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Visualizzazione dei post con l'etichetta riflessione

Un secondo. Una corda sul pavimento. E tutto cambia per sempre.

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  Si chiamava Maria Eduarda Rodrigues de Freitas una ragazza di 21 anni È successo a Limeira, una città all'interno di SãoPaulo Ieri mattina è andata a realizzare un sogno, quello di buttarsi da un ponte con un elastico ai piedi. Sentire per qualche secondo l'adrenalina del volo, quella sensazione di cadere e non cadere, di sfidare qualcosa di primordiale dentro di sé. È andata lì con il cuore che batteva forte, forse con il telefono in tasca pieno di foto da fare dopo. Forse con gli amici. Forse con la voglia di raccontarlo per settimane. Qualcosa però è andato storto, qualcuno si è dimenticato di agganciare la corda al suo corpo. Non voglio assolvere nessuno. Non voglio condannare nessuno. Non è questo il posto, e non sono io la persona giusta per farlo. Voglio solo fermarmi un momento su quello che resta. Una famiglia ha perso una figlia. Una sorella. Una nipote. Un pezzo di futuro che non tornerà più. Da qualche parte, in questo momento, c'è una madre che n...

Quando il corpo cambia le regole

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Il pensiero del martedì «Non volevo i calzini. Non volevo il caldo. Non volevo essere malata. Eppure eccomi qui, e sto bene lo stesso.» Amavo andare a piedi nudi. Amavo sentire il pavimento, la terra, l'erba. Amavo il freddo, il vento, l'acqua fredda sulla pelle. Non mi limitavo ad amare tutto questo: lo vivevo, lo respiravo, lo integravo. Poi mi sono ammalata. A quanto pare, la mia malattia non ama il freddo. Ama i calzini, le ciabatte imbottite, i pigiami felpati e la borsa dell'acqua calda. Ho sempre odiato il caldo, da quando ne ho memoria. Eppure ora ne ho bisogno. E come si fa ad accettare ciò che si è sempre odiato? Lo si accoglie. Si impara ad apprezzare ciò che è necessario. Come chi odia prendere medicine ma sa che lo faranno stare meglio. Il caldo non ha tutti quegli effetti collaterali, certo. Ma il sudore, le vampate… non sono facili da digerire. Qui sta arrivando l'inverno, e così lo cerco. Due paia di calzini. Il tepore che ...

La libertà tranquilla, quando il cambiamento non ha bisogno di fare rumore

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  Oggi la routine è tornata, come sempre. La casa, i gesti, i silenzi che si infilano tra una cosa e l'altra. Parte una canzone a caso. Uomini soli dei Pooh. La conosco a memoria. Eppure oggi la ascolto davvero. Vediamo se si può imparare questa vita. E magari un po' cambiarla prima che ci cambi lei… E penso che sì, è proprio così. Solo che oggi non lo sento come una lotta. Lo sento come una responsabilità tranquilla. Non ho più voglia di "mettere in ordine la vita" come se fosse qualcosa da sistemare una volta per tutte. Piuttosto, la guardo mentre si muove. E scelgo dove stare. Per anni ho sentito persone dire: io sono così, prendere o lasciare. Una volta mi faceva arrabbiare. Oggi no. Oggi semplicemente non prendo, senza principio e senza ribellione. Ho capito che non tutto mi riguarda, non tutto mi spetta, non tutto devo accoglierlo. C'è stato un tempo in cui avevo bisogno di dirlo forte, quasi spingendo via. Oggi non serve più. Non è...

