In metropolitana a San Paolo c'è una regola non scritta che tutti rispettano (o quasi)
C'è una cosa che chi vive a San Paolo non perdona a nessuno. Non importa che tu sia appena arrivato, che non abbia diritto di voto, che sia la prima volta che metti piede in quel posto. Non ti perdonerà mai. Anzi, rischi di essere spinto e accompagnato da parole che è meglio non tradurre.
Stiamo entrando nella stazione da Sé. Sono davanti a tutti, soddisfatta di me, quando il Fanciullo mi si mette di fianco, mano sulla spalla, tono da film drammatico: "Mamma. Sulla scala mobile. Stai a destra. Mi raccomando."
Ok.
"E se non lo faccio, cosa mi fanno?"
"Fidati. Non vuoi saperlo.
Ed ecco il Fanciullo in modalità “ti prego non farci espellere socialmente”, e io che passo dall’orgoglio alla sopravvivenza civile in tre secondi.
Non è una regola scritta da nessuna parte. Non c'è un cartello, non c'è una multa, non c'è un vigile.
Eppure tutti la sanno.
La sinistra è per chi cammina, anzi per chi corre, perché a San Paolo anche salire una scala mobile è un'attività che si fa di fretta. La destra è per chi sta fermo. E guai a confonderle.
Ho sentito di un turista, valigia enorme, cuffie alle orecchie, beatamente piantato a sinistra. Nel giro di trenta secondi si è ritrovato circondato da sguardi che avrebbero fatto impallidire un leone. Nessuno ha detto una parola. Probabilmente non ce n'era bisogno.
Ho sentito anche di una signora che per distrazione si è spostata a sinistra a metà scala. Una voce anonima dietro di lei, educatissima ma fermissima: "Com licença."
Non era una richiesta.
Era un decreto.
Io invece ho ubbidito subito. Mi sono messa a destra, insieme ad altre anime prudenti, e ho vissuto il momento con tutta la dignità che riuscivo a raccogliere. Ferma e composta, mentre alla mia sinistra una sfilata di baldi giovani saliva a passo svelto, quasi volasse, come se avessero un appuntamento urgente con il destino al piano di sopra.
Io invece avevo un appuntamento con la sopravvivenza.
E l'ho rispettato.
