Quella mattina di luglio... quarant'anni dopo.
La sera prima c'era stato un temporale.
In realtà, per tutto il mese il cielo aveva regalato tanta pioggia. Un luglio fresco, quasi autunnale, a dispetto di chi, mesi prima, aveva cercato di convincerci che avevamo scelto il giorno sbagliato.
"Troppo caldo... i vostri ospiti soffriranno!" ci dicevano.
Ma noi non abbiamo ascoltato. Del resto... quando mai lo abbiamo fatto?
Sono le sette del mattino e, appena sveglia, corro alla finestra. Scosto le tende che tengono ancora in penombra la mia stanza e rimango senza fiato: il sole è già alto, il cielo è di un azzurro limpido, l'aria entra fresca e profuma di pulito. Sarà una bellissima giornata.
Suona il campanello. È arrivato l'acconciatore. Dal piano di sotto sento le voci di mamma e di mia sorella. Poco dopo sbatte una porta: è rientrato anche papà. Parla con mio fratello. Sono i suoni della mia casa, quelli che hanno accompagnato tutta la mia giovinezza e che, da quel giorno, non avrei più ascoltato ogni mattina.
Mi concedo ancora qualche istante nella stanza che è stata il mio piccolo mondo.
Guardo il cuscino che ha asciugato tante lacrime e ascoltato tanti sospiri. Su quella scrivania ho scritto pagine di diario; distesa su quel letto ho aspettato le sue telefonate e ascoltato musica quando lui era lontano.
In quella stanza lui non è mai entrato. Oggi sorrido pensando a tutti quei divieti che allora sembravano montagne.
Tra poco quella camera non sarà più mia. Resterà a mia sorella... con sua grande gioia.
Poi il mio sguardo si posa sul vestito. Bianco, in cady di seta e pizzo. Sul comodino ci sono i piccoli fiori che metterò tra i capelli.
Ed è in quel momento che l'emozione mi travolge.
Penso a lui.
A quel ragazzo che ha deciso di condividere tutta la sua vita con me.
Anche lui, come me, crede nel "per sempre".
Il nostro era un amore puro, nel senso più autentico della parola. Abbiamo aspettato il momento giusto, la persona giusta e quel giorno tanto desiderato.
Lo amo immensamente. Ho aspettative enormi. Ancora non so che gli amori più belli non sono quelli senza difficoltà, ma quelli che ogni giorno scelgono di restare.
Sento il profumo del caffè.
La mia famiglia mi sta aspettando.
Mi volto un'ultima volta verso quella stanza, porto con me quell'ultima emozione e penso:
Tra qualche ora mi sposo.
•••
Da quella mattina sono passati quarant'anni.
Quarant'anni vissuti intensamente.
Abbiamo conosciuto giorni felici e giorni durissimi. La malattia è arrivata quando eravamo ancora giovani. Abbiamo attraversato anche la miseria, quella vera, quella che ti fa guardare negli occhi la persona che ami e chiedere sottovoce:
"E adesso... che facciamo?"
Ma una risposta, in qualche modo, l'abbiamo sempre trovata.
Perché c'eri tu.
Fin dall'inizio ho sentito che con te sarei stata al sicuro. Non perché la vita sarebbe stata facile, ma perché qualunque cosa fosse successa l'avremmo affrontata insieme.
E così è stato.
Con fatica.
Con rinunce.
Con sacrifici.
Con tanta pazienza.
Qualche volta ti sei perso. Ma quando ti dicevo: "Ho bisogno di te", tu rispondevi sempre:
"Eccomi."
Ed eri davvero lì.
Mi hai tenuta per mano senza trattenermi. Mi hai lasciata libera di crescere, di cercare, perfino di sbagliare, ma senza farmi sentire sola. Come un aquilone che può volare alto proprio perché qualcuno tiene saldo il filo.
Oggi, dopo quarant'anni, mi rendo conto ancora di più di quanto tu sia importante per me.
Grazie per avermi amata.
Grazie per aver creduto in noi.
Grazie per avermi difesa.
Grazie per avermi fatto ridere anche nei giorni più difficili.
Grazie per tutti i viaggi, i ricordi, i sogni realizzati e quelli ancora da vivere.
Ma soprattutto...
Grazie per esserci ancora.
Se quella ragazza di vent'anni, affacciata alla finestra in quella luminosa mattina di luglio, avesse potuto vedere i quarant'anni che l'aspettavano, sono certa che avrebbe fatto esattamente la stessa scelta.
Avrebbe scelto ancora te.
Buon quarantesimo anniversario, Tomino bello.
Ti amo oggi ancora più di allora.
La tua Piccolina.
