[Sguardo] Superintelligenza e colpe umane: l’algoritmo non decide da solo

 Un articolo che smonta la narrativa apocalittica sull’IA: non è l’algoritmo a decidere, ma gli esseri umani che lo progettano, lo addestrano e lo usano senza responsabilità.



Ogni volta che leggo titoli sulla “superintelligenza artificiale che ci estinguerà” giuro, mi sale il crimine. Non per l’IA, ma per la quantità industriale di cazzate che gli esseri umani riescono a raccontarsi pur di non dire una frase semplice: l’abbiamo fatto noi.

L’algoritmo ha deciso. 

L’algoritmo ha sbagliato. 

L’algoritmo discrimina. 

L’algoritmo ci distruggerà. 

No. L’algoritmo non fa nulla da solo. È una creatura senza volontà, senza intenzione, senza istinto. Non si ribella, non trama, non si vendica. Non si sveglia la mattina pensando: “oggi estinguiamo l’umanità”. Quella è fantascienza di bassa lega, buona per tranquillizzare gli imbecilli.

La verità, molto meno spettacolare, è che gli esseri umani costruiscono strumenti potentissimi e poi fingono sorpresa quando funzionano.

Ops. Non potevamo prevederlo. 

Ops. È colpa dell’algoritmo. 

No. È colpa di quel cretino che lo ha progettato, lo ha addestrato, lo ha lanciato, lo ha incentivato, lo ha lasciato agire perché conveniva.

Ma questa frase non fa click. Non assolve. Non permette di dormire sereni. La narrativa apocalittica serve a questo: trasformare una responsabilità concreta in una fatalità cosmica.

È la stessa storia degli alieni. Mandiamo segnali nello spazio da decenni, urliamo “Ehi, siamo qui!”, poi titoliamo terrorizzati: “E se ci trovassero?”. Ma davvero? Mi state prendendo per il culo? Ditemi un po'; chi li ha mandati, i segnali? 

Un algoritmo? 

Un alieno distratto? 

Il destino cinico e baro? 

No. Sempre loro: gli esseri umani! Che fanno, spingono, forzano, e poi si mettono a gridare quando il mondo risponde.

Il problema non è l’IA. Non sono gli alieni. Non è il futuro. Il problema è che l’essere umano non sa dire “ci fermiamo”. 

Può fare una cosa? La fa.

Conviene? La fa.

È rischiosa? La fa lo stesso!

Poi, quando va male, cerca un colpevole che non possa rispondere. 

Dio ieri. 

Il destino ieri l’altro.

 L’algoritmo oggi.

Se mai arriverà una catastrofe, non sarà perché una macchina ha preso coscienza. Sarà perché qualcuno ha preferito il profitto, la velocità o il potere alla responsabilità, e poi ha avuto la faccia tosta di dire: “Non è colpa mia”.

Ma tranquilli. Quando succederà, scriveranno un titolo perfetto. E anche quella volta, sarà colpa di qualcos’altro.


Sguardo lucido: l’algoritmo non ha coscienza. Ma chi lo usa, sì. E spesso la spegne.  


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