[Sguardo] Substrak e la superficialità dei social: la scrittura lunga come atto di resistenza

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  Oltre a qui, scrivo anche su Substrak. Giuro, lo avevo immaginato come un posto dove leggere cose interessanti, scambiare opinioni e magari trovare qualche riflessione degna di nota. Invece mi sono ritrovata davanti a un flusso di domande banali:“che fate il 25 aprile?”oppure foto di gattini che inseguono una luce. Per non parlare di video triti e ritriti, che alla fine lasciano il tempo che trovano. Che delusione. E a un certo punto ho capito che non era nemmeno Substrak il problema. Scorri, guardi, metti un like e vai oltre. Tutto veloce. Tutto leggero. E più è leggero, più gira. Se provi a fermarti un attimo, a dire qualcosa che richiede un minimo di attenzione, è come parlare in una stanza dove tutti stanno dicendo altro. Non è che non puoi farlo… è che si perde. Avete presente quando cerchi di far crescere un fiore in mezzo alle erbacce? Ecco, quella è la sensazione. La voce si perde, soffocata da tutto il resto. E allora succede una cosa strana: non è che la profondità spa...

Il viaggio che porta a fondo: consapevolezza, maestro e cammino interiore

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  Una riflessione profonda sul cammino interiore, ispirata dalle parole di Michy. Quello che Michy scrive lo sento dentro. Non perché lo capisca, ma perché lo riconosco. Per me questo è l’unico viaggio possibile: quello che non porta lontano, ma porta a fondo. E se vogliamo davvero smettere di girare intorno alle cose, prima o poi da lì bisogna passare. È l’unico vero viaggio che possiamo intraprendere è quello alla scoperta di noi stessi, perché l’unica verità è ciò che siamo. Durante questo lungo cammino, siamo sempre esposti a pericoli esterni, ma non dobbiamo lasciarci trascinare né deviare dalla nostra meta. È fondamentale essere determinati nel proseguire il nostro viaggio con la consapevolezza che tutto ciò che è fuori di noi è un’illusione, ma può anche diventare uno strumento utile se usato correttamente. Questo viaggio è tortuoso e difficile, ma è meraviglioso scoprire chi siamo e cosa possiamo diventare se solo ci crediamo. È u...

[Sguardo] Due pesi e due misure: italiani all’estero e integrazione

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Una riflessione sulla nostra diaspora e sul modo in cui giudichiamo le comunità straniere in Italia. Qualcuno di voi ha letto quell’articolo su Antônio Prado, la città brasiliana dove si parla ancora il dialetto talian? Bello vero? Ah, com'è commovente! Tradizioni, patrimonio culturale, museo a cielo aperto… insomma, la solita autocelebrazione da italiani all’estero. Ed è qui che mi sale il crimine. Perché diciamolo: noi italiani siamo intolleranti verso chiunque arrivi da fuori, ma intanto siamo andati a rompere gli zebedei ovunque nel mondo. Brasile, Argentina, Stati Uniti, Belgio, Svizzera… ovunque ci fosse da emigrare. Trovatemi un posto dove non ci sono italiani! Ci siamo piazzati con le nostre valigie di cartone e abbiamo imposto lingua, tradizioni, chiese e chiassose feste patronali. Quando lo facciamo noi, diventa " patrimonio culturale ". Quando lo fanno gli altri in Italia, diventa " problema di integrazione ". Un ...

[[Sguardo] Non è nuova l’intolleranza: oggi è visibile

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  Una riflessione su voce, visibilità e cambiamento. L'altro giorno ho sentito qualcuno dire: "L'intolleranza è in aumento, la gente è sempre più cattiva." Può sembrare così, ma la verità è che l'intolleranza, l'ipocrisia e la cattiveria sono sempre esistite. Erano semplicemente nascoste sotto il velo del "loro" controllo. Un controllo che imponeva silenzio e invisibilità a chi non rientrava nei loro schemi. Gay, lesbiche, trans, neri, altri, esistevano, certo, ma non potevano pretendere di esistere apertamente. Oggi, in questa epoca straordinaria, qualcosa è cambiato. Qualcuno, a "loro" poco gradito, ha osato pretendere di esistere. Ha osato alzare la voce, reclamare spazio, diritti, dignità. E questo ha scatenato una reazione. Non è che "loro" siano diventati cattivi; hanno semplicemente smesso di nascondere la "loro" cattiveria. La perfidia che prima era celata ora si manifesta apertamente, senza vergogna. Urlan...

