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Estate a Santa Isabel: 18 gradi e voglia di cioccolata calda

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Lo scrivevo un anno fa o giù di lì… e dopo un anno la storia non è cambiata: fa freddo!   Siamo in estate, vivo al  nord di Sao Paulo e FA UN FREDDO BOIA !   Oggi: 18 gradi di massima e 14 di minima. Così il ventilatore va in ferie, il plaid torna protagonista e la cioccolata calda riprende il suo posto nel cuore.  E il costume da bagno? Quello lì è appeso all’attaccapanni che mi guarda con disprezzo e frustrazione. E io mi chiedo: ma l’ estate brasiliana non era quella cosa con il caldo, il cocco e la sabbia bollente?   A Santa Isabel no. Qui l’estate è un concetto filosofico. Un’idea. Un sogno lontano. Un meme climatico.   Ma non voglio lamentarmi, anzi, va bene così. Almeno posso indossare il maglione natalizio senza sembrare fuori stagione. E il mio amato cappuccino non mi fa sudare. L’unica rogna è la pioggia che non smette più: ormai credo che le nuvole abbiano firmato un contratto a tempo indeterminato...   Morale dell...

Relazioni senza catene: imparare a lasciare andare con leggerezza

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Un racconto personale sul valore dei legami che cambiano: imparare a lasciare andare senza sentirsi abbandonati, trasformando la delusione in leggerezza e libertà. C’è un modo di stare nelle relazioni che pesa più della solitudine. È quello fatto di frasi che tornano sempre uguali: “Con tutto quello che ho fatto per lui.” “Io ci sono sempre stata per lei.” “Dopo tutto quello che abbiamo passato insieme.” E poi sparisce, non si fa più sentire. Frasi che non sono ricordi, ma conti aperti. In questo modo di vivere i legami, nulla è davvero gratuito: ogni gesto diventa un credito, ogni presenza una garanzia, ogni distanza una colpa. La gratitudine, qui, non ha scadenza. E proprio per questo non libera mai. Io ho sempre vissuto i rapporti in un altro modo. La mia vita è come un treno: le persone sono libere di salire, di restare il tempo che serve e di scendere quando vogliono.  Non ho mai avuto grandi aspettative. Non perché non senta, ma perché non ...

[Sguardo] Superintelligenza e colpe umane: l’algoritmo non decide da solo

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  Un articolo che smonta la narrativa apocalittica sull’IA: non è l’algoritmo a decidere, ma gli esseri umani che lo progettano, lo addestrano e lo usano senza responsabilità. Ogni volta che leggo titoli sulla “ superintelligenza artificiale che ci estinguerà ” giuro, mi sale il crimine. Non per l’IA, ma per la quantità industriale di cazzate che gli esseri umani riescono a raccontarsi pur di non dire una frase semplice: l’abbiamo fatto noi. L’algoritmo ha deciso.  L’algoritmo ha sbagliato.  L’algoritmo discrimina.  L’algoritmo ci distruggerà.  No. L’algoritmo non fa nulla da solo. È una creatura senza volontà, senza intenzione, senza istinto. Non si ribella, non trama, non si vendica. Non si sveglia la mattina pensando: “oggi estinguiamo l’umanità”. Quella è fantascienza di bassa lega, buona per tranquillizzare gli imbecilli. La verità, molto meno spettacolare, è che gli esseri umani costruiscono strumenti potentissimi e poi fingon...

