Martedì quando il corpo cambia le regole
Il pensiero del martedì
«Non volevo i calzini. Non volevo il caldo. Non volevo essere malata. Eppure eccomi qui, e sto bene lo stesso.»
Amavo sentire il pavimento, la terra, l'erba.
Amavo il freddo, il vento, l'acqua fredda sulla pelle.
Non mi limitavo ad amare tutto questo: lo vivevo, lo respiravo, lo integravo.
Poi mi sono ammalata.
A quanto pare, la mia malattia non ama il freddo.
Ama i calzini, le ciabatte imbottite, i pigiami felpati e la borsa dell'acqua calda.
Ho sempre odiato il caldo, da quando ne ho memoria.
Eppure ora ne ho bisogno.
E come si fa ad accettare ciò che si è sempre odiato?
Lo si accoglie.
Si impara ad apprezzare ciò che è necessario.
Come chi odia prendere medicine ma sa che lo faranno stare meglio.
Il caldo non ha tutti quegli effetti collaterali, certo.
Ma il sudore, le vampate… non sono facili da digerire.
Qui sta arrivando l'inverno, e così lo cerco.
Due paia di calzini.
Il tepore che sale lungo le gambe e il pigiama che le accompagna al rilassamento.
La sera, la borsa dell'acqua calda irradia il calore che manca al resto del corpo.
Prima lenzuola leggere e una copertina.
Ora altre due coperte sulle gambe.
È stato difficile?
Sì, decisamente.
Ma ora ho accettato che la nevralgia post-erpetica ha bisogno di cure.
Ho accettato anche il fatto di essere malata.
L'accettazione non è resa.
È presenza.
E io ci sono.
Con i calzini, il pigiama e sotto le coperte.
E la borsa dell'acqua calda?
Una bellissima ciliegina su una coperta spumosa.
Ne ho parlato per la prima volta qui.
È stato difficile?
Sì, decisamente.
Ma ora ho accettato che la nevralgia post-erpetica ha bisogno di cure.
Ho accettato anche il fatto di essere malata.
L'accettazione non è resa.
È presenza.
E io ci sono.
Con i calzini, il pigiama e sotto le coperte.
E la borsa dell'acqua calda?
Una bellissima ciliegina su una coperta spumosa.
