La logica dell'aglio, sempre che ci sia una logica!!




Il pensiero del martedì
Sono al supermercato e mi fermo, incuriosita, davanti a una scena che ormai conosco bene.

C'è una montagna di aglio. Un cassone colmo, dove la gente pesca a mani nude. I guanti non sono obbligatori qui, nessuno li usa, nessuno li chiede. Si rovista nel mucchio, si soppesa, si sceglie. Fin qui, tutto normale.

Ma poi arriva il momento creativo.

Un sacchetto ben aperto da un lato, lo spicchio nell'altra mano: via la buccia, via il cuore, e dentro finisce solo il necessario. Pulito, già pronto, selezionato con cura quasi chirurgica.

Il ragionamento è semplice: perché pagare qualcosa che non si usa?

Tornata a casa faccio due conti. La buccia e il cuore di una testa d'aglio pesano circa cinque grammi. Al prezzo medio del supermercato — tra i 15 e i 20 reais al chilo — il risparmio è di circa dieci centesimi. Forse.

Dieci centesimi per un chilo d'aglio. E un chilo, in realtà, è tanta roba.

E soprattutto: non si può fare. C'è il cartello. È vietato. Ma il gesto non si ferma davanti a un cartello. E, in fondo, che cos'è un regolamento di fronte a un principio?

Perché questo è un principio. Lo si vede dalla serietà con cui viene applicato, dalla concentrazione, e soprattutto dalla totale assenza di senso di colpa.

E allora mi viene una domanda semplice, quasi ingenua:

se vale per l'aglio, perché non vale per le arance?
Le banane hanno la buccia.
Il melone ha la scorza.
La zucca ha la crosta.
Le ciliegie hanno il nocciolo.
Il pollo ha le ossa.

Dove si ferma questa logica?

Probabilmente da nessuna parte.

E forse è proprio questo che mi colpisce di questo posto: c'è sempre una soluzione pratica, creativa, assolutamente seria, per ogni problema. Anche per quelli che, altrove, non erano nemmeno stati riconosciuti come problemi.

Li guardo, sorrido, e rimetto l'aglio nel sacchetto. Con buccia e tutto, ovviamente.

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