giorno, tuttavia, di caldo torrido, egli constatò che traspirava come un volgare kulì e che il sole era più potente dei daimi. Subito chiamò il suo angelo custode.
-Voglio diventare il Sole-, gli disse.
L’angelo custode, che voleva molto bene a Kogo, lo guardò con una certa tristezza, poiché capì che sarebbe stato un eterno insoddisfatto, e provò pena per lui. Ma lo esaudì anche questa volta.
E Kogo divenne il Sole. Egli si mise a brillare nel cielo con uno splendore particolare e era così preso del suo nuovo potere che inflisse al Giappone una delle estati più torride che questo Paese avesse mai visto.

Un giorno, mentre egli si era assopito, certamente stanco per aver brillato tanto, il suo splendore fu offuscato da una grossa nube scura che venne a frapporsi fra lui e la terra. Kogo convocò nuovamente il suo angelo custode e gli disse:
-Voglio diventare questa nube più forte del sole!-
Ancora una volta fu accontentato.
Signore della pioggia, egli riversò sul Giappone trombe marine che provocarono terribili inondazioni, spazzando via indifferentemente le case dei poveri kulì e i palazzi dei ricchi daimi. Kogo questa volta era veramente il più forte e per diversi mesi fu raggiante di felicità.
Tuttavia, proprio all'estremità del Giappone, di fronte al mare, c’era un immenso promontorio roccioso che si prendeva gioco dei suoi tifoni e dei suoi tornado. Kogo finì con l’adombrarsene. Intensificò i suoi assalti, le navi che si trovavano sul mare affondavano, la costa fu devastata. Ma quando, esausto, Kogo dovette fermarsi, la roccia appariva intatta nella sua orgogliosa potenza.

Furibondo, Kogo volle subito trasformarsi in questa roccia. E fu trasformato. Poté così a sua volta contemplare l’oceano da tutta la sua altezza e veder sfilare davanti a sé navi e barche, simili a gusci di noce.Aveva raggiunto il colmo della felicità. Almeno così credeva.

Infatti, una mattina, fu svegliato da un colpo come di piccone ed ebbe la sensazione che un pezzo della sua carne si staccasse da lui. Che cosa stava succedendo?
I colpi continuarono, e ogni colpo era accompagnato dalla stessa sensazione dolorosa.
Ferito nell'orgoglio, Kogo si lasciò andare a una collera terribile e urlò al suo angelo custode:
-C’è qualcuno che osa scalfire la mia potenza….. Voglio essere questo qualcuno!-
-Con piacere-, rispose consenziente e con voce ironica l’angelo custode.
E, nello stesso istante, Kogo si ritrovò, come agli inizi, uno spaccapietre.

Questa bellissima favola ha un bell'insegnamento, almeno per me! Spero che ognuno di voi riesca a cogliere qualcosa di bello!
Sempre la vostra incasinata Sara Cuorcontento!
Un abbraccio dei miei a tutti voi!

9 commenti:

  1. E' vero, è un racconto con un significato importante.
    La gente non si accontenta mai di ciò che ha, perché vede che c'è sempre qualcosa di meglio... Ma ci sarà sempre qualcosa di meglio, allora è... meglio insoddisfatti a vita o contenti con quel che si ha?^^

    Moz-

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    1. Buona la seconda, senza ombra di dubbio! Anche perché la prima l'ho passata e ne sono uscita tutta rotta!!
      Grazie Moz!!
      Ti mando il mio solito abbraccio sincero!
      ;-)

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  2. è proprio vero Cuorcontento: dobbiamo accontentarci di quello che ci è stato dato!!!

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    1. Vedo che il mio nomignolo ti è piaciuto!! Piace tento anche a me! Me lo ha dato un amico tanto tempo fa; Eccola qua quella col cuore sempre contento, mi ha detto... me ne sono innamorata (del nomignolo) e ora faccio di tutto per mantenere il mio cuore degno di questo nome!

      Ciao caro Luigi, una abbraccio dei miei anche a te!
      :-)

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  3. Ciao Sara, bellissima storia grazie,molto istruttiva, chi si accontenta gode, una volta che abbiamo il necessario e la salute secondo me possiamo ritenerci soddisfatti, tanto dobbiamo lasciare tutto qua, meglio una vita serena, ciao grazie baci rosa a presto, buon week end.)

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    1. Bravissima Rosa, è questo il sunto della favola, e se vogliamo vvere in pace è così che bisogna fare!
      Grazie di tutto e a presto!
      Ti abbraccio.. come sempre!
      :-)

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  4. Un racconto molto significativo.
    Saluti a presto.

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    1. Ciao Cavaliere, contenta che tu ne abbia colto il senso!
      :-)

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  5. Ricordo che questa fiaba giapponese, tratta dall' Enciclopedia Dimmi - dimmi, racconta… - Ed. il saggiatore ragazzi, la ricopiai tutta intera e la inviai alla mia amica Pinu che la pubblicò sul suo sito di fiabe www.pinu.it (era il lontano 11 febbraio 2005).
    Rileggerla qui e ritrovarne nitido il ricordo è stato tutt'uno e ti confesso che, come tante altre volte, mi hai regalato un'emozione.

    E come tutte le fiabe anche questa ha un suo profondo significato, che sta al lettore cogliere.

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Purtroppo causa mentecatti che mi stanno spammando ho dovuto mettere la moderazione dei commenti... scusate ma a mentecatti estremi... estremi rimedi! ;-)