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[Sguardo] MA.NON.SEI.A.MILANO!

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  Quando vanno all'estero, di solito in qualche paese considerato "povero", e vedono i prezzi delle case, parte subito il ritornello: "A Milano non ci compri nemmeno un garage." Grazie al piffero. Non sei a Milano. Gli affitti bassi: "A Milano non ci affitti nemmeno una panchina." NON SEI A MILANO. Il cibo: "A Milano non ci compri nemmeno una michetta." NON. SEI. A. MILANO. E avanti così. Il mango costa 0,80 pesos. Le banane 0,50 reais. Il pane 2,5 dinari. E ogni volta: "A Milano?" Sì, ma non siamo a Milano. Siamo in posti dove gli stipendi spesso sono un terzo dei nostri, dove i servizi funzionano diversamente, dove il contesto economico è completamente un altro. Ma questo quasi nessuno lo dice. Si celebra il prezzo basso come fosse un miracolo o un trucco segreto scoperto dagli italiani furbi, non come la conseguenza logica di una realtà diversa. Stavo guardando uno di quei video su YouTube: youtuber sorr...

Origini e casa non sono la stessa cosa

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  Il pensiero del martedì «Le origini restano parte di noi. Ci accompagnano sempre. Ma la casa, almeno per me, sembra essere il luogo che continuo a scegliere.» Guardando un film ambientato in Italia mi sono accorta di una cosa che non avevo mai visto con chiarezza. Per anni ho dato per scontato che l'Italia fosse casa. Era una conclusione logica. Sono nata lì. Lì ci sono la mia lingua, la mia storia, la mia famiglia, i miei ricordi. Eppure, ripensando alla mia vita, mi sono resa conto che c'era qualcosa che non tornava. La prima volta che arrivai in Brasile fui travolta dalla nostalgia. Poi tornai in Italia e fu la saudade a travolgermi. Negli anni successivi ho vissuto in luoghi diversi, ma il Brasile continuava a riaffacciarsi. Come un richiamo costante. La cosa curiosa è che ogni volta che tornavo in Italia sentivo anche il desiderio di ripartire. Per molto tempo ho interpretato tutto questo come nostalgia, appartenenza, radici. Oggi mi chiedo se st...

Quando l'incontro vero non dipende dall'età

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  È arrivata dall'Italia a trovare la sua vecchia zia. È giovane, bellissima, con uno spirito e un entusiasmo che si adatta a tutto. Ironia della sorte: sono andata dall'altra parte del mondo e la persona che mi capisce arriva da dove io sono partita. Ieri sera cena insieme, chiacchiere fino alle due di notte. Ventinove anni di differenza che spariscono nel giro di una forchettata. Mi guarda come chi ha già capito tutto. E in quello sguardo mi riconosco, non come ero, ma come voglio continuare a essere. Parliamo di quella voglia di smettere di controllare tutto. Di smettere di accontentare tutti. Della parola no...  corta, difficile, liberatoria. Io ci sono quasi arrivata. Lei ci vuole arrivare il prima possibile. E questa differenza, invece di dividerci, ci unisce. C'è un'intelligenza rara nel saper riconoscere i propri limiti. Ce ne vuole ancora di più per decidere di superarli. Lei ce l'ha già, quella intelligenza. Io la guardo e p...

[Sguardo] Accentismo: quando la lingua diventa una soglia silenziosa da attraversare per essere accettati

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A pensarci bene, è una cosa che in Italia accade spesso, anche quando non la si nomina. Anzi, di più; si fa di tutto per non dirla. Come quel mio amico, meridionale, che per essere accolto ha iniziato a parlare il dialetto locale. Non per gioco, non per folklore. Per necessità. Per ridurre l'attrito. Per smettere di essere notato come "altro". E non era un problema di comprensione. Ci si capiva benissimo anche prima! C'è un fenomeno che ha un nome preciso: accentismo. L'accentismo è la discriminazione linguistica, il trattamento ingiusto di persone in base alla loro lingua o al loro accento. Poco conosciuta, eppure molto diffusa. Opera spesso al di sotto della consapevolezza, il che la rende una delle forme di discriminazione più difficili da riconoscere. E non è una mia opinione. È oggetto di ricerca scientifica. L'Università di Siena coordina un progetto europeo — il progetto CIRCE, che studia come gli accenti vengono percepit...

Il bosco, la scena e lo [Sguardo]: quando vivere diventa recitare

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Bisogna ammetterlo: in Italia non esistono fatti, esistono solo scene. Drammatiche, teatrali, favoleggianti... Ogni cosa, OGNI COSA , prima o poi viene trascinata sul palco: illuminata male, amplificata troppo, caricata di pathos fino a perdere qualsiasi contorno reale. Non importa cosa sia accaduto davvero. Importa come può essere raccontato. E di solito viene raccontata male! La famiglia del bosco non fa eccezione. Anzi: è perfetta. Perché c’è il bosco, che in questo Paese non è mai solo bosco. È fuga, è minaccia, è purezza e regressione, è colpa, è sogno. Certo, dipende da chi guarda. E da cosa deve dimostrare. La loro unica colpa non è aver sottratto i figli alla scuola, né aver rifiutato un modello, né aver scelto una vita ai margini. La loro unica colpa è aver fatto una scelta: non il bosco, ma il bosco in Italia . Perché in Italia le scelte devono essere spiegate, giustificate, rese digeribili. A tutti, ovviamente. Devono diventare...