Punch, il macaco abbandonato: quando lo [Sguardo] si ferma sulla pucciosità e dimentica la coerenza

 



Punch ha sei mesi.
È nato in uno zoo giapponese, a Chiba, ed è diventato una piccola star sui social in poche settimane.
È tenero, è minuscolo, è perfetto per un reel, non trovate?
E sua madre lo ha abbandonato alla nascita, ok!

Fin qui, la notizia.

Adesso spostiamo lo Sguardo.

Quante volte avete sentito dire:
"Preferisco gli animali agli esseri umani. Loro sono puri. Loro amano in modo incondizionato."

È una frase che ritorna spesso.
Troppo spesso.

Per carità, non c'è nulla di sbagliato nell'amare gli animali, anzi!
Il problema nasce quando quell'amore diventa un rifugio morale: una purezza proiettata, comoda, che non contraddice, non delude, non mette in discussione.

Poi arriva Punch.
Un animale "puro", "istintivo", "libero da sovrastrutture umane".
E l'abbandono accade.

E lo Sguardo dove si posa?
Non sull'abbandono da parte della madre. 
Non sulla fragilità dell'istinto.
Non sul fatto che Punch sia nato in uno zoo — un luogo che esiste per l'uomo e per il suo sguardo, non per la libertà dell'animale.
No.

Lo Sguardo si posa sulla pucciosità.
Sui cuoricini.
Sui commenti strappalacrime.

Sicuramente l'idealizzazione è più rassicurante della complessità.
E l'ipocrisia non fa rumore: scorre, mette like, va avanti.

Punch è adorabile, questo è fuori discussione.
Ma forse la questione non è lui.
Forse la questione è la coerenza.

Perché se l'animale è sempre "moralmente superiore" e l'essere umano sempre "deludente", allora lo Sguardo non è amore: è semplificazione.
E la semplificazione, quasi sempre, è una fuga.

Forse ogni tanto varrebbe la pena spostare lo Sguardo dalla tenerezza alla responsabilità.
Anche quando fa meno like.

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