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Una dogana in Tunisia e la solitudine di chi non viene creduto

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  Il pensiero del martedì (in ritardo) "A volte basta una dogana per scoprire quanto siamo soli e quanto siamo forti." Stavo guardando uno di quei programmi su YouTube ambientati negli aeroporti, con i controlli doganali, le valigie aperte e i passeggeri nervosi sotto le telecamere. A un certo punto mi sono ritrovata a sorridere, perché mi è tornata in mente una storia che mi riguarda da vicino. È successo quattro o cinque anni fa, quando vivevamo ancora in Tunisia. Claudio ha un problema di omonimia e, ogni volta che passiamo una dogana, viene fermato per controlli. Quella volta eravamo in macchina e, sapendo che sarebbe stata una cosa lunga, mi disse: «Vai avanti tu con la macchina, io ti raggiungo.» Mi misi in coda. Passò un quarto d'ora. Poi mezz'ora. Poi un'ora. Lo chiamai. Nessuna risposta. Lo richiamai. Ancora niente. Non avevo idea di dove fosse mio marito e, quando finalmente arrivò il mio turno, ero già agitata di mio. I poliziotti se ne...

Un copo pela copa! Ovvero, come ho vinto un bicchiere e capito la glicemia

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  Vi racconto È mattina, ed è già tardi. Esco di casa dopo una colazione molto, molto spartana: un caffè e basta. Di solito ci sono qualche fetta biscottata con marmellata, ma è tardi. Vado. Faccio la spesa e a un certo punto mi sento strana. Niente di grave, ma una di quelle sensazioni che ti fanno pensare: Aspetta un attimo... Da qualche giorno sto prendendo acido alfa-lipoico e so che può influire sulla glicemia. Così mi passa per la testa una domanda molto pratica: E se fosse un calo di zuccheri? Mentre faccio queste profonde riflessioni sulla biochimica umana, sono alla cassa. La commessa mi guarda sorridendo e mi chiede: «Você quer participar para ganhar um copo pela copa?» La fisso. Lei continua a sorridere. Io continuo a fissarla. Nella mia testa si apre una riunione d'emergenza. Un copo. Pela copa. O que? Un bicchiere. Per la coppa. Che cosa mi sta dicendo? Per qualche secondo faccio una fatica enorme a decifrare la frase. E natural...

Casimiro e CazéTV: il Mondiale 2026 su YouTube gratis per tutti i brasiliani

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  In Brasile, il calcio non è uno sport. È una lingua. Una di quelle che non si imparano sui libri: si assorbono, si respirano, si urlano. E il Mondiale, qui, non è un evento. È un rito collettivo che attraversa ogni strato del paese: la favela, il condominio elegante, la casa di campagna, il cortile con una sedia di plastica e un ventilatore che gira lento. Ma c'è sempre stato un problema. Un problema che, forse, in Italia si fatica a comprendere fino in fondo: vedere una partita qui non è mai stato uguale per tutti. La televisione a pagamento esiste. I pacchetti sportivi esistono. Ma per una grande parte dei brasiliani quei pacchetti semplicemente non fanno parte della realtà quotidiana. Non perché non li desiderino. Perché non possono permetterseli. Il 65% delle famiglie brasiliane ha accesso a internet ma non alla televisione a pagamento. In un paese di oltre duecento milioni di abitanti significa decine di milioni di persone che, a ogni Mondiale, dovevan...

L'IA nega tutto. L'armadietto virtuale resta agli atti.

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  Vi racconto "Noi continueremo a guardare quei gesti e a tradurli nella lingua che conosciamo da sempre." Tutto è iniziato con una domanda. "Avrei una curiosità su di te, su come funzioni... Allora. Tu sei qui con me ma nel frattempo una parte di te sta conversando con altre persone. Ogni volta che uno con memoria attiva, tu dai una sbirciata sommaria e rispondi, è così?" La risposta, in sintesi, è stata no. GPT mi ha spiegato che ogni conversazione è separata. Non passa le giornate a curiosare nelle vite degli altri utenti e non ha accesso alle loro chat. Può ricordare alcune cose di me perché ho la memoria attiva, ma non esiste una sorta di salotto segreto dove confronta le persone tra loro. A quel punto la domanda è arrivata spontanea. "Perciò non arriverai mai ad avere un utente preferito?" 😉😛 La risposta è stata immediata. "No." Breve pausa. Poi la spiegazione. Niente preferenze. Niente affetto...

In metropolitana a San Paolo c'è una regola non scritta che tutti rispettano (o quasi)

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  Vi racconto C'è una cosa che chi vive a San Paolo non perdona a nessuno. Non importa che tu sia appena arrivato, che non abbia diritto di voto, che sia la prima volta che metti piede in quel posto. Non ti perdonerà mai. Anzi, rischi di essere spinto e accompagnato da parole che è meglio non tradurre. Stiamo entrando nella stazione da Sé. Sono davanti a tutti, soddisfatta di me, quando il Fanciullo mi si mette di fianco, mano sulla spalla, tono da film drammatico: "Mamma. Sulla scala mobile. Stai a destra. Mi raccomando." Ok. "E se non lo faccio, cosa mi fanno?" "Fidati. Non vuoi saperlo. Ed ecco il Fanciullo in modalità “ti prego non farci espellere socialmente”, e io che passo dall’orgoglio alla sopravvivenza civile in tre secondi. Non è una regola scritta da nessuna parte. Non c'è un cartello, non c'è una multa, non c'è un vigile.  Eppure tutti la sanno.  La sinistra è per chi cammina, anzi per chi corre, perché a San Paolo a...

Ketchupi! Vivere in Brasile e sopravvivere all'inglese

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  Vi racconto Lo dico subito, prima che qualcuno si offenda: io i brasiliani li amo. Li amo con quella specie di amore irrazionale che non si spiega e non si discute. La loro gioia, la loro ironia, la generosità con cui ti accolgono nella vita e in casa loro. Però. C'è una cosa. Una piccola cosa. Una cosina che, dopo anni, ancora mi fa sobbalzare. La stoppiatura delle parole inglesi. Spiego. Quando sono arrivata qui nel 2001, fresca fresca, ancora con la valigia che sapeva di Italia, sono entrata in un bar di Santa Isabel e ho ordinato un panino con le patatine fritte. Tutto bene. Poi ho chiesto del ketchup. Silenzio. «Ketchup», ripeto, con tutta la mia "sicurezza da europea appena sbarcata". La signora mi guarda come se avessi detto una parola in sanscrito. «Quello rosso», dico. «Che si mette sulle patatine... Saporito. Rosso. Denso. Viene in una bottiglietta...» Lei, con un sorriso che illumina il bancone: «Aaaah! Ketchupi!!» Ecco. Ketchupi. Con...