Vent'anni di fallimenti per imparare una cosa sola: non devo dimostrare nulla



Sì, sono convinta che tutti noi abbiamo una scelta, ma non sempre riusciamo a vederla.

Parlo di me. Nella mia vita me ne sono capitate tante, e ogni volta che mi si è presentata una scelta, io l'ho sempre ignorata. Anche quando sono caduta nell'abisso del fallimento non ho visto nulla.

È iniziato quando ho messo al mondo mio figlio con problemi fisici dovuti a una malformazione congenita, ed ecco il primo fallimento come madre. Ero convinta che se una madre faceva un figlio "difettoso", la colpa non potesse che essere sua. Che scema, vero?

Poi è arrivato il tracollo finanziario, il fallimento come giovane imprenditrice, con le discussioni con i genitori che hanno dichiarato il fallimento sia come figlia che come sorella. Da lì il passo verso il ruolo di amica fallita è stato breve. Alla fine stavo perdendo anche mio marito: il fallimento come moglie ha chiuso una bella serie.

Avrei dovuto capire che era ora di ridimensionare le mie aspettative, ma la voglia di dimostrare che ero qualcuno è stata più forte. Mi sono messa d'impegno a rimettere in piedi la faccenda, mi ci sono voluti dieci anni, ma alla fine la famiglia si è rappacificata, mio figlio si è sistemato e con mio marito è tornato tutto a posto. Come amica ci devo ancora lavorare.

Ma la voglia di dimostrare è ancora lì, sempre più forte. Dopotutto sono cresciuta in un ambiente come quello della maggior parte delle persone, quello dove devi avere soldi, potere e bellezza. Nessuno di quelli che avevo vicino viveva in modo diverso.

Lavoravo per permettermi una macchina, vestivo di tutto punto, volevo una bella casa e facevo tre ore di palestra tre volte alla settimana per dimagrire. Le vacanze dovevano essere belle, a costo di fare debiti per averle, con il guardaroba nuovo per la partenza. Nessuno di quelli che avevo vicino viveva in modo diverso.

Ecco che arriva la proposta del Brasile: un sacco di soldi, perché non farne sfoggio? Si parte per questa bellissima avventura, ma da subito cozzavo contro la realtà. Mi sentivo persa, ma non potevo cedere: io ero Sara che viveva in Brasile, la moglie del direttore del reparto tessitura, nel residence più esclusivo della zona. Ne avevo da riempirmi la bocca. Avevo voglia di dimostrare al mondo che ero arrivata. Eravamo sempre lì: nessuno di quelli che avevo vicino viveva in modo diverso.

Lì ho incontrato Esmeralda e Donna Olinda, che mi hanno fatto vedere il mio lato oscuro e hanno cercato di liberarmi da esso, riuscendoci in parte. Con loro ho vissuto il più straordinario e profondo incontro spirituale della mia vita. Ma nonostante tutto, la scelta che mi si poneva davanti non l'ho nemmeno presa in considerazione. Nessuno di quelli che avevo vicino viveva in modo diverso. O forse, adesso, sì.

La vita ha deciso che dovevo ridimensionarmi, e con la caduta delle Torri Gemelle il lavoro è diminuito e tutti a casa. Alla notizia, una mia vecchia "amica" mi ha detto:

"Ma torni in Italia? Ecco il tuo ennesimo fallimento!"

E così, da fallita, sono tornata a casa con la coda tra le gambe ma con la determinazione di dimostrare che valevo qualcosa. Mi sono ritrovata circondata dalle stesse identiche persone che avevo lasciato alla partenza, tutte lì con lo sguardo di biasimo: povera, ci ha provato tante volte e tutte le volte ha fallito. Di nuovo: nessuno di quelli che avevo vicino viveva in modo diverso.

Abbiamo investito i nostri soldi in un'attività ambiziosa, che avrebbe anche potuto funzionare, ma per una serie di sfortunate coincidenze e tanta ingenuità è fallita. La frustrazione cresceva al pari della mia infelicità. Più ci provavo e più andavo a fondo. Non volevo arrendermi. Mi aggrappavo con le mani e con i denti all'idea di quello che volevo diventare: qualcuno da invidiare, piena di soldi.

Ma un bel giorno la vita, magnanima, mi ha attirata in Repubblica Dominicana con questa lusinga: potevo aprire un bar su una delle più belle spiagge dei Caraibi. Ora sì che avrebbero visto quello che valevo. Non è andata così, naturalmente. Chi mi aveva fatto la proposta era più ingordo di me, tanto che ho sentito odore di imbroglio appena l'ho visto. Ma ormai ero lì, tanto valeva rimanerci. Vivevo ai Caraibi: c'era di che invidiarmi, no?

Ed è proprio lì che, dall'ennesima cantonata, ho cominciato a intravedere qualcosa d'altro. Il mantra che mi ripetevo, nessuno di quelli che avevo vicino viveva in modo diverso, non lo sentivo più, perché vicino a me c'era qualcuno che viveva in modo molto diverso.

Ho capito che si può vivere senza televisione, senza corrente e senza acqua al rubinetto. Che si possono lavare i panni nel rio, e se lo fai per loro puoi farlo anche per te stessa. Che basta poco per riempirsi la pancia e che con un paio di pantaloni sfilacciati e una maglietta con i buchi si vive bene ugualmente. L'auto sarebbe comoda, ma per due anni mi sono spostata con i mezzi locali, che di bello e di sicuro non avevano nulla. La casa era semplice, con lo stretto necessario, tante piante, tanti fiori e un panorama da mozzare il fiato.

Ho dovuto tornare in Italia per capire tutto questo davvero. Per fortuna quello che avevo vissuto nella mia ultima esperienza dominicana mi era rimasto dentro, e nel frattempo l'episodio brasiliano è tornato a galla.

Chi sono? Cosa faccio? Cosa voglio? Cosa devo dimostrare? La risposta che accomuna tutte queste domande è una sola: nulla.

Mi ci sono voluti vent'anni per capirlo. La vita mi ha posto davanti tante scelte che ho sempre ignorato, o forse non ho mai nemmeno visto, tanto ero accecata da me stessa.

Poi, un giorno di quattro anni fa, mia sorella mi ha fatto un nome: Osho. E quel giorno la scelta l'ho vista, l'ho accettata e l'ho fatta mia

Il cammino è ancora lungo e il lavoro ancora tanto, ma ora so con certezza che non sono, non voglio e non devo dimostrare nulla. Con questa consapevolezza, sono felice.

Alla fine mi sono resa conto che se la maggior parte delle persone continua a cozzare contro le proprie frustrazioni e la propria infelicità, non è per colpa sua. Se continua a farlo è solo perché la scelta non riesce a vederla. Dopotutto, nessuno di quelli che ha vicino vive in modo diverso.

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