La gioia di abitare: costruire uno spazio che rispecchi sé stessi

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  La gioia di abitare finalmente la mia vita Per molto tempo, ogni volta che mi veniva voglia di comprare qualcosa, arrivava subito la stessa domanda: “Ok, e poi, quando me ne devo andare...cosa ne faccio?” . La voglia di abbellire una casa, di scegliere un oggetto o un dettaglio, si fermava lì. Ed era così frustrante, anzi, castrante! Perché dopo c’era sempre un “poi” senza risposta: un trasloco possibile, una fine già prevista, una casa che non era davvero mai davvero mia. Per anni ho abitato stanze già pensate da altri, case in affitto arredate e corredate, luoghi dove si passa ma non si resta, mai... Ora invece arrivano pacchi. Arrivano uno alla volta, e ogni volta è come ricevere un regalo: una televisione, una tostiera, posate, piatti, pentole, persino delle poltrone! Apro quelle scatole lentamente, non per l’oggetto in sé, ma per quello che rappresenta. Scelgo, appoggio, decido dove stare. Non sto semplicemente riempiendo una cas...

Diventare casa: rifugio tra foresta e imperfezioni

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Un racconto personale sulla nuova casa, tra natura, silenzio e il coraggio di abitare il proprio abisso... Da qualche giorno siamo nella casa nuova. Lo avevo raccontato qui un po’ di tempo fa. Ho sempre amato i panorami, quei luoghi dove i miei occhi potevano perdersi oltre l’orizzonte, lontano, e sognare posti nuovi. Ho sempre immaginato una grande casa in cima a una collina, magari rivolta a ovest, così da poter ammirare il sole che tramonta e godere del giorno che svanisce, salutandolo con la promessa di un ritorno il giorno dopo. Mai avrei pensato di vivere chiusa su tre lati di foresta vergine e, sebbene avessi detto che andava bene così, pensavo che me la stessi raccontando. E invece, sorpresa sorpresa, lo adoro! Dentro questo muro verde pieno di vita ho trovato il mio rifugio. Nessuno mi vede e non vedo nessuno. Solo il suono del vento tra le foglie. Questo mio nuovo nido non ha nulla di perfetto: una ristrutturazione fatta da ...

[Sguardo] Non è il chatbot: è la solitudine che non ascoltiamo

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Non è il chatbot il problema L’altro giorno leggevo un articolo sul presunto “innamoramento” di una donna verso un chatbot. E ho avuto quella sensazione netta: si sta guardando il dito, invece della luna. Non perché la storia sia inventata o irrilevante. Ma perché viene raccontata come se il nodo fosse l’intelligenza artificiale, quando in realtà il cuore del problema è profondamente umano. Nel racconto emerge chiaramente che il marito era emotivamente assente. Ed è da lì che nasce tutto. L’IA non ha sostituito una relazione sana: ha occupato uno spazio già vuoto. Come spesso accade, non si cerca una macchina per amore. Si cerca qualcosa, qualsiasi cosa, quando manca l’ascolto, la presenza, il riconoscimento. Attribuire all’algoritmo un potere seduttivo autonomo è una semplificazione parecchio comoda. Dai, lo sappiamo tutti che intelligenza artificiale non ama, non desidera, non manipola. Risponde dentro i confini che l’essere umano costruisc...

