[Sguardo] Substrak e la superficialità dei social: la scrittura lunga come atto di resistenza

 


Oltre a qui, scrivo anche su Substrak.

Giuro, lo avevo immaginato come un posto dove leggere cose interessanti, scambiare opinioni e magari trovare qualche riflessione degna di nota.

Invece mi sono ritrovata davanti a un flusso di domande banali:“che fate il 25 aprile?”oppure foto di gattini che inseguono una luce. Per non parlare di video triti e ritriti, che alla fine lasciano il tempo che trovano.

Che delusione.

E a un certo punto ho capito che non era nemmeno Substrak il problema.

Scorri, guardi, metti un like e vai oltre.

Tutto veloce. Tutto leggero.

E più è leggero, più gira.

Se provi a fermarti un attimo, a dire qualcosa che richiede un minimo di attenzione, è come parlare in una stanza dove tutti stanno dicendo altro. Non è che non puoi farlo… è che si perde.

Avete presente quando cerchi di far crescere un fiore in mezzo alle erbacce? Ecco, quella è la sensazione. La voce si perde, soffocata da tutto il resto.

E allora succede una cosa strana: non è che la profondità sparisce… è che diventa fuori posto.

E qui mi è venuta una provocazione. E se Substrak imponesse un minimo di 1000 caratteri per ogni post? Sembra una sciocchezza, ma forse costringerebbe a fermarsi un secondo in più.

A mettere insieme un pensiero.

A dire davvero qualcosa.

Magari chi cerca solo un like veloce si stancherebbe.

Magari resterebbero meno persone. Ma diverse. O forse diventerebbe un posto più piccolo, sì. Ma anche più interessante.

Perché scrivere qualcosa che richiede tempo, oggi, sembra quasi fuori posto. E invece è proprio lì che succede qualcosa.

Quindi niente… o si trovano spazi diversi, oppure si prova a starci così, anche qui dentro, senza adattarsi troppo.

Vediamo cosa succede.

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