Ketchupi! Vivere in Brasile e sopravvivere all'inglese
Lo dico subito, prima che qualcuno si offenda: io i brasiliani li amo. Li amo con quella specie di amore irrazionale che non si spiega e non si discute. La loro gioia, la loro ironia, la generosità con cui ti accolgono nella vita e in casa loro.
Però.
C'è una cosa. Una piccola cosa. Una cosina che, dopo anni, ancora mi fa sobbalzare.
La stoppiatura delle parole inglesi.
Spiego.
Quando sono arrivata qui nel 2001, fresca fresca, ancora con la valigia che sapeva di Italia, sono entrata in un bar di Santa Isabel e ho ordinato un panino con le patatine fritte. Tutto bene. Poi ho chiesto del ketchup.
Silenzio.
«Ketchup», ripeto, con tutta la mia "sicurezza da europea appena sbarcata".
La signora mi guarda come se avessi detto una parola in sanscrito.
«Quello rosso», dico. «Che si mette sulle patatine... Saporito. Rosso. Denso. Viene in una bottiglietta...»
Lei, con un sorriso che illumina il bancone: «Aaaah! Ketchupi!!»
Ecco. Ketchupi. Con la i finale. Quella i che cambia tutto.
Da quel giorno ho cominciato ad ascoltare con orecchie diverse. E ho scoperto un mondo.
WhatsApp diventa WhatsAppi. Titanic diventa Citanichi. Facebook diventa Facebooki. Gli M&M diventano Emi Emi. Il Picnic si trasforma in Piqui Niqui. Il Milkshake in Milquixeiqui, che già solo a scriverlo mi si "attorciglia" la tastiera. Diet diventa Daietchi. E il povero Laptop, che non ha fatto niente di male a nessuno, finisce come Lapitopi che più che un piccolo e raffinato computer, sembra indicare un dolce piccolo uccellino! Guarda... un Lapitopi!!
E non pensiate che sia solo il parlato quotidiano, quella cosa che succede tra amici al bar. No no. Anche la pubblicità televisiva ci si è adeguata allegramente. Le grandi multinazionali, quelle con i budget miliardari e i creativi pagati a peso d'oro, hanno deciso che in Brasile si fa così. McDonald's in persona, nello spot ufficiale, in prima serata, dice Bigui Méqui. Con tutta la tranquillità del mondo. Voce fuori campo professionale, musichetta, e Bigui Méqui.
Liberamente istituzionalizzato. Decisamente ufficiale. Con tanto di jingle!
Ho chiesto in giro. E no, non sono la sola. Tutti gli stranieri che vivono qui hanno la loro storia, il loro momento di smarrimento davanti a una parola inglese che non riconoscono più.
Ma poi ho capito una cosa.
Il portoghese brasiliano ha una sua logica, bellissima e precisa: le sillabe preferiscono finire con una vocale. È quasi una questione di estetica sonora. Le consonanti finali suonano nude, un po' brusche. Meglio ammorbidirle, arrotondirle, dargli un cuscino su cui appoggiarsi.
In fondo è lo stesso istinto con cui i brasiliani accolgono le persone.
Ma la cosa che mi fa ridere di più? Il WhatsApp. Perché con il WhatsApp mi sono intestardita. Anni di resistenza. Lo pronuncio all'inglese, lo pronuncio bene, lo pronuncio con tutta la mia dignità europea.
E poi, in mezzo a una conversazione, mentre sto raccontando qualcosa a Tomo o al Fanciullo, mi scappa. WhatsAppi. Con la i. Bella tonda. Proprio lì.
E ogni volta faccio quella faccia. 🤭
Bisogna ammetterlo, il Brasile entra dentro, piano piano, e non chiede il permesso, a nessuno! ❤️
