[Sguardo] sul ghiaccio: quando la tecnica diventa grazia



Oggi lo Sguardo non vuole essere polemico...

Oggi non c’è niente da chiarire, niente da protestare, niente da sistemare.

Solo uno Sguardo. Puro. Lineare. Perfetto.

Oggi ci sono loro che scivolano sul ghiaccio come se fossero nati su quelle lame sottili, come se l’equilibrio fosse la loro lingua madre.

Triplo Lutz, Axel, quadruplo toe loop… parole tecniche che suonano quasi dure, e invece in aria diventano leggerezza.

Decollano e il tempo si ferma.

Atterrano su una lama esterna pulita, precisa, come una decisione presa senza tremare.

Le pirouette sono centrature perfette: sit spin, camel spin… il corpo che ruota e non perde asse.

Penso a quanto sia difficile restare centrati mentre tutto gira. Loro lo fanno sul ghiaccio, a velocità impossibile. Sorridono come se fosse la cosa più semplice del mondo... E si guardano. Uno sguardo che rimane mentre il mondo attorno a loro gira.

Nelle sequenze di passi c’è qualcosa che mi incanta più dei salti: il lavoro di edges, i cambi di direzione, la lama che incide e disegna. Non forzano il ghiaccio. Lo attraversano. Lo vivono. Lo respirano.

Non seguo le Olimpiadi, e nemmeno mi interessa la classifica. Mi interessa solo quello sguardo che guarda senza chiedere niente.

Mi interessa la naturalezza di chi trasforma la tecnica in grazia.

Oggi il mio sguardo è così: non giudica, non misura, non pretende.

Scivola.

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