Mille post e sedici anni: scrivere non è mai stata una terapia. È diventata casa.

 



Mille post.
Mille!
Io che sono così prolissa non oso nemmeno immaginare quanti caratteri ho battuto su questi tasti.
Probabilmente abbastanza da riempire un'enciclopedia.
O due.

Il primo post che ho scritto parlava dell'incidente di mio figlio.
Coma. Terapia intensiva. Tutto il pacchetto.
Non esattamente il debutto leggero che si sogna.

Ma era quello che avevo dentro.
E scrivere è stato l'unico modo che avevo per non esplodere in silenzio.

Da lì, in sedici anni, ho scritto di tutto.
Della solitudine, tanto temuta, poi agognata, infine amata.
Dei miei viaggi nel mondo, con tutto quello che ci stava in mezzo.
Delle paure, delle meditazioni, dei viaggi interiori.
Perfino dei miracoli.

Ho scritto di un autista di pullman che, oltre a guidare, deve anche mangiare, fare pipì.
E fare le pulizie.
Perché nella vita ci sono tragedie e ci sono autisti di pullman, e a volte entrambi meritano la stessa attenzione.

Ma a pensarci bene, non ho mai scritto solo di qualcosa.
Ho scritto per stare dentro alle cose.
Per non scappare.
Per guardarle finché diventavano mie.

Scrivere mi ha tenuta compagnia.
Mi ha rimessa in ordine.
Mi ha obbligata a essere onesta, anche quando non avevo nessuna voglia di esserlo.

Questi mille post raccontano di me.
Di chi sono adesso e di come ci sono arrivata.
Ogni parola è una briciola sul sentiero, e guardandomi indietro, vedo che il sentiero esiste davvero.

Sedici anni.
Mille post.
Migliaia di parole.

E io, ancora qui, con le dita sulla tastiera.
Prolissa come sempre.
Un po' più consapevole.
Un po' meno spaventata.

E con una certezza molto semplice:
scrivo perché mi piace scrivere.
Mi piace il rumore dei tasti.
Mi piace quando una frase trova il suo posto.
Mi piace accorgermi di quello che penso mentre lo sto scrivendo.

Non è più una terapia intensiva, è una metafora, ormai.
Non è più un'urgenza.
È casa.

E senza nessuna intenzione di smettere…

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