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Dal “tudo bom” al silenzio finlandese: quando le parole raccontano i popoli

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  Un viaggio tra rituali linguistici: la prolissità brasiliana e l’essenzialità nordica. Un viaggio tra rituali linguistici: la prolissità brasiliana e l’essenzialità nordica. Poco fa ho letto che in Finlandia non si usano i nomi propri. Curiosa, mi sono fiondata sull’articolo per capire quale strana usanza ci fosse in quel meraviglioso paese. Poi però mi sono ricordata che anche dove vivo c’è un modo tutto particolare di comunicare. Qui non si bada al risparmio di parole: la prolissità è un’arte, un’abitudine, quasi un obbligo sociale. Prendiamo il celebre “tudo bom?” . Si incrocia una persona per strada e la formula è sempre la stessa: “Bom dia, tudo bem?” . La risposta, altrettanto obbligatoria: “Tudo!” . Dal macellaio la scena si ripete: lui ti accoglie con un “pois não” (anche qua bisognerebbe farci un articolo perché pois não letteralmente significa poi no , Ma viene usato come un "mi dica") e tu, diligente, rispondi: “Tudo bom? Preciso ...