Vetri, bottiglie e silicone: l’arte di complicare la vita

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  Avete mai notato che esiste una categoria di professionisti che sembra avere un unico obiettivo: rendere la vita del cliente un percorso a ostacoli? Sto parlando dei vetrai. Sì, quelli che ti portano il vetro nuovo, lo montano con grande maestria che Michelangelo spiccia casa… e poi ti lasciano un mosaico di cartoni incollati con silicone come se stessero sigillando il Santo Graal Il vetro arriva scintillante, tu già immagini la luce che entrerà in casa come in una pubblicità di arredamento scandinavo. Poi ti avvicini e scopri che è ricoperto da cartoni incollati con una sostanza che nemmeno la NASA riuscirebbe a rimuovere. E lì capisci che il vero lavoro non è stato il montaggio, ma la maratona di pulizia che ti aspetta. Il silicone è il loro pennello preferito. Lo usano ovunque, per fissare, per proteggere, forse anche per firmare le opere. Risultato? Tu passi ore con raschietti, alcool e bestemmie, mentre loro se ne vanno soddisfatti, convinti di averti con...

Desideri veri e desideri indotti: riflessione sulla felicità e il coraggio di restare autentici

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  Desideri veri e desideri indotti: uno sguardo personale Una riflessione ispirata da Galimberti sulla felicità e sul coraggio di restare fedeli ai propri desideri autentici. Leggendo questo articolo  sulle parole di Galimberti riguardo alla felicità mi sono fermata a pensare. Questo pensiero non vuole assolutamente correggere nessuno, ma aggiungere solo uno sguardo.  Da quello che sento, che leggo e che percepisco, credo che molti desideri non siano davvero nostri. Arrivano dai genitori, dagli amici, dalle aspettative, dalle mode del momento. Li assorbiamo senza accorgercene e poi li chiamiamo sogni. Ma non è sempre così. Io, per esempio, da bambina avevo un desiderio chiarissimo: volevo venire in Brasile. Era così mio che per regalo di compleanno ho chiesto un atlante geografico. Non era una fuga, non era un’idea romantica: era semplicemente un richiamo. Eppure, intorno a quel desiderio, c’erano sempre domande: Ma dove vuoi andare? ...

[[Sguardo] Non è nuova l’intolleranza: oggi è visibile

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  Una riflessione su voce, visibilità e cambiamento. L'altro giorno ho sentito qualcuno dire: "L'intolleranza è in aumento, la gente è sempre più cattiva." Può sembrare così, ma la verità è che l'intolleranza, l'ipocrisia e la cattiveria sono sempre esistite. Erano semplicemente nascoste sotto il velo del "loro" controllo. Un controllo che imponeva silenzio e invisibilità a chi non rientrava nei loro schemi. Gay, lesbiche, trans, neri, altri, esistevano, certo, ma non potevano pretendere di esistere apertamente. Oggi, in questa epoca straordinaria, qualcosa è cambiato. Qualcuno, a "loro" poco gradito, ha osato pretendere di esistere. Ha osato alzare la voce, reclamare spazio, diritti, dignità. E questo ha scatenato una reazione. Non è che "loro" siano diventati cattivi; hanno semplicemente smesso di nascondere la "loro" cattiveria. La perfidia che prima era celata ora si manifesta apertamente, senza vergogna. Urlan...

La gioia di abitare: costruire uno spazio che rispecchi sé stessi

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  La gioia di abitare finalmente la mia vita Per molto tempo, ogni volta che mi veniva voglia di comprare qualcosa, arrivava subito la stessa domanda: “Ok, e poi, quando me ne devo andare...cosa ne faccio?” . La voglia di abbellire una casa, di scegliere un oggetto o un dettaglio, si fermava lì. Ed era così frustrante, anzi, castrante! Perché dopo c’era sempre un “poi” senza risposta: un trasloco possibile, una fine già prevista, una casa che non era davvero mai davvero mia. Per anni ho abitato stanze già pensate da altri, case in affitto arredate e corredate, luoghi dove si passa ma non si resta, mai... Ora invece arrivano pacchi. Arrivano uno alla volta, e ogni volta è come ricevere un regalo: una televisione, una tostiera, posate, piatti, pentole, persino delle poltrone! Apro quelle scatole lentamente, non per l’oggetto in sé, ma per quello che rappresenta. Scelgo, appoggio, decido dove stare. Non sto semplicemente riempiendo una cas...