Cittadina del mondo? Work in progress, e non me ne vergogno

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Mi sono sempre sentita una cittadina del mondo, fiera di esserlo. Ma ho sempre mentito a me stessa e agli altri. Essere cittadini del mondo significa adattarsi, e io non sono così, almeno non più. Ho visto un documentario su un Paese africano e il mio pensiero è stato: no, non ce la posso fare! Non riesco proprio a immaginarmi a vivere in una favela, una baraccopoli o, peggio ancora, una bidonville. E allora, che tipo di cittadina sono? Certo, sono riuscita ad adattarmi quando sono stata nella Repubblica Dominicana, senza acqua e corrente per giorni, ritrovandomi a dover lavare i panni al fiume, salendo sulle guague da nove posti e stando in venticinque, con galline in gabbia e pesci appesi agli specchietti. Oppure al nord del Brasile, dove dovevo dormire sotto la zanzariera per evitare che le blatte volanti si unissero a me nel letto. Tuttavia, non ho mai vissuto in certi contesti, e credo che non ce la farei mai! Forse, e dico forse, dovrei trovare un altro aggettivo ch...

Dentro il cuore della Foresta

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  La Mata Atlantica è qualcosa di meraviglioso! È così fitta, così verde e, in questa stagione, è un'esplosione di colori: il rosa, il giallo, il viola e il bianco, colori che sembrano vibrare sotto la luce. Aveva appena smesso di piovere, il vapore saliva lentamente dalle fronde, avvolgendo tutto in un'atmosfera surreale, la foresta sembrava respirare, come l'essere vivente quale è. I suoni del bosco, il fruscio delle foglie, il canto degli uccelli e il gocciolare delicato della pioggia rimasta intrappolata creavano una melodia viva, un accordo che mi ha toccata dentro, nel mio più intimo profondo. Quella scena, quei suoni erano così belli che mi sono lasciata sopraffare e ho pianto di meraviglia. Era come se la foresta mi abbracciasse, raccontandomi con ogni foglia, ogni ramo e ogni respiro la sua infinita bellezza. Ho chiuso gli occhi, respirando profondamente l'odore della terra bagnata e delle foglie umide; era come se fossi dive...

Uomini soli

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   Oggi è ricominciata la solita routine, Tomo è andato al lavoro e io mi sono prefissa di mettere in ordine questa mia stramba vita. Nel farlo ho messo un po' di musica a random su Spotify e così mi è arrivata Uomini soli dei Pooh. Amo, amo, amo quella canzone, l'avrò sentita centinaia di volte, ma questa volta l'ho ascoltata davvero. Vediamo se si può imparare questa vita e magari un po' cambiarla prima che ci cambi lei. Cambiarla prima che ci cambi lei… Esatto, cambiare il nostro modus operandi prima che quello che crediamo vita prenda il sopravvento. Ho conosciuto più persone che mi hanno detto: io sono così, prendere o lasciare. Sarò sincera, ci sono arrivata giusto l'altro ieri, ma finalmente ho capito che no, io non prendo più nulla per partito preso! Porta pazienza ma io sono così. No, non porto pazienza, e lasciatelo dire: se sei così, sei fatto male! Lasciami fare, che ti costa. Mi costa, e non ho voglia di pagare io il fastidio! Ho passato i...

Il potere di una virgola: l’aneddoto di Carlo V e il destino di un uomo

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 Trovata nel web... Un aneddoto sorprendente su come una semplice virgola possa cambiare il destino di un uomo. Un tal Carlo V, re di Spagna, ricevette al suo cospetto un uomo accusato di non ricordo più quale colpa. Dal momento che non era in suo potere dichiararlo colpevole o innocente, passò il caso alla corte, sperando però in cuor suo nella magnanimità degli uomini incaricati di giudicare. Trascorso il tempo necessario, giunse il responso di condanna a morte: “Perdono impossibile, eseguire la sentenza.” Il re non era d’accordo, ma purtroppo non poteva cambiare la sentenza. “Cambiare la sentenza… no. Ma spostare una virgola… questo sì che posso farlo!” pensò. E scrisse: “Perdono, impossibile eseguire la sentenza.” E fu così che il condannato si salvò. Hai detto niente! 😉