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Visualizzazione dei post con l'etichetta Spiritualità

Dal Sangha: la pratica quotidiana come strada verso se stessi — una voce Theravada

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Dal Sangha Voci diverse, stesso sentiero.  Dhanly cammina lungo questo percorso da anni, e quando scrive lo fa con la precisione di chi ha trasformato le parole in pratica quotidiana.Non teoria. Esperienza vissuta.  Oggi parla di semplicità, di obiettivo intimo, di cosa significa davvero essere arrivati.   Finché non si pratica quotidianamente ciò in cui si crede, non è possibile stabilire se si sta percorrendo la strada giusta. Se nel praticare il tuo credo vivi positività, vuol dire che vi è un'autentica similarità tra te e ciò in cui affermi di credere. Per questo è necessario essere sempre sinceri con se stessi e soprattutto onesti di fronte alle proprie intenzioni. Esistono tante verità, tante cose stupefacenti e incredibili da scoprire attraverso una pratica di crescita spirituale, ma ogni passo in avanti può risultare sterile se non è supportato da una costante pratica nei confronti della semplicità della vita. La vita è uno strumento per raggiungere il pro...

Dal Sangha: la vita come unica vera ricchezza. Una voce Theravada

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 C'è stato un tempo in cui, ogni sabato, questo blog ospitava voci che non erano la mia. Voci di persone che camminavano, e camminano, lungo un sentiero che conosco bene: la filosofia Theravada. Non una religione. Una forma di buonsenso applicato alla vita, trasmessa da un Maestro a chi sceglie di ascoltare.  Quello che i buddhisti chiamano Sangha, la comunità di chi condivide lo stesso ideale, per me ha un volto preciso, dei nomi, delle parole che nel tempo mi hanno accompagnata. Poi quella rubrica si è fermata. La vita cambia, le strutture cambiano. Adesso torna, in forma diversa. Una domenica al mese, la prima, lascerò spazio a qualcuno del Sangha. Non sarò io a scrivere. Sarò io a firmare le loro parole con il loro nome, e a fare da cornice silenziosa. Oggi è Ada a parlare. La storia Theravada, dove uomini di valore che avevano lo stesso ideale si sono incontrati millenni fa. La filosofia Theravada, che non è religione, ma spiritualità applicata alla vita pratica...

Samhain nell'emisfero sud: il mio 1° maggio come rito di passaggio

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  Oggi è il 1° maggio. Sul calendario brasiliano è festa dei lavoratori. Manifestazioni, discorsi, bandiere. Il lavoro celebrato, rivendicato, difeso. Ma io festeggio altro. Oggi è Samhain. Samhain è il Capodanno celtico, la festa che segna il passaggio tra la stagione calda e quella fredda, tra ciò che è stato e ciò che verrà. Nell'emisfero nord cade il 31 ottobre, quella notte che il mondo moderno ha trasformato in costumi e dolcetti. Ma qui, nell'emisfero sud, le stagioni sono invertite. E il 1° maggio è l'inizio dell'inverno australe. È qui che il velo si assottiglia. È qui che Samhain mi trova. La tradizione dice che in questo giorno i confini tra i mondi si fanno sottili. È un momento per fare il punto, per guardare cosa porti con te nell'inverno e cosa lasci fuori dalla porta. Io prendo questa cosa sul serio. Mi siedo. Accendo una candela. Fuori l'aria ha già quel sapore diverso che São Paulo a volte concede a maggio, più asciutta, più ferma...

[Sguardo] Jesus Revolution: disperazione, fede e porte chiuse

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  Gli anni ’60 e ’70 sono stati il tempo degli hippy, della controcultura e della ricerca di un senso spinta dalla disperazione. Una generazione che pensava di poter cambiare il mondo con gli acidi, con la ribellione, con l’energia di un sogno. Ma spesso quella ricerca finiva nel vuoto.   Guardando Jesus Revolution, mi ha colpito un passaggio in cui Lonny parla con il pastore Chuck:   “Pensavamo che gli acidi avrebbero salvato il mondo. Ma era una menzogna. Tanto falsa quanto quello a cui ci ribellavamo. Ho cercato ancora e ancora e finalmente sono arrivato alla conclusione e ancora c’era un vuoto e il mio popolo… ehm… è un gruppo di disperati. Disperazione, c’è potere in questa parola. So che potremmo sembrare molto strani ma se guardi un po’ più a fondo, se guardi con amore vedrai un gruppo di ragazzi alla ricerca delle cose giuste ma nei posti sbagliati. Quindi per rispondere alla tua domanda, come descrivere il mio popolo? Sono pecore senza pastore, e in cer...

