Un copo pela copa! Ovvero, come ho vinto un bicchiere e capito la glicemia

 


Vi racconto
È mattina, ed è già tardi.

Esco di casa dopo una colazione molto, molto spartana: un caffè e basta. Di solito ci sono qualche fetta biscottata con marmellata, ma è tardi. Vado.

Faccio la spesa e a un certo punto mi sento strana. Niente di grave, ma una di quelle sensazioni che ti fanno pensare: Aspetta un attimo...

Da qualche giorno sto prendendo acido alfa-lipoico e so che può influire sulla glicemia. Così mi passa per la testa una domanda molto pratica:

E se fosse un calo di zuccheri?

Mentre faccio queste profonde riflessioni sulla biochimica umana, sono alla cassa. La commessa mi guarda sorridendo e mi chiede:

«Você quer participar para ganhar um copo pela copa?»

La fisso.
Lei continua a sorridere.
Io continuo a fissarla.

Nella mia testa si apre una riunione d'emergenza.

Un copo.
Pela copa.
O que?

Un bicchiere.
Per la coppa.
Che cosa mi sta dicendo?

Per qualche secondo faccio una fatica enorme a decifrare la frase. E naturalmente il primo pensiero è:

Ecco. Sono gli zuccheri.

Poi mi ascolto meglio.

Niente tremori.
Niente sudore freddo.
Niente fame improvvisa.

Solo una donna italiana che cerca di capire uno slogan brasiliano.

Partecipo comunque.

Alla chiusura della spesa la commessa esplode di gioia:

«Você venceu o copo pela copa!!»

Eccola lì, felicissima. Lei!!

Io ho appena vinto un bicchiere di plastica.

Ma a quel punto non importa più il premio. Importa la sua faccia soddisfatta, anzi, felice. Importa il fatto che una mattina iniziata con dubbi metabolici si sia conclusa con una vittoria internazionale.

Sono tornata a casa, ho bevuto acqua e limone, ho mangiato qualcosa, mi sono riposata un po'.

E sto bene.

Non so se fosse stanchezza, disidratazione o semplicemente il cervello che aveva bisogno di carburante.

Ma una cosa è certa.

Ora conosco i sintomi dell'ipoglicemia.

Ma soprattutto possiedo un copo pela copa. E il ricordo di una commessa molto più felice di me per avermelo consegnato.

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