Domande banali e un colibrì: quando non fare nulla è già il viaggio
Oggi non ho molto da fare e mi faccio domande banali, così sciocche che non necessitano nemmeno risposta.
Osservo la palma davanti a me e guardo la pioggia che viene catturata dalle sue foglie. Quando queste si riempiono, l'acqua viene rilasciata e raccolta dalla tela che rimane in basso.
Mi chiedo: quanta di quest'acqua verrà assorbita dalla pianta prima che evapori al primo raggio di sole?
Il mio sguardo gira e va alle nuvole che, oggi, in assenza di vento, viaggiano lente.
Mi chiedo se si accumuleranno ancora o si dissolveranno al sole prima di raggiungere una nuova meta.
Ed ecco che arriva un colibrì, che succhia il nettare da un fiore cresciuto sulla siepe.
Mi chiedo quanti fiori gli servano per sentirsi sazio.
C'è poi una mosca sul bordo della poltrona, che si tiene salda per contrastare l'aria del ventilatore.
Poi si rilassa, sfregando le sue zampette.
Mi chiedo se esista un animale altrettanto sgraziato e fastidioso.
La risposta arriva subito: il fastidio delle zanzare sale solo al formulare quel pensiero.
Poi mi arriva una riflessione, la stessa di quando vivevo in Repubblica Dominicana…
Ma forse, stavolta, la conclusione non è più la stessa.
Ricordo quella volta in cui, parlando con Tembleque, riflettevo sul fatto che alzarmi la mattina e non fare nulla mi dava l'impressione di aspettare seduta la fine dei miei giorni.
Ne ero convinta, e mi sentivo quasi dispiaciuta… con un giorno in meno da vivere.
Poi sono tornata in Italia.
Ho continuato a fare le stesse cose, tranne che avevo più libri, la televisione da guardare e una connessione con il mondo.
Io… ma il resto del mondo?
Il mio pensiero va a tanta gente che si alza al mattino, il più delle volte prestissimo, fa il suo lavoro, si incazza, sta in coda, si incazza nuovamente, aspetta, fa di nuovo coda, si incazza un'altra volta.
Poi torna a casa tardissimo, così tardi che non mangia nemmeno un boccone, e ancora meno fa due chiacchiere.
La mattina si rialza e ricomincia… con un giorno in meno da vivere.
Ed eccomi qua a tirare le somme:
Io sono qui a far nulla.
Sonnecchio, leggo, ascolto musica, mangio, lascio vagare i pensieri...
I minuti passano, e sono gli stessi che non riprenderò più.
Dall'altra parte del mio mondo c'è un universo che corre, lavora, si stanca, si incazza, mangia, va a dormire — e anche loro con i minuti passati che non torneranno più.
E allora, che differenza c'è, se il fine è lo stesso per tutti?
Come disse Ketut nel libro Mangia, prega, ama:
"Non c'è nessuna differenza tra paradiso e inferno. La differenza è nel viaggio."
Per anni ho letto quella frase e annuivo, convinta di averla capita.
E forse, questo — qui, adesso, con la palma, il colibrì e la mosca sgraziata — è il momento in cui l'ho capita davvero.