[Sguard]o Luce. Guarigione. Consapevolezza. Perché certe parole non aprono: chiudono

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Di solito non rileggo quello che scrivo. Se lo faccio, è solo per riprendere un tema, non per rivedermi. Oggi invece mi è successo. Tempo fa avevo scritto questo e mi ero sentita giudicante, presuntuosa, magari anche un po' saccente. Rileggendolo oggi, mi sa che ero solo molto cauta. Forse fin troppo gentile. Da tempo ormai sui social è esploso un certo tipo di linguaggio: parole grosse, solenni, sempre uguali. Luce. Guarigione. Consapevolezza. Verità. Parole che dovrebbero aprire e invece chiudono. Perché quando qualcuno parla così, spesso non sta cercando: sta affermando. Il problema non sono i life coach o gli influencer spirituali. Il problema è quanto facilmente gli si crede. Quanto siamo disposti a smettere di pensare con la nostra testa pur di sentirci dire che stiamo andando nella direzione giusta. Chi si definisce guida, di solito vuole essere seguito. Chi promette cambiamenti, spesso non sopporta le domande. E chi parla sempre di luce, raramente ...

Il viaggio che porta a fondo: consapevolezza, maestro e cammino interiore

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  Una riflessione profonda sul cammino interiore, ispirata dalle parole di Michy. Quello che Michy scrive lo sento dentro. Non perché lo capisca, ma perché lo riconosco. Per me questo è l’unico viaggio possibile: quello che non porta lontano, ma porta a fondo. E se vogliamo davvero smettere di girare intorno alle cose, prima o poi da lì bisogna passare. È l’unico vero viaggio che possiamo intraprendere è quello alla scoperta di noi stessi, perché l’unica verità è ciò che siamo. Durante questo lungo cammino, siamo sempre esposti a pericoli esterni, ma non dobbiamo lasciarci trascinare né deviare dalla nostra meta. È fondamentale essere determinati nel proseguire il nostro viaggio con la consapevolezza che tutto ciò che è fuori di noi è un’illusione, ma può anche diventare uno strumento utile se usato correttamente. Questo viaggio è tortuoso e difficile, ma è meraviglioso scoprire chi siamo e cosa possiamo diventare se solo ci crediamo. È u...

Quella strana emozione che non è aspettativa: è la Vita che accade.

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  Ogni tanto sento questa emozione. Per anni l'ho chiamata aspettativa, come se dovesse succedere qualcosa di bello. Un po' come le farfalle nello stomaco prima di un viaggio: una vibrazione leggera, viva. Me la sono sempre goduta, quel momento. Poi però il momento passava. Io restavo in attesa. E la cosa straordinaria non arrivava mai. Così arrivava la delusione, e io andavo avanti. Oggi ho sentito la stessa emozione. E, come sempre, me la sono goduta. Ma qualcosa è cambiato… Non ho aspettato che la cosa meravigliosa succedesse, perché mi sono accorta che stava già succedendo. Non c'era un poi. Non c'era una promessa da mantenere. Ciò che sento non è più aspettativa, ma Vita che accade. È il movimento stesso dell'essere viva, qui, adesso. E per la prima volta quell'emozione non chiede niente. Non anticipa, non promette e non delude. È completa così com'è…

Superare la paura con coraggio e Maestro interiore: il cammino verso la libertà (Filosofia)

