Il tempo in cui ho scelto di esserci
Eccomi qui, il giorno dopo le elezioni brasiliane.
Non ho mai voluto parlare di politica nel mio blog, ma oggi non si tratta semplicemente di politica. Si tratta di essere qui, di vivere in prima persona uno dei momenti più intensi della storia del Brasile.
È stato un mese intenso, forse perché sento il Brasile come il mio Paese.
Prima ho sentito la speranza, poi la delusione e, dopo i primi momenti di smarrimento, una forza che nasceva dal basso. Dagli invisibili, dai bistrattati, da chi aveva perso la voce.
Ma ecco che il popolo rialza la testa. Comizi, riunioni, gente che diceva la sua in metropolitana, per strada, nelle piazze. Comizi spontanei, organizzati da chi finalmente aveva ritrovato la propria voce.
Ho parlato con persone che vivono ogni giorno agli ultimi gradini della scala sociale. Persone disperate al pensiero che una vittoria dell'altro candidato potesse stravolgere la loro già misera vita, rendendo ancora più difficile una condizione già tanto precaria.
Persone nere, coppie gay, persone trans. Nei loro occhi sbarrati, mentre si chiedevano «Ma... come?», c'era tutta la loro incredulità. Come potevano esserci persone disposte a sostenere una politica che loro vivevano come una minaccia per la propria esistenza?
In questi mesi ho respirato tutto questo. L'ho ascoltato, l'ho visto, l'ho fatto mio.
Riconosco che la politica dell'attuale presidente presenta aspetti che andrebbero rivisti. Riconosco anche che il Brasile ha tanti problemi che non si risolveranno con questa elezione.
Ma mi rendo conto che, se avesse vinto l'altro candidato, la situazione non sarebbe necessariamente migliorata. Temo, piuttosto, che i problemi sarebbero rimasti e che il peso maggiore sarebbe ricaduto proprio sulle fasce più deboli della popolazione, su chi ha meno strumenti per difendersi e meno possibilità di sottrarsi alle conseguenze delle decisioni politiche.
Ed è per questo che ieri, fin dall'inizio dello scrutinio, ho seguito i risultati in diretta. Le prime percentuali erano davvero preoccupanti. Poi i numeri hanno cominciato a cambiare, le percentuali si sono avvicinate e infine è iniziato il sorpasso.
Decimale dopo decimale, il vantaggio è cresciuto.
Dal 50,01 al 50,02, poi al 50,09... Con un occhio sempre attento alla percentuale delle schede scrutinate, temevo che l'altro candidato potesse rimontare. E infine quel 51,79%!
Non sapevo bene come interpretare quei numeri e continuavo a seguirli, senza riuscire a dare nulla per scontato.
Poi, a conferma, è arrivato il messaggio di un'amica:
-Sara, la democrazia ha vinto!-
