Flávio il Breve: cronaca di una incoronazione mancata.
Allora, eccomi qua, proprio io che non volevo parlare di politica sul mio blog, ma sto venendo meno alle mie intenzioni... Ok, mi avvalgo della libertà di cambiare idea!
In verità non voglio parlare di politica in sé, quanto piuttosto di un politico.
Flávio Bolsonaro.
Flávio, un uomo di 45 anni. Un bell'uomo, bella presenza, ma scarso carisma.
Figlio primogenito dell'ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro, dal 1º febbraio 2019 è senatore per lo Stato di Rio de Janeiro.
Praticamente, dal 2019, non sta facendo assolutamente nulla di particolarmente memorabile per il mio Paese.
Oddio, proprio nulla no! Perché tra inchieste e vicende giudiziarie non si può certo stare con le mani in mano!
Tra rachadinhas, immobili, cioccolaterie e presunte operazioni finanziarie poco trasparenti, qualche attività collaterale sembra averla coltivata.
Insomma, se il rendimento parlamentare fosse proporzionale all'energia impiegata nelle vicende giudiziarie, probabilmente sarebbe uno dei senatori più impegnati del Brasile!
Poi, un bel giorno, decide che vuole diventare presidente del Brasile.
E qui comincia una campagna elettorale che definire surreale è quasi un complimento.
Contro ogni aspettativa, riesce ad arrivare primo al primo turno. E siccome nella storia elettorale brasiliana chi arriva primo al primo turno ha sempre conquistato anche il secondo, Flávio comincia evidentemente a sentire odore di Planalto. La presidenza sembra già cosa fatta.
Nei confronti televisivi con il presidente uscente, però, dà il meglio di sé. O forse il peggio.
Mentre Lula parla, lui passeggia alle sue spalle, fa smorfie, muove le mani, scuote la testa e mima continuamente il dissenso.
Insomma, più che un candidato alla presidenza sembra un bambino che cerca di disturbare il compagno durante un'interrogazione.
La scenetta è talmente insistente che viene richiamato a comportarsi correttamente durante il confronto successivo.
Praticamente, un candidato alla presidenza invitato a stare fermo. Tipo l'asinello nell'angolino, con il muso rivolto verso la lavagna!
Ma l'arroganza non si ferma qui.
Durante il dibattito, Flávio decide di giocarsi una carta che evidentemente ritiene vincente: accusa Lula di aver ricevuto il 73% dei voti nelle sezioni elettorali allestite nelle carceri.
La risposta di Lula arriva con la delicatezza di uno schiaffo ben assestato:
«Anche tuo padre può votare per me. Lui ti conosce e sa che sono migliore di te».
Ecco, diciamo che in quel momento il buon vecchio Jair, anche senza essere presente sul palco, si è ritrovato involontariamente protagonista del dibattito!
Ed ecco che Flávio, con tutta la sua baldanza, tutta la sua sicurezza e tutta la sua faccia de pau, si avvia verso l'incoronazione.
Peccato che l'incoronazione non ci sarà.
I risultati elettorali, in verità, cominciano bene, poi peggiorano, poi sembrani migliorare e infine... perde!
Nei video della serata elettorale si passa dalle immagini di un Flávio sorridente, sicuro di sé, quasi euforico, a quelle successive in cui il sorriso lascia il posto alle lacrime.
Povero!
Mentre l'onda rossa festeggia la vittoria di Lula, il nostro caro Flávio decide di andare a trovare il papà.
E qui, CONFESSO, quando l'ho saputo, mi è venuto un unico pensiero: mmmmmh...
Poi, però, vedo un video nel quale il buon Flávio racconta, con grande indignazione, che la Polizia Federale gli ha chiesto di consegnare i passaporti.
Addirittura i passaporti! Ovviamente, da onesto qual è, protesta, si dichiara offeso, perfino indignato. Lui non ha alcuna intenzione di lasciare il Brasile! Ma come si può anche soltanto pensare una cosa del genere?
Mai! Assolutamente mai!
E infatti...
Nella notte, come un ratto in fuga, attraversa la frontiera con l'Argentina, sale su un aereo privato e, passando per l'Ecuador, raggiunge gli Stati Uniti con la famiglia.
Insomma, aveva dichiarato che non sarebbe partito e ha mantenuto la promessa... ma la notte deve aver portato consiglio!
La coerenza, evidentemente, aveva un volo da prendere.
Ma la commedia non finisce qui!
Una volta arrivato a Miami, il nostro Flávio decide di fare un ulteriore passo avanti: si proclama niente meno che «vero presidente eletto del Brasile».
Evidentemente, non avendo ottenuto la presidenza alle urne, ha pensato bene di procurarsela con una lettera!
Ma qui arriva il capolavoro.
Nel documento compare uno stemma con la scritta «Estados Unidos do Brazil», con la Z. Non un errore qualsiasi, ma il vecchio nome storico del Brasile, utilizzato nei primi anni della Repubblica.
E chi viene chiamato in causa per spiegare la scelta dello stemma? Ma naturalmente ChatGPT!
Gli alleati di Flávio attribuiscono all'intelligenza artificiale la scelta del vecchio stemma e le varie versioni della lettera.
Insomma, prima ci si autoproclama presidente, poi si scopre di aver utilizzato uno stemma di un'altra epoca e infine si dà la colpa all'intelligenza artificiale.
Povero ChatGPT! Gli mancava soltanto di essere accusato di aver perso le elezioni al posto suo.
A questo punto non sappiamo più se Flávio voglia diventare presidente del Brasile o se stia semplicemente cercando qualcuno a cui attribuire la responsabilità delle proprie figuracce.
E i meme si sprecano!
Il mio preferito?
FLÁVIO IL BREVE.
Un soprannome che, almeno per ora, sembra avere una certa coerenza con la durata della sua presidenza...
P.S. Per chi fosse tentato di pensare che Flávio sia fuggito da una dittatura: tranquilli, in Brasile non c'è nessun regime dal quale salvarsi. Le vicende giudiziarie che lo riguardano sono tutte un'altra storia.
E per quelle, prima o poi, potrebbe essere chiamato a rispondere davanti alla giustizia. Per quanto lui possa pensare, il passaporto non è un'assoluzione! 😉
