Il nonno al semaforo: una lezione di dignità in due pacchetti di fazzoletti
Lo troviamo sempre lì, fermo, al semaforo.
È un uomo, o meglio un nonno come noi amiamo chiamarlo. Sembra che abbia una novantina d'anni, ma forse ne ha di meno: difficile stabilire l'età in questo paese dove si invecchia precocemente. Vende fazzoletti. È alto un metro e una banana, i baffi bianchi e la shashia in testa.
Se ne sta lì in piedi, il bastone in una mano e due pacchetti di fazzoletti nell'altra. Nella giacca, più grande di due taglie, ha due grosse tasche dove, immagino, tenga la mercanzia da vendere.
Quando le auto si fermano si avvicina mostrando i fazzoletti. Se qualcuno dice di no, lui ringrazia sempre mettendo una mano sul cuore, come è uso nelle persone della sua età. Ha sempre il sorriso sulle labbra, amore negli occhi e pace nel cuore. E quando qualcuno compra, lo ringrazia con tutta l'anima: mercí, un million de fois.
Vedendo questa scena mi sono ricordata di quando vivevamo a Biella e ci si fermava al semaforo, quello prima della stazione. Lì c'era un ragazzo che quando ci fermavamo esordiva con: — Che, c'hai un euro? — Se gli rispondevamo di no ci copriva di pesanti insulti.
Il nonno invece è lì, dopo una vita di sacrifici, a vendere fazzoletti e a ringraziare chiunque, anche se nessuno compra nulla. A volte lo vedo seduto sul marciapiede con la testa bassa, ma appena qualcuno si ferma ecco che il suo bellissimo sorriso torna a illuminare il suo viso. A volte però non lo vediamo: dov'è il nonno oggi? ci chiediamo preoccupati. Temiamo sempre possa star male, ma quando la settimana dopo lo rivediamo tiriamo un sospiro di sollievo.
La povertà non lo ha reso arrogante né tanto meno pretenzioso. Lui ringraziava sempre e alla fine augurava salute e serenità a chiunque. Lo ricordo ancora, a distanza di anni, con il suo sorriso e la sua formula preferita: un million de fois! ❤️
