Una dogana in Tunisia e la solitudine di chi non viene creduto
Il pensiero del martedì (in ritardo) "A volte basta una dogana per scoprire quanto siamo soli e quanto siamo forti." Stavo guardando uno di quei programmi su YouTube ambientati negli aeroporti, con i controlli doganali, le valigie aperte e i passeggeri nervosi sotto le telecamere. A un certo punto mi sono ritrovata a sorridere, perché mi è tornata in mente una storia che mi riguarda da vicino. È successo quattro o cinque anni fa, quando vivevamo ancora in Tunisia. Claudio ha un problema di omonimia e, ogni volta che passiamo una dogana, viene fermato per controlli. Quella volta eravamo in macchina e, sapendo che sarebbe stata una cosa lunga, mi disse: «Vai avanti tu con la macchina, io ti raggiungo.» Mi misi in coda. Passò un quarto d'ora. Poi mezz'ora. Poi un'ora. Lo chiamai. Nessuna risposta. Lo richiamai. Ancora niente. Non avevo idea di dove fosse mio marito e, quando finalmente arrivò il mio turno, ero già agitata di mio. I poliziotti se ne...