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Visualizzazione dei post con l'etichetta vita in Brasile

Sara Proteínas: la pizza contiene proteine, la scoperta!

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  Ho appena visto su Netflix la pubblicità della nuova linea Seara Proteínas. E devo dire che mi sono emozionata. 🎉 Finalmente qualcuno ha fatto una scoperta rivoluzionaria. 🍕 Pizza al salame: 25 g di proteine! 🍝 Lasagne: 19 g! 🧆 Almôndegas: 14 g! 🍔 Hamburger: 19 g! 🥩 Filé à milanesa: 14 g! 🍛 Picadinha, arroz e feijão: 26 g! Tu nemmeno lo immagini... ma contengono proteine! 🎉🎉🎉 E io che pensavo che nella pizza ci fossero farina, formaggio e salame. Nell'hamburger, carne. Nelle polpette, carne. Nella milanesa, carne. Che ingenua. A questo punto aspetto con fiducia la prossima grande scoperta: Acqua Seara zero calorie! 0 proteine! 0 grassi! 0 zuccheri! Vabbè, non ci sono proteine, ma dai... è zero calorie!  La cosa che mi fa più specie non è che esista una linea del genere. È il modo in cui il marketing riesce a prendere una caratteristica ovvia di un alimento e trasformarla in una specie di rivelazione nutrizionale. E la cosa ancora più ...

La natura non bussa alla porta (e a volte entra lo stesso)

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  Il pensiero del martedì Ho scelto di vivere in mezzo alla natura. Nessuno però mi aveva avvertita che la natura, a volte, avrebbe scelto di vivere anche dentro casa mia. Dopo la riflessione di domenica, nella rubrica Sguardo, sulla vicenda di alcuni turisti a Serina che si sono lamentati del rumore dei campanacci delle mucche e dell'odore di stalla, mi sono ritrovata a pensare alla mia esperienza di vita in una riserva naturale. Ora, posso capire che certi rumori e certi odori, per alcune persone, possano essere davvero difficili da sopportare. Ognuno ha il proprio livello di tolleranza, le proprie sensibilità e le proprie abitudini. Ma da qui ad andare dal sindaco per chiedere di intervenire su qualcosa che fa parte dell'identità stessa di quel luogo, forse si va un po' oltre. Perché le mucche con i campanacci non sono un disturbo arrivato da fuori. Sono parte della montagna. Così come l'odore di stalla non è un errore da correggere: è il profumo del lavor...

Lo chuveiro elétrico, ovvero come il Brasile ha reinventato la doccia (e la fisica)

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  C'è un oggetto, in Brasile, che riesce a mettere d'accordo tutti gli stranieri appena arrivati: lo chuveiro elétrico. La doccia con la resistenza elettrica incorporata. Nella versione economica ha perfino i fili bene in vista, quello che sparisce nel muro senza troppe spiegazioni e un'aria da esperimento fatto in casa. La prima volta che l'ho visto non mi sono scandalizzata. Non ho fatto un passo indietro, non ho chiesto: "Ma è sicuro?". Non ho fotografato l'impianto per mandarlo agli amici italiani con tre punti esclamativi. Sono sempre stata aperta alle novità e, sinceramente, non penso che se fosse pericoloso avrebbe così tanto successo, non vi pare? Quindi perché preoccuparmi? Con il tempo, però, ho fatto come si fa qui: ho scelto la mia versione di fiducia. Il mio chuveiro è costato  qualche real in più; niente fili a vista, tutto chiuso e pulito, con un piccolo comando a bastone, un pitulino, che regola la temperatura con un gesto solo. Altro c...

