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Visualizzazione dei post da gennaio, 2026

Diventare casa: rifugio tra foresta e imperfezioni

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Un racconto personale sulla nuova casa, tra natura, silenzio e il coraggio di abitare il proprio abisso... Da qualche giorno siamo nella casa nuova. Lo avevo raccontato qui un po’ di tempo fa. Ho sempre amato i panorami, quei luoghi dove i miei occhi potevano perdersi oltre l’orizzonte, lontano, e sognare posti nuovi. Ho sempre immaginato una grande casa in cima a una collina, magari rivolta a ovest, così da poter ammirare il sole che tramonta e godere del giorno che svanisce, salutandolo con la promessa di un ritorno il giorno dopo. Mai avrei pensato di vivere chiusa su tre lati di foresta vergine e, sebbene avessi detto che andava bene così, pensavo che me la stessi raccontando. E invece, sorpresa sorpresa, lo adoro! Dentro questo muro verde pieno di vita ho trovato il mio rifugio. Nessuno mi vede e non vedo nessuno. Solo il suono del vento tra le foglie. Questo mio nuovo nido non ha nulla di perfetto: una ristrutturazione fatta da ...

[Sguardo] Elize Matsunaga: il documentario che divide tra verità e manipolazione

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Un’analisi critica sul racconto del crimine e sull’immagine costruita dalla protagonista.   Ho appena finito di vedere il documentario su Elize Matsunaga e faccio davvero fatica a non emettere un giudizio. Non tanto per il crimine in sé, che è già di una gravità estrema, ma per il modo in cui viene raccontato. E quello che mi ha disturbato più di tutto è sentirla ripetere, come un mantra: “ho fatto un errore”. Un errore? Dici che hai fatto un errore?? Non hai sbagliato autobus. Non hai messo il sale al posto dello zucchero. Non hai dimenticato la porta di casa aperta... hai ucciso tuo marito! E anche se fosse stato per legittima difesa, non lo smembri e non lo distribuisci in mezzo ai boschi. C’è un limite tra l’umano e l’inumano, e lei lo ha superato. Il documentario sembra quasi costruito da lei stessa. Dice di non volere attenzione, ma poi si concede interviste, si mostra mentre prega, piange, si fa il segno della croce davanti alle telecamere. (In quelle sc...

Dal “tudo bom” al silenzio finlandese: quando le parole raccontano i popoli

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  Un viaggio tra rituali linguistici: la prolissità brasiliana e l’essenzialità nordica. Un viaggio tra rituali linguistici: la prolissità brasiliana e l’essenzialità nordica. Poco fa ho letto che in Finlandia non si usano i nomi propri. Curiosa, mi sono fiondata sull’articolo per capire quale strana usanza ci fosse in quel meraviglioso paese. Poi però mi sono ricordata che anche dove vivo c’è un modo tutto particolare di comunicare. Qui non si bada al risparmio di parole: la prolissità è un’arte, un’abitudine, quasi un obbligo sociale. Prendiamo il celebre “tudo bom?” . Si incrocia una persona per strada e la formula è sempre la stessa: “Bom dia, tudo bem?” . La risposta, altrettanto obbligatoria: “Tudo!” . Dal macellaio la scena si ripete: lui ti accoglie con un “pois não” (anche qua bisognerebbe farci un articolo perché pois não letteralmente significa poi no , Ma viene usato come un "mi dica") e tu, diligente, rispondi: “Tudo bom? Preciso ...