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Visualizzazione dei post da gennaio, 2026

Il gallo stonato e il pranzo inaspettato: un ricordo caraibico

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Un racconto di vita quotidiana in Repubblica Dominicana, tra risvegli sgraziati, vicini sinceri e finali sorprendenti. Vegani avvisati: qui si ride anche di un gallo stonato. Ricordi... Ieri mi è bastato vedere un gallo tronfio in una foto per ricordarmi che, in Repubblica Dominicana, ne avevo uno sotto casa che pensava di essere Pavarotti. Era il 2006, o giù di lì, eravamo in quella della Domenicana da un anno circa. Vicino a noi viveva una famiglia che ho sempre apprezzato molto. C’era Santiago, sua moglie Andrea e figli e nipoti sparsi un po’ ovunque. Una mattina mi sveglio con il canto di un gallo che, più che un canto, era il suono sgradevole di un gesso sulla lavagna. Mi alzo e, fuori dalla finestra, proprio sulla recinzione, vedo un galletto tutto allegro e tronfio che dava il buongiorno al mondo. Ho pensato: e questo da dove cazzo arriva? E niente, mi sono rimessa a letto. Il cantante ha finito la sua performance, così io mi sono riad...

Coltivare il sole: il mio cammino verso l’autonomia energetica

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  Ci sono desideri che coltivi per anni, in silenzio. Il mio era questo: avvicinarmi il più possibile all’autonomia energetica. Il mio inizio è stato mercoledì: sono arrivati i pannelli solari! Li ho desiderati da quando ne ho memoria. Mi hanno sempre affascinata: l’idea di poter usufruire di una cosa così bella, così semplice e così intelligente. Sì, domani, quando verranno a collegare il tutto iniziamo — finalmente — a coltivare il sole ☀️ E non potevamo desiderare luogo migliore, visto che viviamo in una riserva naturale . Qui l’acqua viene depurata internamente e tutta l’energia necessaria agli spazi comuni — acqua compresa — nasce dal sole. C’è poi un altro grande vantaggio: in Brasile l’energia prodotta in più non si perde. Entra nel circuito e diventa credito. Ci potete credere? Oggi do, domani riprendo, quando ne ho bisogno mi viene restituita. E il credito dura cinque anni! Non sarà autonomia al 100%, ma è molto ...

[Sguardo] Due pesi e due misure: italiani all’estero e integrazione

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Una riflessione sulla nostra diaspora e sul modo in cui giudichiamo le comunità straniere in Italia. Qualcuno di voi ha letto quell’articolo su Antônio Prado, la città brasiliana dove si parla ancora il dialetto talian? Bello vero? Ah, com'è commovente! Tradizioni, patrimonio culturale, museo a cielo aperto… insomma, la solita autocelebrazione da italiani all’estero. Ed è qui che mi sale il crimine. Perché diciamolo: noi italiani siamo intolleranti verso chiunque arrivi da fuori, ma intanto siamo andati a rompere gli zebedei ovunque nel mondo. Brasile, Argentina, Stati Uniti, Belgio, Svizzera… ovunque ci fosse da emigrare. Trovatemi un posto dove non ci sono italiani! Ci siamo piazzati con le nostre valigie di cartone e abbiamo imposto lingua, tradizioni, chiese e chiassose feste patronali. Quando lo facciamo noi, diventa " patrimonio culturale ". Quando lo fanno gli altri in Italia, diventa " problema di integrazione ". Un ...

Estate a Santa Isabel: 18 gradi e voglia di cioccolata calda

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Lo scrivevo un anno fa o giù di lì… e dopo un anno la storia non è cambiata: fa freddo!   Siamo in estate, vivo al  nord di Sao Paulo e FA UN FREDDO BOIA !   Oggi: 18 gradi di massima e 14 di minima. Così il ventilatore va in ferie, il plaid torna protagonista e la cioccolata calda riprende il suo posto nel cuore.  E il costume da bagno? Quello lì è appeso all’attaccapanni che mi guarda con disprezzo e frustrazione. E io mi chiedo: ma l’ estate brasiliana non era quella cosa con il caldo, il cocco e la sabbia bollente?   A Santa Isabel no. Qui l’estate è un concetto filosofico. Un’idea. Un sogno lontano. Un meme climatico.   Ma non voglio lamentarmi, anzi, va bene così. Almeno posso indossare il maglione natalizio senza sembrare fuori stagione. E il mio amato cappuccino non mi fa sudare. L’unica rogna è la pioggia che non smette più: ormai credo che le nuvole abbiano firmato un contratto a tempo indeterminato...   Morale dell...

