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Anch'io? Certo che sì: quando un gruppo di sconosciuti ti fa sentire a casa

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  Ho voluto far conoscere il mio paradiso a mia nipote, e il fine settimana è stato bellissimo. Non tanto per i luoghi, anche se il panorama era quello di sempre, meraviglioso, ma per una leggerezza che non mi aspettavo. Ero lì, ferma, a godermi il panorama in silenzio. Dietro di me sento una ragazza che dice ai suoi amici: "Dai, facciamo una foto tutti insieme!" Mi giro. Li guardo. E con tutta la mia faccia tosta chiedo: "Anch'io?" Lei non ha esitato un secondo: "Certo che sì!" Ho sorriso, ho fatto per andarmene, perché in fondo non li conoscevo, erano estranei, e loro: "No no, rimani! Tutti insieme!" Così mi sono messa in posa. Foto fatta. Ho ringraziato e me ne sono andata. Con il sorriso fino alle orecchie. Quello che non sapevo è che mia nipote, da lontano, stava fotografando me mentre facevo la foto con loro. Quattro estranei che si immortalavano insieme, senza sapere nulla l'uno dell'altro. E lei lì, a catt...

[Sguardo] La chiamano modernizzazione: la nuova legge sul lavoro in Argentina che riporta indietro il tempo

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In Argentina hanno approvato una legge. Si chiama Legge di Modernizzazione del Lavoro. Il nome è già tutto un programma. Di cosa si tratta? Be lo racconto : i datori di lavoro possono estendere l'orario di lavoro, in modo arbitrario, da otto a dodici ore giornaliere. Gli straordinari non vengono più pagati in denaro. Vengono compensati con un giorno di riposo. Va che culo, direbbe qualcuno. E ovviamente, ovviamente , vengono facilitate le procedure di licenziamento. E ridotte le indennità massime. Gli argentini si sono arrabbiati, come era prevedibile, si sono radunati fuori dal Parlamento. Indovinate com'è andata a finire? La polizia ha represso i manifestanti. E il governo li ha denunciati. Per terrorismo. Terrorismo ragazzi!! Lavoratori che protestano contro dodici ore di lavoro al giorno. Terroristi. Nel frattempo, nel nord Europa si discute di ridurre la settimana lavorativa a quattro giorni. Più tempo per la famiglia. Per la salute...

Havaianas: da sandalo dei poveri a souvenir più richiesto d'Italia

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  Quando qualcuno in Italia sa che torno dal Brasile, la risposta alla domanda : cosa vuoi che ti porti, è sempre la stessa. Secca, sicura, senza esitazioni. "Portami le Havaianas." Non il caffè brasiliano, non una maglietta, non qualcosa di tipico. Le Havaianas. Un semplice sandalo di gomma. E io sorrido ogni volta, perché chi le chiede probabilmente non sa che quello che considera un oggetto esotico e desiderabile, qui in Brasile è semplicemente... la ciabatta di casa. Anzi, le ciabatte. Perché in Brasile, e posso confermarlo per esperienza diretta, non si ha un paio di Havaianas. Io, per esempio ne ho tre: quelle per la casa, quelle per il giardino e quelle per uscire. Sì, per uscire. Perché qui le Havaianas si mettono ovunque, dal supermercato alla spiaggia, dalla festa di compleanno al matrimonio. Eppure non è sempre stato così. Nate nel 1962, ispirate al sandalo giapponese Zori, quello con la suola in paglia e i nastri in tessuto, le Havaianas erano un ...

Quando l'incontro vero non dipende dall'età

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  È arrivata dall'Italia a trovare la sua vecchia zia. È giovane, bellissima, con uno spirito e un entusiasmo che si adatta a tutto. Ironia della sorte: sono andata dall'altra parte del mondo e la persona che mi capisce arriva da dove io sono partita. Ieri sera cena insieme, chiacchiere fino alle due di notte. Ventinove anni di differenza che spariscono nel giro di una forchettata. Mi guarda come chi ha già capito tutto. E in quello sguardo mi riconosco, non come ero, ma come voglio continuare a essere. Parliamo di quella voglia di smettere di controllare tutto. Di smettere di accontentare tutti. Della parola no...  corta, difficile, liberatoria. Io ci sono quasi arrivata. Lei ci vuole arrivare il prima possibile. E questa differenza, invece di dividerci, ci unisce. C'è un'intelligenza rara nel saper riconoscere i propri limiti. Ce ne vuole ancora di più per decidere di superarli. Lei ce l'ha già, quella intelligenza. Io la guardo e p...

[Sguardo] Quando lo sguardo si ritira e resta il sentire

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  Oggi guardo, ma lo sguardo non c’è. Non manca: si è semplicemente ritirato. Un po’ come fanno certe facoltà quando il corpo ha bisogno di sentire. Oggi non sto osservando il mondo, lo attraverso... In questi momenti succede di tutto, ma non ho niente da dire. Sento tante parole a cui non riesco a dare una forma. Forse Sguardo oggi è questo: sapere quando smettere di guardare per non tradire ciò che si muove sotto. Non è un cambio di rubrica, è solo una domenica in cui Sguardo si siede e ascolta.

Idosa per un giorno: quando la chioma bianca ti promuove in banca in Brasile

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  A volte ritornano. E questo meritava di tornare. Se si è fortunati, capita a tutti. E sì, è successo anche a me! Ebbene sì, sono stata considerata anziana. Certo, ho "solo" 57 anni e, teoricamente, non dovrei rientrare in questa categoria così preziosa, ma la mia chioma bianca ha sicuramente agevolato il passaggio. Spiego. Ero tranquilla in fila in banca, neanche stavo sbuffando per la fila chilometrica, e osservavo ciò che mi circondava. È bello guardare le persone: qui ci sono davvero dei personaggi interessanti, giuro! A un certo punto, una ragazza mi batte sulla spalla e mi fa segno di andare a sedermi sulle sedie riservate agli idosos. Io, sorridendo, le dico che non ce n'è bisogno. Lei mi guarda stranita e, dopo un attimo di perplessità, ripete l'invito. Io, scusandomi per il mio portoghese, ribadisco che posso tranquillamente stare in piedi. Niente da fare: sempre più determinata, insiste con la stessa frase… A quel punto capisco che non c'è via ...

Mille post e sedici anni: scrivere non è mai stata una terapia. È diventata casa.

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  Mille post. Mille! Io che sono così prolissa non oso nemmeno immaginare quanti caratteri ho battuto su questi tasti. Probabilmente abbastanza da riempire un'enciclopedia. O due. Il primo post che ho scritto parlava dell'incidente di mio figlio. Coma. Terapia intensiva. Tutto il pacchetto. Non esattamente il debutto leggero che si sogna. Ma era quello che avevo dentro. E scrivere è stato l'unico modo che avevo per non esplodere in silenzio. Da lì, in sedici anni, ho scritto di tutto. Della solitudine, tanto temuta, poi agognata, infine amata. Dei miei viaggi nel mondo, con tutto quello che ci stava in mezzo. Delle paure, delle meditazioni, dei viaggi interiori. Perfino dei miracoli. Ho scritto di un autista di pullman che, oltre a guidare, deve anche mangiare, fare pipì. E fare le pulizie. Perché nella vita ci sono tragedie e ci sono autisti di pullman, e a volte entrambi meritano la stessa attenzione. Ma a pensarci bene, non ho mai ...