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Quando la paura paralizza.

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  L'altro giorno stavo chiacchierando al telefono con mia madre e lei ha avuto una bella intuizione. In verità la mia Mamuska ha sempre avuto belle intuizioni, ma in gioventù non sempre ho voluto ascoltarla. Da un bel però ho imparato ad ascoltarla! Ma torniamo a noi. Le ho chiesto una cosa riguardo a mio padre di quando ha avuto l'infarto; se quando è tornato a casa  lei ha continuato ad aver paura. Sì perché per me è stata davvero dura. Nel post precedente l'ho liquidata con "qualche notte d'insonnia" quando in verità le notti sono state tante di più e non era semplice insonnia. Dopo che è tornato dall'ospedale mi alzavo per vedere che Tomo stesse bene e se non lo sentivo russare  mi alzavo più volte. Mi sono fermata a dormire con lui più notti, arrivando a toccarlo per vedere se era caldo e se respirava. Poi mi sono imposta di tornare nella mia stanza ma sempre con la porta aperta e sempre vigile. Ma capivo che le giornate erano sempre più pesanti e io ...

Scampato pericolo... A tutto c'è un perché!

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Sono di nuovo qua. Non pensavo sarei tornata così presto ma rispondendo a  Graziana mi si è accesa una lampadina. Sono in Tunisia da due anni ormai, e qui come non mai, mi sto facendo le "ossa", sarà per questo che il mio vero carattere ora esce fuori più prorompente che mai? Ecco, dopo aver scritto questo mi sono resa conto che quello che mi ha reso più forte, indipendente (o più stronza) è l'ennesimo dramma a lieto fine che mi è successo più di un mese fa. Si sa che gli eventi ci cambiano ma quello che viene fuori a volte ci sorprende. No, non è cattiveria. Non mi sento più cattiva, ma forse più consapevole che la vita è così effimera che si giunge alla conclusione che bisogna dare un taglio netto a ciò che ci rende ansiosi e, nel mio caso, dipendenti a qualcosa che ci fa star male.   E' il 18 di ottobre, sono circa le 3,30 del mattino e sento il mio Tomo che mi chiama urlando.