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Visualizzazione dei post con l'etichetta accoglienza

L'accento che non devo perdere

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  Il pensiero del martedì «Essere accolti non significa diventare qualcun altro. Significa sentirsi a casa restando sé stessi.» Oggi al supermercato una cassiera mi ha chiesto: «Sei italiana?» Le ho risposto di sì. Lei ha sorriso e mi ha detto: «Si sente. Hai un accento molto forte.» Allora ho scherzato: «Già... e non so se riuscirò mai a perderlo.» La sua risposta mi ha colpita più di quanto immaginassi. «Ma non lo devi perdere. Tu sei italiana. Il tuo accento è bello così com'è.» Sono parole semplici. Probabilmente per lei era solo una frase gentile. Per me, invece, è stato molto di più. Perché chi vive lontano dal proprio paese conosce bene quella sensazione sottile di essere sempre un po' diverso. L'accento ti segue. Ti accompagna negli anni. Ti tradisce prima ancora che tu abbia finito una frase. E a volte ci si chiede se un giorno sparirà. Se un giorno si parlerà come tutti gli altri. Se un giorno non si verrà più riconosciuti ...

[Sguardo] Jesus Revolution: disperazione, fede e porte chiuse

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  Gli anni ’60 e ’70 sono stati il tempo degli hippy, della controcultura e della ricerca di un senso spinta dalla disperazione. Una generazione che pensava di poter cambiare il mondo con gli acidi, con la ribellione, con l’energia di un sogno. Ma spesso quella ricerca finiva nel vuoto.   Guardando Jesus Revolution, mi ha colpito un passaggio in cui Lonny parla con il pastore Chuck:   “Pensavamo che gli acidi avrebbero salvato il mondo. Ma era una menzogna. Tanto falsa quanto quello a cui ci ribellavamo. Ho cercato ancora e ancora e finalmente sono arrivato alla conclusione e ancora c’era un vuoto e il mio popolo… ehm… è un gruppo di disperati. Disperazione, c’è potere in questa parola. So che potremmo sembrare molto strani ma se guardi un po’ più a fondo, se guardi con amore vedrai un gruppo di ragazzi alla ricerca delle cose giuste ma nei posti sbagliati. Quindi per rispondere alla tua domanda, come descrivere il mio popolo? Sono pecore senza pastore, e in cer...

Anch'io? Certo che sì: quando un gruppo di sconosciuti ti fa sentire a casa

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  Ho voluto far conoscere il mio paradiso a mia nipote, e il fine settimana è stato bellissimo. Non tanto per i luoghi, anche se il panorama era quello di sempre, meraviglioso, ma per una leggerezza che non mi aspettavo. Ero lì, ferma, a godermi il panorama in silenzio. Dietro di me sento una ragazza che dice ai suoi amici: "Dai, facciamo una foto tutti insieme!" Mi giro. Li guardo. E con tutta la mia faccia tosta chiedo: "Anch'io?" Lei non ha esitato un secondo: "Certo che sì!" Ho sorriso, ho fatto per andarmene, perché in fondo non li conoscevo, erano estranei, e loro: "No no, rimani! Tutti insieme!" Così mi sono messa in posa. Foto fatta. Ho ringraziato e me ne sono andata. Con il sorriso fino alle orecchie. Quello che non sapevo è che mia nipote, da lontano, stava fotografando me mentre facevo la foto con loro. Quattro estranei che si immortalavano insieme, senza sapere nulla l'uno dell'altro. E lei lì, a catt...