Procon: quando il Brasile tutela davvero i suoi consumatori

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Vi porto con me C'è una cosa del Brasile che continua a sorprendermi. Non la bellezza. Non il calore della gente. Quello ormai lo conosco, lo respiro, ci vivo dentro... ma che ce lo ripeto a fare!  È altro. È la serietà con cui questo Paese protegge i suoi consumatori. Si chiama Procon. Esiste in ogni stato, in ogni città grande o piccola. Perfino nella nostra piccola Santa Isabel! È un organo pubblico, gratuito, accessibile, concreto. Puoi andarci di persona, puoi scrivere online. Puoi portare fatture, mail, screenshot. E loro ascoltano. Non è una cosa da poco, credetemi. In Italia esistono strumenti simili: Antitrust, Codacons, associazioni dei consumatori. Ma nella pratica quotidiana, almeno per la mia esperienza, sono spesso strumenti per chi ha tempo, voglia e nervi d'acciaio. E non è nemmeno detto che si arrivi a una soluzione. A me, per esempio, non è successo. Qui, invece, sembra funzionare. Qui il brasiliano medio sa perfettamente cos'è...

Un copo pela copa! Ovvero, come ho vinto un bicchiere e capito la glicemia

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  Vi racconto È mattina, ed è già tardi. Esco di casa dopo una colazione molto, molto spartana: un caffè e basta. Di solito ci sono qualche fetta biscottata con marmellata, ma è tardi. Vado. Faccio la spesa e a un certo punto mi sento strana. Niente di grave, ma una di quelle sensazioni che ti fanno pensare: Aspetta un attimo... Da qualche giorno sto prendendo acido alfa-lipoico e so che può influire sulla glicemia. Così mi passa per la testa una domanda molto pratica: E se fosse un calo di zuccheri? Mentre faccio queste profonde riflessioni sulla biochimica umana, sono alla cassa. La commessa mi guarda sorridendo e mi chiede: «Você quer participar para ganhar um copo pela copa?» La fisso. Lei continua a sorridere. Io continuo a fissarla. Nella mia testa si apre una riunione d'emergenza. Un copo. Pela copa. O que? Un bicchiere. Per la coppa. Che cosa mi sta dicendo? Per qualche secondo faccio una fatica enorme a decifrare la frase. E natural...

Ketchupi! Vivere in Brasile e sopravvivere all'inglese

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  Vi racconto Lo dico subito, prima che qualcuno si offenda: io i brasiliani li amo. Li amo con quella specie di amore irrazionale che non si spiega e non si discute. La loro gioia, la loro ironia, la generosità con cui ti accolgono nella vita e in casa loro. Però. C'è una cosa. Una piccola cosa. Una cosina che, dopo anni, ancora mi fa sobbalzare. La stoppiatura delle parole inglesi. Spiego. Quando sono arrivata qui nel 2001, fresca fresca, ancora con la valigia che sapeva di Italia, sono entrata in un bar di Santa Isabel e ho ordinato un panino con le patatine fritte. Tutto bene. Poi ho chiesto del ketchup. Silenzio. «Ketchup», ripeto, con tutta la mia "sicurezza da europea appena sbarcata". La signora mi guarda come se avessi detto una parola in sanscrito. «Quello rosso», dico. «Che si mette sulle patatine... Saporito. Rosso. Denso. Viene in una bottiglietta...» Lei, con un sorriso che illumina il bancone: «Aaaah! Ketchupi!!» Ecco. Ketchupi. Con...

Samhain nell'emisfero sud: il mio 1° maggio come rito di passaggio

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  Oggi è il 1° maggio. Sul calendario brasiliano è festa dei lavoratori. Manifestazioni, discorsi, bandiere. Il lavoro celebrato, rivendicato, difeso. Ma io festeggio altro. Oggi è Samhain. Samhain è il Capodanno celtico, la festa che segna il passaggio tra la stagione calda e quella fredda, tra ciò che è stato e ciò che verrà. Nell'emisfero nord cade il 31 ottobre, quella notte che il mondo moderno ha trasformato in costumi e dolcetti. Ma qui, nell'emisfero sud, le stagioni sono invertite. E il 1° maggio è l'inizio dell'inverno australe. È qui che il velo si assottiglia. È qui che Samhain mi trova. La tradizione dice che in questo giorno i confini tra i mondi si fanno sottili. È un momento per fare il punto, per guardare cosa porti con te nell'inverno e cosa lasci fuori dalla porta. Io prendo questa cosa sul serio. Mi siedo. Accendo una candela. Fuori l'aria ha già quel sapore diverso che São Paulo a volte concede a maggio, più asciutta, più ferma...

