Il giorno in cui ho deciso di appartenere




Oggi, stavo piegando dei calzini e li stavo prendendo da uno stendino, sai, quelli che si attaccano al filo. Un pensiero; questo non voglio portare con me, e ho capito che qualcosa è cambiato. Non fuori, ma dentro. È stato un pensiero semplice, quasi banale, eppure ha avuto il peso di una rivelazione: “Questo non lo voglio nella mia nuova casa.”  

E quella frase, solo pensata, ha aperto una porta che non sapevo nemmeno esistesse. 

Per più di vent’anni ho vissuto “per il mondo”, cambiando case, città, paesi, continenti. Ho abitato spazi che non erano miei, arredati da altri, vissuti da altri. Ho passato la vita a predicare la leggerezza, l’essenzialità, il non attaccamento. E l’ho vissuta per davvero: l’ultimo trasloco erano due valigie e un trolley. Quattro scatole, punto. La mia intera vita, compressa in un formato trasportabile.

Eppure oggi, mentre ristrutturo un vecchio garage per farne casa, sento un desiderio nuovo, forte, quasi urgente: voglio cose mie. Piatti, bicchieri, pentole. Tutto nuovo. Scelti da me. Per la prima volta nei miei 58 anni non voglio souvenir, non voglio il passato. Voglio il presente. Voglio me.

Per chi ha sempre vissuto con poco, questo desiderio può sembrare una contraddizione. Ma io lo sento come una conquista. Non è possesso, è appartenenza. Non è accumulo, è scelta. Non è vanità, è dignità.

Per la prima volta, voglio che lo spazio intorno a me parli la mia lingua. Che ogni oggetto racconti chi sono oggi, non chi sono stata. Voglio una casa che non sia solo rifugio, ma specchio. Voglio che il mio giardino zen, l'unico oggetto che mi ha seguito ovunque, trovi finalmente un angolo stabile dove respirare con me.

Questo è un momento di svolta. Non perché ho cambiato idea, ma perché ho cambiato prospettiva. La leggerezza mi ha portato fin qui. Ora voglio darle forma. Voglio radicarmi, non per fermarmi, ma per fiorire.

E se un giorno dovessi rileggere queste parole, spero di farlo con la stessa emozione che sento ora. Perché oggi, piegando dei calzini, ho deciso che merito qualcosa di nuovo, di bello, di mio. E questa consapevolezza, finalmente, mi appartiene.

Ci sono momenti in cui non scegliamo di cambiare. È il cambiamento che ci sceglie. E allora, tutto ciò che possiamo fare è accoglierlo con grazia, e chiamarlo casa.