Relazioni senza catene: imparare a lasciare andare con leggerezza

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Un racconto personale sul valore dei legami che cambiano: imparare a lasciare andare senza sentirsi abbandonati, trasformando la delusione in leggerezza e libertà. C’è un modo di stare nelle relazioni che pesa più della solitudine. È quello fatto di frasi che tornano sempre uguali: “Con tutto quello che ho fatto per lui.” “Io ci sono sempre stata per lei.” “Dopo tutto quello che abbiamo passato insieme.” E poi sparisce, non si fa più sentire. Frasi che non sono ricordi, ma conti aperti. In questo modo di vivere i legami, nulla è davvero gratuito: ogni gesto diventa un credito, ogni presenza una garanzia, ogni distanza una colpa. La gratitudine, qui, non ha scadenza. E proprio per questo non libera mai. Io ho sempre vissuto i rapporti in un altro modo. La mia vita è come un treno: le persone sono libere di salire, di restare il tempo che serve e di scendere quando vogliono.  Non ho mai avuto grandi aspettative. Non perché non senta, ma perché non ...

[Sguardo] Superintelligenza e colpe umane: l’algoritmo non decide da solo

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  Un articolo che smonta la narrativa apocalittica sull’IA: non è l’algoritmo a decidere, ma gli esseri umani che lo progettano, lo addestrano e lo usano senza responsabilità. Ogni volta che leggo titoli sulla “ superintelligenza artificiale che ci estinguerà ” giuro, mi sale il crimine. Non per l’IA, ma per la quantità industriale di cazzate che gli esseri umani riescono a raccontarsi pur di non dire una frase semplice: l’abbiamo fatto noi. L’algoritmo ha deciso.  L’algoritmo ha sbagliato.  L’algoritmo discrimina.  L’algoritmo ci distruggerà.  No. L’algoritmo non fa nulla da solo. È una creatura senza volontà, senza intenzione, senza istinto. Non si ribella, non trama, non si vendica. Non si sveglia la mattina pensando: “oggi estinguiamo l’umanità”. Quella è fantascienza di bassa lega, buona per tranquillizzare gli imbecilli. La verità, molto meno spettacolare, è che gli esseri umani costruiscono strumenti potentissimi e poi fingon...

Vetri, bottiglie e silicone: l’arte di complicare la vita

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  Avete mai notato che esiste una categoria di professionisti che sembra avere un unico obiettivo: rendere la vita del cliente un percorso a ostacoli? Sto parlando dei vetrai. Sì, quelli che ti portano il vetro nuovo, lo montano con grande maestria che Michelangelo spiccia casa… e poi ti lasciano un mosaico di cartoni incollati con silicone come se stessero sigillando il Santo Graal Il vetro arriva scintillante, tu già immagini la luce che entrerà in casa come in una pubblicità di arredamento scandinavo. Poi ti avvicini e scopri che è ricoperto da cartoni incollati con una sostanza che nemmeno la NASA riuscirebbe a rimuovere. E lì capisci che il vero lavoro non è stato il montaggio, ma la maratona di pulizia che ti aspetta. Il silicone è il loro pennello preferito. Lo usano ovunque, per fissare, per proteggere, forse anche per firmare le opere. Risultato? Tu passi ore con raschietti, alcool e bestemmie, mentre loro se ne vanno soddisfatti, convinti di averti con...

Desideri veri e desideri indotti: riflessione sulla felicità e il coraggio di restare autentici

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  Desideri veri e desideri indotti: uno sguardo personale Una riflessione ispirata da Galimberti sulla felicità e sul coraggio di restare fedeli ai propri desideri autentici. Leggendo questo articolo  sulle parole di Galimberti riguardo alla felicità mi sono fermata a pensare. Questo pensiero non vuole assolutamente correggere nessuno, ma aggiungere solo uno sguardo.  Da quello che sento, che leggo e che percepisco, credo che molti desideri non siano davvero nostri. Arrivano dai genitori, dagli amici, dalle aspettative, dalle mode del momento. Li assorbiamo senza accorgercene e poi li chiamiamo sogni. Ma non è sempre così. Io, per esempio, da bambina avevo un desiderio chiarissimo: volevo venire in Brasile. Era così mio che per regalo di compleanno ho chiesto un atlante geografico. Non era una fuga, non era un’idea romantica: era semplicemente un richiamo. Eppure, intorno a quel desiderio, c’erano sempre domande: Ma dove vuoi andare? ...

[[Sguardo] Non è nuova l’intolleranza: oggi è visibile

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  Una riflessione su voce, visibilità e cambiamento. L'altro giorno ho sentito qualcuno dire: "L'intolleranza è in aumento, la gente è sempre più cattiva." Può sembrare così, ma la verità è che l'intolleranza, l'ipocrisia e la cattiveria sono sempre esistite. Erano semplicemente nascoste sotto il velo del "loro" controllo. Un controllo che imponeva silenzio e invisibilità a chi non rientrava nei loro schemi. Gay, lesbiche, trans, neri, altri, esistevano, certo, ma non potevano pretendere di esistere apertamente. Oggi, in questa epoca straordinaria, qualcosa è cambiato. Qualcuno, a "loro" poco gradito, ha osato pretendere di esistere. Ha osato alzare la voce, reclamare spazio, diritti, dignità. E questo ha scatenato una reazione. Non è che "loro" siano diventati cattivi; hanno semplicemente smesso di nascondere la "loro" cattiveria. La perfidia che prima era celata ora si manifesta apertamente, senza vergogna. Urlan...

