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[Sguardo] Fuori target: smontare le narrazioni sull’intelligenza artificiale

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Domenica l'altra ho parlato di intelligenza artificiale. Di nuovo. Non perché io ne sia ossessionata, anche se la apprezzo, ma perché ne ho piene le palle di essere presa in giro. Non dall’ IA . Dai racconti che le vengono costruiti intorno. Da parole gonfiate, metafore sbagliate, frasi che sembrano profonde e invece servono solo a evitare una cosa semplice: dire chi decide e chi è responsabile. Quindi sì, torno sull’argomento. Non per spiegare cos’è l’intelligenza artificiale, ma per smontare l’ennesima narrazione che tratta i lettori come cretini e l’imbecillità come un pubblico da accontentare. Fuori target (non fuori tempo) In questo periodo succede una cosa curiosa: apro giornali seri, testate seguite, nomi “autorevoli”, e mi ritrovo a leggere frasi che mi fanno venire una domanda semplice: ma mi stanno per caso prendendo per i fondelli? Perché quando leggo che l’intelligenza artificiale sarebbe “un corpo in evoluzione , cap...

Il gallo stonato e il pranzo inaspettato: un ricordo caraibico

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Un racconto di vita quotidiana in Repubblica Dominicana, tra risvegli sgraziati, vicini sinceri e finali sorprendenti. Vegani avvisati: qui si ride anche di un gallo stonato. Ricordi... Ieri mi è bastato vedere un gallo tronfio in una foto per ricordarmi che, in Repubblica Dominicana, ne avevo uno sotto casa che pensava di essere Pavarotti. Era il 2006, o giù di lì, eravamo in quella della Domenicana da un anno circa. Vicino a noi viveva una famiglia che ho sempre apprezzato molto. C’era Santiago, sua moglie Andrea e figli e nipoti sparsi un po’ ovunque. Una mattina mi sveglio con il canto di un gallo che, più che un canto, era il suono sgradevole di un gesso sulla lavagna. Mi alzo e, fuori dalla finestra, proprio sulla recinzione, vedo un galletto tutto allegro e tronfio che dava il buongiorno al mondo. Ho pensato: e questo da dove cazzo arriva? E niente, mi sono rimessa a letto. Il cantante ha finito la sua performance, così io mi sono riad...

Coltivare il sole: il mio cammino verso l’autonomia energetica

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  Ci sono desideri che coltivi per anni, in silenzio. Il mio era questo: avvicinarmi il più possibile all’autonomia energetica. Il mio inizio è stato mercoledì: sono arrivati i pannelli solari! Li ho desiderati da quando ne ho memoria. Mi hanno sempre affascinata: l’idea di poter usufruire di una cosa così bella, così semplice e così intelligente. Sì, domani, quando verranno a collegare il tutto iniziamo — finalmente — a coltivare il sole ☀️ E non potevamo desiderare luogo migliore, visto che viviamo in una riserva naturale . Qui l’acqua viene depurata internamente e tutta l’energia necessaria agli spazi comuni — acqua compresa — nasce dal sole. C’è poi un altro grande vantaggio: in Brasile l’energia prodotta in più non si perde. Entra nel circuito e diventa credito. Ci potete credere? Oggi do, domani riprendo, quando ne ho bisogno mi viene restituita. E il credito dura cinque anni! Non sarà autonomia al 100%, ma è molto ...

[Sguardo] Due pesi e due misure: italiani all’estero e integrazione

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Una riflessione sulla nostra diaspora e sul modo in cui giudichiamo le comunità straniere in Italia. Qualcuno di voi ha letto quell’articolo su Antônio Prado, la città brasiliana dove si parla ancora il dialetto talian? Bello vero? Ah, com'è commovente! Tradizioni, patrimonio culturale, museo a cielo aperto… insomma, la solita autocelebrazione da italiani all’estero. Ed è qui che mi sale il crimine. Perché diciamolo: noi italiani siamo intolleranti verso chiunque arrivi da fuori, ma intanto siamo andati a rompere gli zebedei ovunque nel mondo. Brasile, Argentina, Stati Uniti, Belgio, Svizzera… ovunque ci fosse da emigrare. Trovatemi un posto dove non ci sono italiani! Ci siamo piazzati con le nostre valigie di cartone e abbiamo imposto lingua, tradizioni, chiese e chiassose feste patronali. Quando lo facciamo noi, diventa " patrimonio culturale ". Quando lo fanno gli altri in Italia, diventa " problema di integrazione ". Un ...

