Tornare in un posto che non esiste
Tornare in un posto che non esiste è la forma più pura di libertà.
La notte scorsa ci sono riuscita di nuovo.
Avrei dovuto scrivere subito, perché oggi la magia non è più la stessa ma...
Esco dalla stanza e sono in una piccola anticamera. Alla mia sinistra c'è una porta, anche quella bianca. La apro ed è un bagno.
Anche qui i pavimenti sono bianchi, con modanature alte un metro di legno bianco. Le pareti e il soffitto sono blu notte. C'è una vasca da bagno in metallo, di quelle alte per appoggiarci la testa, smaltata di bianco con i piedini anch'essi blu. Ma la parte alta non si trova contro il muro, al contrario: chi si siede nella vasca può vedere, dalla grande finestra, lo stesso ibisco rosso che si vede anche in camera.
Il lavandino è una tazza bianca di ceramica. Sopra, uno specchio incollato al muro con una cornice di piccoli bastoncini imbiancati dal sale del mare.
Esco e sono di nuovo nell'anticamera. Alla mia sinistra c'è un'altra porta. Decido di ignorarla.
Di fronte a me c'è un'apertura che dà sulla cucina.
La cucina è leggermente arretrata rispetto al resto della casa, per fare spazio a un portico. Mi giro verso sinistra, dove c'è l'entrata: sulla stessa parete, sotto la finestra, un grande lavandino. In fondo c'è il frigorifero che soffia sommessamente. Sullo sportello c'è un disegno che sembra fatto da un bambino: una grande palla gialla con i raggi e tre figure, due grandi e una piccola.
Mi avvicino al lavandino. Fuori c'è il portico, anche qui senza ringhiera, solo gradini, qualche pianta appesa e dei gerani in un grande vaso di terracotta.
Di fronte al lavandino c'è un banco molto vecchio. Oltre il banco, un grande tavolo con otto sedie, quelle che amo tanto, con i braccioli. Sul piano grezzo c'è un cesto colmo di frutta fresca. Deve essere passata la mia vicina a lasciarla.
Dall'altra parte una bella credenza, di quelle con gli sportelli e i cassetti sotto e le vetrinette all'inglese sopra, dove dentro ci sono una quantità di tazze e bicchieri, tutti spaiati e tutti colorati.
Vicino alla credenza c'è una porta a vetri che dà su quello che amo chiamare la stanza d'inverno, anche se è quella che uso di più durante tutto l'anno.
Entro.
Non ci sono pareti, solo tre grandi vetrate. Contro la parete della cucina c'è un grande divano color crema, tanto bello quanto delicato, salvaguardato da una coperta arcobaleno. Di fronte, una poltrona comprata dal robivecchi. Sembrava che mi stesse aspettando: io, amante dei colori vivaci, l'ho presa senza pensarci e ora è lì che troneggia sull'intera stanza.
Sul tavolino, in una bacinella, tanti tappi colorati raccolti sulla spiaggia. Non li butto. Li lascio lì, a ricordare quanto tutto sia delicato e in pericolo.
Mi siedo sul divano e guardo fuori. C'è una grande siepe fiorita e le lenzuola che si asciugano al sole. Devo ricordare di andare a toglierle prima che la sera le avvolga nella sua umidità.
Sento una moto scoppiettante fermarsi vicino a casa. Deve essere qualcuno che visita la vicina, perché sento: «Tesoro, è arrivato.» Il mio vicino borbotta qualcosa. È un vecchio brontolone, ma dal tono capisco che la visita gli fa piacere. Una porta sbatte e il chiacchiericcio si allontana.
Rimango nei miei pensieri per un tempo indefinito.
Rientro in casa e, passando, appoggio la mano al banco vecchio. Al tatto è ruvido. E c'è un nodo nel legno che ricorda la stella cadente che ho visto l'altra notte.
Poi mi fermo, come già so fare.
Anche questa non è accaduta.
Non c'è nessun bagno blu notte, nessuna vasca coi piedini, nessuna vicina che lascia la frutta. La porta che ho ignorato è ancora lì, chiusa, e non so cosa ci sia dietro. Forse non voglio saperlo. Forse non era il momento.
Le onde erano ancora sulla finestra. La stessa cassa, la stessa notte.
E di nuovo, senza cercarlo, sono andata altrove. In una casa che non esiste ma che conosco già a memoria, stanza per stanza, con i suoi rumori e le sue abitudini e le lenzuola da ritirare prima dell'umidità.
Il nodo a forma di stella cadente era lì ad aspettarmi.
Come se quella casa sapesse che sarei tornata.
