Santa Isabel: il paesino brutto che non riesci a smettere di amare

 

Ho sempre parlato di dove vivo, ma non ne ho mai parlato davvero.

Santa Isabel: un nome che trovo bellissimo, ma la pronuncia brasiliana gli toglie tutto il fascino. Santa Isabèo! Che tristezza!

È una bella cittadina? No, per niente. Ma si fa voler bene. Un po' come quando si vede un cane brutto. Al primo momento si pensa: cavolo, che brutto! Poi lo si guarda meglio negli occhi, ci si sofferma sullo scodinzolio e voilà, conquistato.

Ora via quegli occhi a cuore.

Proprio come quel cane, Santa Isabel ti conquista piano piano… a me ci sono voluti vent'anni. Tanti? Sì, ma ora la amo.

È disordinata, caotica. Cresciuta senza nessun piano regolatore, si può trovare una casa in stile coloniale accanto a un palazzone grigio che nessun architetto rivendicherebbe mai. I fili elettrici sono uno scempio, talmente tanti che sembra di essere intrappolati in una ragnatela gigante.

Santa Isabel è una città di 363 chilometri quadrati. Più o meno come Enna, in Sicilia.

Solo che Enna è una città.

Santa Isabel… no.

La via principale è segnata da una strada a senso unico con due corsie e parcheggi, per poi stringersi a una corsia sola.

I parcheggi sono a pagamento: su questo siamo in linea con l'Europa. Vi assicuro che quando si tratta di far pagare siamo avantissimo.

I negozi? O bellissimi o inguardabili. Nessuna via di mezzo. Come la città.

Ma ai negozi non ci si può affezionare. Mai.

Non è che puoi dire: torniamo lì, dove avevamo trovato quella cosa bellissima. No. Perché se lo fai, presa dall'entusiasmo, è facile che ti ritrovi davanti un uomo barbuto che chiede: barba o capelli?

«Ma io sono una donna.»
«Ok, barba?»

Alla fine della via c'è una piazzetta: simpatica, con alberi, fontane con giochi d'acqua che non ho mai visto in funzione, tre gazebo di legno di utilità misteriosa e un gazebo in muratura, tipo quello di Gilmore Girls. Solo molto meno romantico.

Ah, c'è anche la strada del ritorno. Ma dopo vent'anni, non la prendo quasi mai volentieri.

Del resto, chi lascerebbe volontariamente un posto con i fili elettrici a ragnatela, i gazebo inutili e il barbiere che offre la barba anche alle donne?

Solo un pazzo.

O qualcuno innamorato.

Fa lo stesso.


Ho cercato ma non ho foto mie di Santa Isabel. Diciamocelo: a nessuno verrebbe voglia di fotografarla. Queste qua sotto  le ho prese dal web, e già così ho dovuto cercare a lungo.






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