Relazioni senza catene: imparare a lasciare andare con leggerezza

Un racconto personale sul valore dei legami che cambiano: imparare a lasciare andare senza sentirsi abbandonati, trasformando la delusione in leggerezza e libertà.



C’è un modo di stare nelle relazioni che pesa più della solitudine. È quello fatto di frasi che tornano sempre uguali: “Con tutto quello che ho fatto per lui.” “Io ci sono sempre stata per lei.” “Dopo tutto quello che abbiamo passato insieme.” E poi sparisce, non si fa più sentire.

Frasi che non sono ricordi, ma conti aperti. In questo modo di vivere i legami, nulla è davvero gratuito: ogni gesto diventa un credito, ogni presenza una garanzia, ogni distanza una colpa. La gratitudine, qui, non ha scadenza. E proprio per questo non libera mai.

Io ho sempre vissuto i rapporti in un altro modo. La mia vita è come un treno: le persone sono libere di salire, di restare il tempo che serve e di scendere quando vogliono. 

Non ho mai avuto grandi aspettative. Non perché non senta, ma perché non possiedo. Forse è la mia vita da nomade, tra Paesi e culture diverse, che mi ha insegnato a non trattenere. Ci sono persone che arrivano per una ragione, per una stagione o per tutta la vita. E non è un giudizio di valore, è solo realtà.

Se ci pensate ho iniziato a viaggiare a tre anni. Prima ancora di scegliere, ho imparato che i luoghi cambiano, che le persone passano, che ciò che è vero ora può non esserlo domani. Forse è lì che ho capito che amare non significa trattenere.

Quindici anni fa ho avuto un’amicizia intensa, quotidiana, bellissima. Poi quella persona ha incontrato un uomo, si è rifatta una vita, si è sposata, ha avuto figli e ha semplicemente smesso di cercarmi. Io non ho mai pensato di essere stata abbandonata, anzi, sono sempre stata felice per lei. È arrivata per una ragione, la sua.

Quando smetti di chiedere agli altri di restare per giustificare ciò che è stato, succede qualcosa di semplice e radicale: la delusione perde terreno, il senso di abbandono si scioglie, la vita diventa più leggera.

L’attaccamento che chiede riconoscimento eterno è una gabbia. Prima di tutto per chi lo porta. Non tutto ciò che finisce tradisce. Non tutto ciò che cambia toglie valore. Non tutto ciò che non resta è una perdita. A volte è solo un passaggio riuscito.

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