Santa Isabel: il paesino brutto che non riesci a smettere di amare

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In viaggio con me Ho sempre parlato di dove vivo, ma non ne ho mai parlato davvero. Santa Isabel: un nome che trovo bellissimo, ma la pronuncia brasiliana gli toglie tutto il fascino. Santa Isabèo! Che tristezza! È una bella cittadina? No, per niente. Ma si fa voler bene. Un po' come quando si vede un cane brutto. Al primo momento si pensa: cavolo, che brutto! Poi lo si guarda meglio negli occhi, ci si sofferma sullo scodinzolio e voilà, conquistato. Ora via quegli occhi a cuore. Proprio come quel cane, Santa Isabel ti conquista piano piano… a me ci sono voluti vent'anni. Tanti? Sì, ma ora la amo. È disordinata, caotica. Cresciuta senza nessun piano regolatore, si può trovare una casa in stile coloniale accanto a un palazzone grigio che nessun architetto rivendicherebbe mai. I fili elettrici sono uno scempio, talmente tanti che sembra di essere intrappolati in una ragnatela gigante. Santa Isabel è una città di 363 chilometri quadrati. Più o meno come Enna, in ...

Contém apenas 1% de fruta: il marketing brasiliano che fa ridere (e riflettere)

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  Ditemi, state vedendo quello che vedo io? C'è scritto: contiene appena l'1% di frutta. Lo dicono, e se ne vantano pure. Dai, è quasi surreale! Scrivono "contém apenas 1% de fruta" in grassetto, in grande, come se fosse un punto di forza, mentre di fatto stanno ammettendo che il prodotto è sostanzialmente acqua gassata al sapore di limone. Possiamo chiamarlo marketing? Magari vogliono distinguersi dai succhi veri dichiarando onestà ("almeno non ti inganniamo"), oppure sottolineare che è leggero, non pesante come un succo concentrato. Mmmh. Ma il risultato comunicativo è più che comico: è un vanto involontario (?) della propria mediocrità. E poi quel "30% ridotto in zuccheri" in piccolo sotto... ridotto rispetto a cosa  di preciso? Però bisogna dirlo: in Brasile queste cose le sanno fare bene. Le etichette dei refrigeranti economici hanno una franchezza brutale che in Europa verrebbe sepolta in caratteri microscopici. Ora mi chiedo: meg...

Mobili rustici, promesse e un forno sacrificato sull'altare dell'incompetenza

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  Questa storia la volevo raccontare, ma volevo aspettare che finisse. Diciamo che ho deciso io quando finiva. Tutto inizia a metà gennaio: il mio Tomo trova la pubblicità di un tizio che fa mobili rustici. Ci serve un tavolo e sei sedie. Trattative, accordo sul prezzo, data di consegna. Chiedo di vedere i mobili nel dettaglio e Ana mi manda dei video. Sono parecchio rustici, ma siamo in campagna, ci stanno. Arrivano per fine settimana, come promesso. Li piallo, li smusso, li coloro di mogano. Risultato: esattamente quello che volevo. Primo punto per Ana. Il 6 febbraio la ricontatto: fate anche altri mobili? Sì, tutto quello che vuole! Cerco immagini, mando le misure, mobile TV, mobile bagno, ante per la cucina in muratura, sportelli sopra, isola. Il 12 febbraio arriva il preventivo. Concordiamo. Chiedo i tempi. Il 2 marzo. Perfetto. Il 12 marzo arriva mia nipote Alessandra e ho tutto il tempo di carteggiare, smussare, colorare. Che ingenua. Il 24 febbraio chiedo come ...

