[Sguardo] Due pesi e due misure: italiani all’estero e integrazione

Una riflessione sulla nostra diaspora e sul modo in cui giudichiamo le comunità straniere in Italia.



Qualcuno di voi ha letto quell’articolo su Antônio Prado, la città brasiliana dove si parla ancora il dialetto talian? Bello vero? Ah, com'è commovente! Tradizioni, patrimonio culturale, museo a cielo aperto… insomma, la solita autocelebrazione da italiani all’estero.

Ed è qui che mi sale il crimine. Perché diciamolo: noi italiani siamo intolleranti verso chiunque arrivi da fuori, ma intanto siamo andati a rompere gli zebedei ovunque nel mondo. Brasile, Argentina, Stati Uniti, Belgio, Svizzera… ovunque ci fosse da emigrare. Trovatemi un posto dove non ci sono italiani! Ci siamo piazzati con le nostre valigie di cartone e abbiamo imposto lingua, tradizioni, chiese e chiassose feste patronali.

Quando lo facciamo noi, diventa "patrimonio culturale". Quando lo fanno gli altri in Italia, diventa "problema di integrazione".

Un esempio?

Italiani in Brasile: “Che meraviglia, il dialetto dei nonni sopravvive! Patrimonio da tutelare.”
Arabi in Italia: “Attenzione, rischio ghetto! Non si integrano, parlano la loro lingua, fanno le loro feste.”

Insomma, due pesi e due misure, come sempre quando si tratta dell'Italia. La nostra diaspora è raccontata come poesia, quella degli altri come minaccia.

Volete sapere i titoli che leggiamo ogni volta, quando non si parla di italiani?

  • “Un pezzo di Arabia nel cuore del Paese: rischio mancata integrazione”
  • “Quartiere arabo, identità italiana sotto assedio”

Ma quando si tratta di noi, ecco i titoli:

  • “Un angolo d’Italia in Brasile”
  • “La lingua dei nonni sopravvive”
  • “Patrimonio da tutelare”

E qua concludo. Non è che voglio sminuire chi, in Brasile, tiene viva la lingua dei nonni. È bellissimo, e va rispettato, per carità. Ma smettiamola di raccontarci come santi missionari della cultura e iniziamo a guardare in faccia la realtà: siamo stati migranti, abbiamo portato le nostre tradizioni ovunque, e spesso non ci siamo integrati subito.

Quindi, la prossima volta che leggiamo di una comunità straniera che in Italia preserva la propria lingua e cultura, prima di storcere il naso ricordiamoci che noi, di zebedei, ne abbiamo rotti parecchi.

[Sguardo] La domenica si chiude con un pensiero: guardare gli altri significa guardare anche noi stessi, sempre e senza eccezioni!

Traccie nel tempo

Colazione brasiliana: pane, caffè, tapioca e Pão de Queijo

Il potere di una virgola: l’aneddoto di Carlo V e il destino di un uomo

Diario di bordo 4-10 Il fiume che ci somiglia