[Sguardo] Il gioco che uccide: quando lo scherzo diventa tragedia
C'è una soglia sottile, quasi invisibile, che separa uno scherzo da una tragedia. Non è fatta di intenzioni, nessuno dei protagonisti di queste storie voleva morire, né voleva uccidere. È fatta di un istante: quello in cui qualcun altro, che non era nel copione, deve decidere in una frazione di secondo se quello che ha davanti è un gioco o una minaccia reale. E sceglie di credere alla minaccia, perché è l'unica scelta che la prudenza gli permette. A San Paolo, pochi giorni fa, due dipendenti di un autolavaggio hanno inscenato una finta rapina davanti a un negozio. Lo avevano già fatto altre volte, evidentemente, o almeno così hanno pensato: "È solo uno scherzo". Un agente della polizia civile che passava di lì non conosceva il copione. Ha visto una rapina e ha agito come gli è stato insegnato ad agire. Uno dei due uomini è morto. Ha lasciato moglie e una bambina. Non è un caso isolato e non è nemmeno un caso brasiliano. Anni fa, a Laterza, in provincia di Tarant...