Guararema con gli occhi di chi ama: capibara, ali di farfalla e il bello curato

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  Ho portato Alessandra a Guararema. Per chi non la conosce, Guararema è "una piccola città a circa ottanta chilometri da São Paulo, nel Vale do Paraíba. La chiamano Pérola do Vale,  la Perla della Valle. Il suo nome viene dal tupi-guaraní e significa pau d'alho , il nome di un albero un tempo così presente da segnare per sempre l'identità del luogo. Ancora oggi nella piazza principale c'è un esemplare di trentatré metri, imponente e silenzioso come un testimone di secoli. Per secoli, prima che esistessero strade asfaltate, Guararema era tappa obbligatoria per chiunque viaggiasse tra São Paulo e Rio de Janeiro. Un luogo di passaggio che ha imparato a farsi ricordare." Poi abbiamo visto i capibara, lei li ama così tanto! E come potrebbe essere diversamente? C'è qualcosa di inaspettatamente tenero in questi animali enormi che pascolano come se il mondo fosse sempre stato gentile... A un certo punto mi ha scattato una foto. Io seduta su una panchina, dietro...

[In viaggio con me] Paraty e Trindade: un fine settimana da mostrare a chi ami

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In Viaggio con me "In viaggio con me" non nasce oggi. Sfogliando gli articoli degli anni passati, ho ritrovato tante foto di viaggi, pranzi, spiagge, momenti, storie raccontate senza ancora sapere che stavano formando una rubrica. Ora ha un nome. E continua. Quindi… allacciate le cinture. Si parte. E oggi vi porto con me in un fine settimana che mi ha fatto battere il cuore. Questo fine settimana siamo stati prima a Paraty, poi a Trindade. Wow, wow, wow. Code infinite per tornare a casa, ma ne è comunque valsa la pena! Paraty è un paese unico nel suo genere! Splendido, con la marea che entra nelle strade creando un'atmosfera surreale. Camminare tra quei vicoli bianchi con l'acqua ai piedi è qualcosa che non si dimentica. E poi Trindade, un villaggio che si snoda sulla spiaggia, con sentieri che portano a spiagge incontaminate. Il tipo di posto che ti fa venire voglia di non tornare mai a casa. Le foto parlano da sole. Buona visione! Gilda, la sign...

Anch'io? Certo che sì: quando un gruppo di sconosciuti ti fa sentire a casa

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  Ho voluto far conoscere il mio paradiso a mia nipote, e il fine settimana è stato bellissimo. Non tanto per i luoghi, anche se il panorama era quello di sempre, meraviglioso, ma per una leggerezza che non mi aspettavo. Ero lì, ferma, a godermi il panorama in silenzio. Dietro di me sento una ragazza che dice ai suoi amici: "Dai, facciamo una foto tutti insieme!" Mi giro. Li guardo. E con tutta la mia faccia tosta chiedo: "Anch'io?" Lei non ha esitato un secondo: "Certo che sì!" Ho sorriso, ho fatto per andarmene, perché in fondo non li conoscevo, erano estranei, e loro: "No no, rimani! Tutti insieme!" Così mi sono messa in posa. Foto fatta. Ho ringraziato e me ne sono andata. Con il sorriso fino alle orecchie. Quello che non sapevo è che mia nipote, da lontano, stava fotografando me mentre facevo la foto con loro. Quattro estranei che si immortalavano insieme, senza sapere nulla l'uno dell'altro. E lei lì, a catt...

Idosa per un giorno: quando la chioma bianca ti promuove in banca in Brasile

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  A volte ritornano. E questo meritava di tornare. Se si è fortunati, capita a tutti. E sì, è successo anche a me! Ebbene sì, sono stata considerata anziana. Certo, ho "solo" 57 anni e, teoricamente, non dovrei rientrare in questa categoria così preziosa, ma la mia chioma bianca ha sicuramente agevolato il passaggio. Spiego. Ero tranquilla in fila in banca, neanche stavo sbuffando per la fila chilometrica, e osservavo ciò che mi circondava. È bello guardare le persone: qui ci sono davvero dei personaggi interessanti, giuro! A un certo punto, una ragazza mi batte sulla spalla e mi fa segno di andare a sedermi sulle sedie riservate agli idosos. Io, sorridendo, le dico che non ce n'è bisogno. Lei mi guarda stranita e, dopo un attimo di perplessità, ripete l'invito. Io, scusandomi per il mio portoghese, ribadisco che posso tranquillamente stare in piedi. Niente da fare: sempre più determinata, insiste con la stessa frase… A quel punto capisco che non c'è via ...