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Scegli i pensieri come scegli i vestiti

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Il pensiero del martedì Ho letto un articolo su Marco Aurelio che diceva: "La felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri." Per anni avrei pensato che significasse: "Devi pensare positivo." Poi il mio maestro mi disse una frase semplicissima: "Scegli i pensieri come scegli i vestiti." All'inizio mi sembrò quasi banale. O forse impossibile. Io ero completamente in balia della mia mente. I pensieri arrivavano e io li seguivo. Se erano pieni di paura, ero paura. Se erano pieni di rabbia, ero rabbia. Con gli anni ho capito che non posso scegliere il primo pensiero che appare. Quello arriva da solo. Posso però scegliere se continuare a indossarlo. E lì ho scoperto una differenza enorme. Non si tratta di sostituire un pensiero negativo con uno positivo. Si tratta di chiedersi se quel pensiero mi sta aiutando a vedere la realtà oppure la sta deformando. La mente continuerà sempre a produrre giudizi, paure, scenari e ri...

[Sguardo] Il gioco che uccide: quando lo scherzo diventa tragedia

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  C'è una soglia sottile, quasi invisibile, che separa uno scherzo da una tragedia. Non è fatta di intenzioni, nessuno dei protagonisti di queste storie voleva morire, né voleva uccidere. È fatta di un istante: quello in cui qualcun altro, che non era nel copione, deve decidere in una frazione di secondo se quello che ha davanti è un gioco o una minaccia reale. E sceglie di credere alla minaccia, perché è l'unica scelta che la prudenza gli permette. A San Paolo, pochi giorni fa, due dipendenti di un autolavaggio hanno inscenato una finta rapina davanti a un negozio. Lo avevano già fatto altre volte, evidentemente, o almeno così hanno pensato: "È solo uno scherzo". Un agente della polizia civile che passava di lì non conosceva il copione. Ha visto una rapina e ha agito come gli è stato insegnato ad agire. Uno dei due uomini è morto. Ha lasciato moglie e una bambina. Non è un caso isolato e non è nemmeno un caso brasiliano. Anni fa, a Laterza, in provincia di Tarant...

L'Impero Utopico di Sara: Germoglia, la Stagione del Risveglio

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Prima   Dopo un lungo inverno silenzioso... sono ancora qui. L'Anno Zero non era finito, stava solo respirando. Credetemi quando vi dico che ci sono mondi che non muoiono quando tacciono, mai. Vi porto con me Nel nostro Impero il tempo non corre: danza. Ogni mese ha 28 giorni, perché il cerchio è completo solo se armonico. E 28 racchiude quattro settimane esatte, un ciclo che respira come la Luna, come l'anima. Ma più ancora, il cuore del tempo batte nell'8. Perché 28 finisce con un otto, e otto è la curva dell'Infinito. Un ciclo che non si spezza, un cammino che non finisce. Ecco perché abbiamo scelto 18 mesi: 6 stagioni per 3 mesi, ma alcune stagioni durano di più. Perché certe emozioni, come la Luce o l'Introspezione, hanno bisogno di più tempo per essere vissute. Nel Tempo Utopico, ciò che vale... dura. Germoglia, la Stagione del Risveglio Nel tempo dell'Impero Utopico, tutto comincia con il sussurro di una radice. Germoglia è la stag...

Lo chuveiro elétrico, ovvero come il Brasile ha reinventato la doccia (e la fisica)

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  C'è un oggetto, in Brasile, che riesce a mettere d'accordo tutti gli stranieri appena arrivati: lo chuveiro elétrico. La doccia con la resistenza elettrica incorporata. Nella versione economica ha perfino i fili bene in vista, quello che sparisce nel muro senza troppe spiegazioni e un'aria da esperimento fatto in casa. La prima volta che l'ho visto non mi sono scandalizzata. Non ho fatto un passo indietro, non ho chiesto: "Ma è sicuro?". Non ho fotografato l'impianto per mandarlo agli amici italiani con tre punti esclamativi. Sono sempre stata aperta alle novità e, sinceramente, non penso che se fosse pericoloso avrebbe così tanto successo, non vi pare? Quindi perché preoccuparmi? Con il tempo, però, ho fatto come si fa qui: ho scelto la mia versione di fiducia. Il mio chuveiro è costato  qualche real in più; niente fili a vista, tutto chiuso e pulito, con un piccolo comando a bastone, un pitulino, che regola la temperatura con un gesto solo. Altro c...

