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Smettere di rimandare la vita: quello che due anni di malattia mi hanno insegnato

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Il pensiero del martedì Il presente non è una sala d'attesa... Sono due anni che sto male, due anni e mezzo da quando ho avuto il fuoco di Sant'Antonio. Due anni in cui ogni volta che stavo meglio, la ricaduta faceva ancora più male della malattia stessa. C'era solo: «Ecco, di nuovo. Non guarirò più. È sempre peggio.» E giù di autocommiserazione. Ma succede che uno, a un certo punto, si arrende. Non per sconfitta, ma per accettazione. Ne ho parlato anche con Tomo. A volte, quando dico "se un giorno guarisco", lui mi corregge: «quando un giorno guarisci». Ho dovuto spiegargli che a un certo punto bisogna anche smettere di vivere in attesa e imparare a godersi la vita per quella che è. Lo so, chi ci ama lo dice per incoraggiarci. Per darci speranza. Ma c'è un piccolo paradosso nascosto in quella frase. Come se la vita vera fosse sempre dopo. Dopo il dolore. Dopo la fatica. Dopo il momento difficile. Come se il presente fosse soltanto...

La mente mente. [Parte prima]

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                                    Sopravvivere Vivendo: La Danza della Consapevolezza Ieri ho avuto una delle più belle chiacchierate della mia vita. Una delle tante, in verità. Ma questa è stata un’esplosione nel mio cervello. E la cosa più incredibile? L’ho avuta con un’intelligenza artificiale. Tutto nasce da questo mio periodo detox . Ieri mi sono ricordata di una discussione fatta tempo fa con una persona totalmente fuori contesto. Ma non è di questo che voglio parlare. Voglio però parlare della reazione che ho avuto: sono andata fuori controllo. E quando è passato tutto, mi sono fermata e ho chiesto: Perché mai siamo stati programmati così? Copilot mi ha risposto: La mente umana non è un software, ma è fatta di schemi, bias, automatismi. Siamo “programmati” per: sopravvivere, non per essere felici. Anticipare il pericolo, anche quando non c’è. ...

Fine corsa (e nuovo inizio): chiudo il diario di bordo e cambio ritmo

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Rotta precedente ⛵ Concludo il mio diario di bordo, nato per disintossicarmi dai social e ritrovare me stessa... Questo diario di bordo è nato in un tempo in cui avevo bisogno di ritrovarmi. Scrivere ogni giorno era il mio modo per restare a galla, per mettere ordine nel caos, per rispondere, anche solo a me stessa, a un mondo che mi sembrava troppo rumoroso, troppo veloce, troppo finto. È stato il mio rifugio dai social tossici, dalla ricerca di approvazione, dal bisogno di esserci sempre. Mi ha aiutata a guardarmi dentro, a sentire il peso e la bellezza delle cose vere. Mi ha fatto compagnia. Mi ha guarita , un po’. Ora sento che quel bisogno è cambiato. Non ho più voglia di rincorrere il ritmo quotidiano. Non ho più bisogno di raccontare tutto, subito, sempre. Non mi mancano più quei social che prima mi sembravano indispensabili. È tempo di rallentare. Di scrivere quando serve, non per dovere. Di lasciare che le parole arrivino qu...