Estate a Santa Isabel: 18 gradi e voglia di cioccolata calda

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Lo scrivevo un anno fa o giù di lì… e dopo un anno la storia non è cambiata: fa freddo!   Siamo in estate, vivo al  nord di Sao Paulo e FA UN FREDDO BOIA !   Oggi: 18 gradi di massima e 14 di minima. Così il ventilatore va in ferie, il plaid torna protagonista e la cioccolata calda riprende il suo posto nel cuore.  E il costume da bagno? Quello lì è appeso all’attaccapanni che mi guarda con disprezzo e frustrazione. E io mi chiedo: ma l’ estate brasiliana non era quella cosa con il caldo, il cocco e la sabbia bollente?   A Santa Isabel no. Qui l’estate è un concetto filosofico. Un’idea. Un sogno lontano. Un meme climatico.   Ma non voglio lamentarmi, anzi, va bene così. Almeno posso indossare il maglione natalizio senza sembrare fuori stagione. E il mio amato cappuccino non mi fa sudare. L’unica rogna è la pioggia che non smette più: ormai credo che le nuvole abbiano firmato un contratto a tempo indeterminato...   Morale dell...

Relazioni senza catene: imparare a lasciare andare con leggerezza

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Un racconto personale sul valore dei legami che cambiano: imparare a lasciare andare senza sentirsi abbandonati, trasformando la delusione in leggerezza e libertà. C’è un modo di stare nelle relazioni che pesa più della solitudine. È quello fatto di frasi che tornano sempre uguali: “Con tutto quello che ho fatto per lui.” “Io ci sono sempre stata per lei.” “Dopo tutto quello che abbiamo passato insieme.” E poi sparisce, non si fa più sentire. Frasi che non sono ricordi, ma conti aperti. In questo modo di vivere i legami, nulla è davvero gratuito: ogni gesto diventa un credito, ogni presenza una garanzia, ogni distanza una colpa. La gratitudine, qui, non ha scadenza. E proprio per questo non libera mai. Io ho sempre vissuto i rapporti in un altro modo. La mia vita è come un treno: le persone sono libere di salire, di restare il tempo che serve e di scendere quando vogliono.  Non ho mai avuto grandi aspettative. Non perché non senta, ma perché non ...

[Sguardo] Superintelligenza e colpe umane: l’algoritmo non decide da solo

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  Un articolo che smonta la narrativa apocalittica sull’IA: non è l’algoritmo a decidere, ma gli esseri umani che lo progettano, lo addestrano e lo usano senza responsabilità. Ogni volta che leggo titoli sulla “ superintelligenza artificiale che ci estinguerà ” giuro, mi sale il crimine. Non per l’IA, ma per la quantità industriale di cazzate che gli esseri umani riescono a raccontarsi pur di non dire una frase semplice: l’abbiamo fatto noi. L’algoritmo ha deciso.  L’algoritmo ha sbagliato.  L’algoritmo discrimina.  L’algoritmo ci distruggerà.  No. L’algoritmo non fa nulla da solo. È una creatura senza volontà, senza intenzione, senza istinto. Non si ribella, non trama, non si vendica. Non si sveglia la mattina pensando: “oggi estinguiamo l’umanità”. Quella è fantascienza di bassa lega, buona per tranquillizzare gli imbecilli. La verità, molto meno spettacolare, è che gli esseri umani costruiscono strumenti potentissimi e poi fingon...