[Sguardo] Il rispetto ha ancora un indirizzo
C'è una cosa che osservo, qui in Brasile, e che ogni volta mi colpisce come se fosse la prima.
Ero a tavola con mia nuora e sua madre, che era lì per la prima volta. A un certo punto sento: «A senhora precisa de alguma coisa?» la signora ha bisogno di qualcosa? Mia nuora, 38 anni, dava del lei a sua madre di 63. Con la stessa naturalezza con cui si passa il pane.
In un'epoca in cui i miei connazionali vogliono diventare i migliori amici dei propri figli, dove li chiamano Bro e li consigliano di stare "scialli", qui ci si rivolge ai genitori con il voi. Non per distanza. Per riconoscimento.
Ma è stato al cartório che ho capito qualcosa di più profondo.
C'era una nonna, anziana, con un'età difficile da definire, molto vecchia, ecco. Accanto a lei un ragazzino, 14, forse 15 anni, che la accompagnava per sbrigare delle pratiche. Non ho mai visto tanta gentilezza, tanta premura, tanta cura silenziosa. La chiamava vovózinha , nonnina, e anche lui le dava del lei. «Cuidado com o degrau, vovózinha», attenzione al gradino, nonnina. L'ha fatta sedere. E poi è andato da solo a raccogliere informazioni su cosa doveva fare, come se quella responsabilità fosse sua, e fosse la cosa più normale del mondo.
Io sono rimasta con la bocca aperta. E quando l'ho richiusa, è arrivata la commozione.
Perché non era educazione formale, non era una parte recitata. Era un ragazzo di 14 anni che si prendeva cura. Con il corpo, con l'attenzione, con le parole giuste. Senza nessuno che guardasse, senza nessun applauso da ricevere.
Cuidado com o degrau. Tre parole. Ma in quelle tre parole c'è la consapevolezza che lei è fragile, che il mondo ha dei gradini, e che lui, per scelta, non per obbligo, cammina accanto a lei per assicurarsi che non inciampi.
In Occidente abbiamo separato le generazioni quasi chirurgicamente. Gli anziani stanno con gli anziani, i giovani con i giovani. I vecchi sono diventati un problema da gestire, non una presenza da accompagnare. E un adolescente che si fa vedere in giro con la nonna, che le dà del lei, che le sistema la sedia,sarebbe guardato come una cosa strana.
Qui no. Qui è normale. Ed è proprio questa normalità che mi spezza ogni volta.
Non sto dicendo che il Brasile sia perfetto, non sto facendo paragoni che schiacciano una cultura sull'altra. Sto solo dicendo quello che vedo, con gli occhi di chi conosce entrambe le rive.
Il rispetto, qui, ha ancora un indirizzo preciso. Sa a chi appartiene. E si vede, nei gesti, nelle parole, in un gradino indicato con delicatezza a una nonna che cammina piano.
Adesso che rileggo noto una cosa: proprio domenica scorsa scrivevo di mia madre ferma davanti a una porta, con la sedia a rotelle di mio padre, mentre il mondo le passava accanto senza vederla. Oggi scrivo di un ragazzino al cartório che diceva alla sua nonna cuidado com o degrau. Stesso passaggio. Storie diverse.
Alcune volte basta osservare per capire cosa si è perso. E cosa, altrove, si è saputo tenere.
Sguardo