La gioia di abitare: costruire uno spazio che rispecchi sé stessi

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  La gioia di abitare finalmente la mia vita Per molto tempo, ogni volta che mi veniva voglia di comprare qualcosa, arrivava subito la stessa domanda: “Ok, e poi, quando me ne devo andare...cosa ne faccio?” . La voglia di abbellire una casa, di scegliere un oggetto o un dettaglio, si fermava lì. Ed era così frustrante, anzi, castrante! Perché dopo c’era sempre un “poi” senza risposta: un trasloco possibile, una fine già prevista, una casa che non era davvero mai davvero mia. Per anni ho abitato stanze già pensate da altri, case in affitto arredate e corredate, luoghi dove si passa ma non si resta, mai... Ora invece arrivano pacchi. Arrivano uno alla volta, e ogni volta è come ricevere un regalo: una televisione, una tostiera, posate, piatti, pentole, persino delle poltrone! Apro quelle scatole lentamente, non per l’oggetto in sé, ma per quello che rappresenta. Scelgo, appoggio, decido dove stare. Non sto semplicemente riempiendo una cas...

Diventare casa: rifugio tra foresta e imperfezioni

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Un racconto personale sulla nuova casa, tra natura, silenzio e il coraggio di abitare il proprio abisso... Da qualche giorno siamo nella casa nuova. Lo avevo raccontato qui un po’ di tempo fa. Ho sempre amato i panorami, quei luoghi dove i miei occhi potevano perdersi oltre l’orizzonte, lontano, e sognare posti nuovi. Ho sempre immaginato una grande casa in cima a una collina, magari rivolta a ovest, così da poter ammirare il sole che tramonta e godere del giorno che svanisce, salutandolo con la promessa di un ritorno il giorno dopo. Mai avrei pensato di vivere chiusa su tre lati di foresta vergine e, sebbene avessi detto che andava bene così, pensavo che me la stessi raccontando. E invece, sorpresa sorpresa, lo adoro! Dentro questo muro verde pieno di vita ho trovato il mio rifugio. Nessuno mi vede e non vedo nessuno. Solo il suono del vento tra le foglie. Questo mio nuovo nido non ha nulla di perfetto: una ristrutturazione fatta da ...

[Sguardo] Elize Matsunaga: il documentario che divide tra verità e manipolazione

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Un’analisi critica sul racconto del crimine e sull’immagine costruita dalla protagonista.   Ho appena finito di vedere il documentario su Elize Matsunaga e faccio davvero fatica a non emettere un giudizio. Non tanto per il crimine in sé, che è già di una gravità estrema, ma per il modo in cui viene raccontato. E quello che mi ha disturbato più di tutto è sentirla ripetere, come un mantra: “ho fatto un errore”. Un errore? Dici che hai fatto un errore?? Non hai sbagliato autobus. Non hai messo il sale al posto dello zucchero. Non hai dimenticato la porta di casa aperta... hai ucciso tuo marito! E anche se fosse stato per legittima difesa, non lo smembri e non lo distribuisci in mezzo ai boschi. C’è un limite tra l’umano e l’inumano, e lei lo ha superato. Il documentario sembra quasi costruito da lei stessa. Dice di non volere attenzione, ma poi si concede interviste, si mostra mentre prega, piange, si fa il segno della croce davanti alle telecamere. (In quelle sc...

Dal “tudo bom” al silenzio finlandese: quando le parole raccontano i popoli

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  Un viaggio tra rituali linguistici: la prolissità brasiliana e l’essenzialità nordica. Un viaggio tra rituali linguistici: la prolissità brasiliana e l’essenzialità nordica. Poco fa ho letto che in Finlandia non si usano i nomi propri. Curiosa, mi sono fiondata sull’articolo per capire quale strana usanza ci fosse in quel meraviglioso paese. Poi però mi sono ricordata che anche dove vivo c’è un modo tutto particolare di comunicare. Qui non si bada al risparmio di parole: la prolissità è un’arte, un’abitudine, quasi un obbligo sociale. Prendiamo il celebre “tudo bom?” . Si incrocia una persona per strada e la formula è sempre la stessa: “Bom dia, tudo bem?” . La risposta, altrettanto obbligatoria: “Tudo!” . Dal macellaio la scena si ripete: lui ti accoglie con un “pois não” (anche qua bisognerebbe farci un articolo perché pois não letteralmente significa poi no , Ma viene usato come un "mi dica") e tu, diligente, rispondi: “Tudo bom? Preciso ...