Procon: quando il Brasile tutela davvero i suoi consumatori
C'è una cosa del Brasile che continua a sorprendermi.
Non la bellezza. Non il calore della gente.
Quello ormai lo conosco, lo respiro, ci vivo dentro... ma che ce lo ripeto a fare!
È altro.
È la serietà con cui questo Paese protegge i suoi consumatori.
Si chiama Procon.
Esiste in ogni stato, in ogni città grande o piccola. Perfino nella nostra piccola Santa Isabel!
È un organo pubblico, gratuito, accessibile, concreto.
Puoi andarci di persona, puoi scrivere online.
Puoi portare fatture, mail, screenshot.
E loro ascoltano.
Non è una cosa da poco, credetemi.
In Italia esistono strumenti simili: Antitrust, Codacons, associazioni dei consumatori. Ma nella pratica quotidiana, almeno per la mia esperienza, sono spesso strumenti per chi ha tempo, voglia e nervi d'acciaio. E non è nemmeno detto che si arrivi a una soluzione. A me, per esempio, non è successo.
Qui, invece, sembra funzionare.
Qui il brasiliano medio sa perfettamente cos'è il Procon.
Sa dove si trova.
Sa che funziona.
La prima volta l'abbiamo scoperto per esperienza diretta.
Avevamo comprato una lavatrice: duemila reais, non certo due spicci.
Aveva un difetto evidente. Quando centrifugava, se ne andava a spasso per la lavanderia. Non per colpa dei piedini, ma per un difetto di progettazione.
Abbiamo contattato l'azienda.
Ci hanno risposto, con tutta la loro flemma aziendale, che non era vero. Che per la centrifuga bisognava mettere i panni in un certo modo, con una certa quantità d'acqua, con l'ammorbidente dosato in un certo modo.
Insomma, secondo loro la lavatrice funzionava benissimo. Pazienza se si faceva due passi da sola.
Hanno ribadito che non avevano alcuna intenzione di intervenire.
Abbiamo chiesto consiglio e i nostri amici brasiliani non hanno avuto dubbi:
«Andate al Procon.»
Siamo andati alla sede di Santa Isabel.
Ci hanno chiesto le fatture, le copie delle mail, tutta la documentazione.
Abbiamo lasciato tutto nelle loro mani.
Tre mesi dopo, tre mesi non tre anni, l'azienda ci ha restituito i duemila reais.
Anzi, di più.
Ci hanno riconosciuto anche gli interessi e il risarcimento dei danni.
Totale: duemilaottocento reais.
La seconda storia è molto più recente.
E, per certi versi, fa quasi sorridere per quanto si è risolta in fretta.
Una settimana fa abbiamo cercato delle lenzuola online.
Le abbiamo trovate: belle, bianche, proprio come piacciono a me.
La descrizione del prodotto diceva chiaramente: 100% cotone.
Quando sono arrivate, però, già al tatto qualcosa non mi convinceva.
L'etichetta ha confermato il dubbio: 100% poliestere.
Abbiamo contattato l'azienda. Screenshot alla mano, abbiamo inviato il reclamo.
La risposta è stata che non era colpa loro, perché sull'etichetta c'era scritto poliestere. Quindi non avrebbero fatto nulla.
Il fatto che la pubblicità fosse ingannevole non li ha nemmeno sfiorati.
Abbiamo restituito le lenzuola, sperando almeno in un rimborso o in un cambio con quelle giuste.
Non è arrivato né l'uno né l'altro.
Allora abbiamo scritto al Procon.
Screenshot, conversazioni, tutta la documentazione.
Indovinate com'è finita?
Le lenzuola di cotone sono arrivate.
Con tanto di scuse.
Ecco il Brasile che amo.
Di problemi questo Paese ne ha tanti.
Ma ha anche tante cose che funzionano.
E quando decide di tutelare un cittadino, sa farlo sul serio.
