[Sguardo] Mollaccioni? Prima di dirlo, guardiamoci allo specchio



I ragazzi di oggi sono dei mollaccioni.

Lo sentiamo dire spesso, e lo diciamo ancora più spesso.

Con una facilità che dovrebbe farci vergognare un po'.

Sì, perché mentre li chiamiamo mollaccioni, non ci fermiamo mai a chiederci in quale mondo li abbiamo messi a vivere.

Partiamo dalla casa.

Per andarsene di casa, quel gesto che la nostra generazione considera il minimo sindacale dell'indipendenza, i ragazzi di oggi devono ripiegare su stanze condivise a prezzi che farebbero impallidire chiunque.

Novecento euro a stanza. Novecento!

E non un appartamento. Una stanza!

Quegli appartamenti erano dei nonni. Oggi, macchine da soldi.

E qualcuno, con grande senso degli affari e pochissimo pudore, ha deciso che speculare sulla necessità altrui si chiama mercato.

Sarà... Ma il mercato, in certi casi, ha proprio la puzza di chi se ne sta approfittando.

E non è solo la casa.

È il lavoro, precario, sottopagato, a progetto, a chiamata, a tempo determinato rinnovato all'infinito.

È l'università, costosa, lunga, spesso disconnessa dal mondo reale.

È il clima, un problema che non hanno creato loro ma che erediteranno interamente.

È un futuro che gli abbiamo consegnato già ipotecato.

E poi facciamo un passo indietro. Questi fantomatici mollaccioni, chi li ha cresciuti? Noi. E ora, siccome abbiamo sbagliato su tutti i fronti, mica ci assumiamo la responsabilità. No. La spostiamo. Su di loro. Furbi eh?

E dopo tutto questo, noi, la generazione cresciuta nel boom economico, col culo nel burro, con mutui a tassi ridicoli e lavori fissi a vent'anni, ci permettiamo di chiamarli mollaccioni. Ma per favore!

Lo Sguardo questa volta non è sui giovani.

È sullo specchio.

E quello che riflette non è proprio un bello spettacolo...

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