[Sguardo] Vagoni rosa: perché nel 2026 servono ancora

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  Immagine Ho letto un'intervista online sul giornale locale. Parlava di Charlles Batista, che lavora come addetto alla fiscalização della metropolitana di Rio de Janeiro. Su questa linea, così come a San Paolo e in molte altre città del Brasile, esistono i cosiddetti vagoni rosa: carrozze riservate esclusivamente alle donne. No, non sono un privilegio.  No, non sono un capriccio.  Sono la dimostrazione che un problema esiste,  ancora. Ogni santo giorno Charlles sale su quei vagoni e invita gli uomini a scendere. E, ogni santo giorno, gli viene rivolta la stessa domanda: «E i vagoni per soli uomini? Ci sono?» La sua risposta è tanto semplice quanto disarmante: «No. Non ci sono. Perché gli uomini non subiscono molestie da parte delle donne. Grazie a Dio, aggiungerei. Quindi, per favore, alzati e scendi, adesso!» Eppure è sempre la stessa storia. Perché io, donna, sono esasperata di sentire la tua mano che "casualmente" mi sfiora il sedere. Il tuo gomito ...

Procon: quando il Brasile tutela davvero i suoi consumatori

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Vi porto con me C'è una cosa del Brasile che continua a sorprendermi. Non la bellezza. Non il calore della gente. Quello ormai lo conosco, lo respiro, ci vivo dentro... ma che ce lo ripeto a fare!  È altro. È la serietà con cui questo Paese protegge i suoi consumatori. Si chiama Procon. Esiste in ogni stato, in ogni città grande o piccola. Perfino nella nostra piccola Santa Isabel! È un organo pubblico, gratuito, accessibile, concreto. Puoi andarci di persona, puoi scrivere online. Puoi portare fatture, mail, screenshot. E loro ascoltano. Non è una cosa da poco, credetemi. In Italia esistono strumenti simili: Antitrust, Codacons, associazioni dei consumatori. Ma nella pratica quotidiana, almeno per la mia esperienza, sono spesso strumenti per chi ha tempo, voglia e nervi d'acciaio. E non è nemmeno detto che si arrivi a una soluzione. A me, per esempio, non è successo. Qui, invece, sembra funzionare. Qui il brasiliano medio sa perfettamente cos'è...

Una dogana in Tunisia e la solitudine di chi non viene creduto

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  Il pensiero del martedì (in ritardo) "A volte basta una dogana per scoprire quanto siamo soli e quanto siamo forti." Stavo guardando uno di quei programmi su YouTube ambientati negli aeroporti, con i controlli doganali, le valigie aperte e i passeggeri nervosi sotto le telecamere. A un certo punto mi sono ritrovata a sorridere, perché mi è tornata in mente una storia che mi riguarda da vicino. È successo quattro o cinque anni fa, quando vivevamo ancora in Tunisia. Claudio ha un problema di omonimia e, ogni volta che passiamo una dogana, viene fermato per controlli. Quella volta eravamo in macchina e, sapendo che sarebbe stata una cosa lunga, mi disse: «Vai avanti tu con la macchina, io ti raggiungo.» Mi misi in coda. Passò un quarto d'ora. Poi mezz'ora. Poi un'ora. Lo chiamai. Nessuna risposta. Lo richiamai. Ancora niente. Non avevo idea di dove fosse mio marito e, quando finalmente arrivò il mio turno, ero già agitata di mio. I poliziotti se ne...