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  E torniamo a parlare di Filosofia! Superare la paura con coraggio e filosofia Theravada: crescita personale e consapevolezza   Dhanly scrive; La paura è come una nube: oscura i tuoi passi, li rende incerti... Si teme sempre ciò che non si conosce, poiché la mente si nutre dell’incertezza, tramutandola in una corrente di pensieri negativi. Come puoi combattere la paura? Con il coraggio, con l’onore. Esistono tanti modi di affrontare ciò che si teme: scappare, subire o combattere. Per quanto mi riguarda, in un certo senso, ho passato la vita a fuggire dalla paura di rimanere sola, di non essere accettata, di non essere amata. Per lungo tempo credo di essermi accontentata dell’approvazione di chi mi stava intorno, e in qualche modo era il mio nutrimento per andare avanti: cercando di essere come loro mi volevano o come io credevo che mi volessero. Pensavo che, se avessi deluso le aspettative di chi mi voleva bene, avrei perso tutt...

Le mie geografie interiori

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  Là dove la pelle cede, io mi ritrovo Oggi ho abbassato lo sguardo e ho visto l’interno del mio braccio: le pieghe della pelle fitte, e sotto di esse qualcosa di morbido che le riempie. Al momento ho pensato che non fosse un gran bel vedere, poi riflettendo ho capito che quel pezzo di braccio racconta molto di me. Trent’anni di obesità hanno tirato quella pelle all’esterno, un po’ come ho fatto io con la vita. Nel momento in cui tutto si sgonfia, quella pelle rimane lì: non è più tesa, quasi cedevole, con un grumo di rimasugli che fanno parte di quella vecchia obesità. Chiudo gli occhi e passo la mano sul ventre: anche qui la stessa storia, buchi, bozzi, pieghe. Poi tocco le gambe, e l’aspetto è quello che avrebbe la lava quando scende a strati. Anche queste raccontano la loro verità: ciò che ha raggiunto l’estremo, per poi ritirarsi e lasciare le rovine. Ed ecco che arrivo al viso: quella piega sotto la bocca che rende il mio aspetto triste, gli occhi leggerme...

Dal lutto alla consapevolezza: il nodo karmico che si scioglie

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Ed eccomi di nuovo qui, in questo posto che ho appena rinnovato. Mi muovo come quando si entra in una casa nuova: si cammina, si esplora, si osservano angoli sconosciuti e non ci si sente ancora a proprio agio. Mi succede così ogni volta che cambio il layout del mio angolo di memoria. Oggi, appena svegliata, il primo pensiero è stato: Mara non c’è più. E questo mi ha portato a un altro pensiero: la sua morte ha chiuso un cerchio, e corrisponde anche a tante altre chiusure. La settimana appena passata è stata di nuovo segnata da dolore, pianti, disperazione e depressione. E toccando il fondo del mio personale pozzo ho capito che il mio corpo mi sta urlando che non ne può più. Troppi sono i sintomi che alimentano questi malesseri, tutti legati a schemi che mi porto dietro da troppo tempo. È arrivata l’ora di sciogliere il nodo karmico e chiuderlo in modo definitivo. In questi giorni ho fatto un salto quantico : ho rivisto con chiarezza tutte le tra...

Ciaossara: il mio addio a Mara, amica di una vita

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  Un ricordo che non muore,  un’amicizia che resta. Mara è morta... oggi, e con lei se ne va l’ultima delle mie amiche... La mia Maruska! ♥️ Un’amica storica, o perlomeno la più duratura tra tutte le mie amicizie: vent’anni. L’ho conosciuta in Repubblica Dominicana. Eravamo al Rio, io e il mio Tomo, quando arriva Daniel, un amico in comune,che inizia a chiacchierare con noi. A un certo punto si gira verso due persone che stavano arrivando e ci dice: “Oh, vi faccio conoscere due belle persone.” Ci ha presentato la coppia e abbiamo iniziato a parlare. Abbiamo scoperto che erano lì per vedere se quel posto poteva diventare la loro prossima dimora. Non ricordo bene tutti i dettagli di come sia andata, ma sta di fatto che poi sono tornati, hanno comprato casa e hanno deciso di stabilirsi lì almeno nove mesi l’anno. Mara era una donna dolce, paziente, e anche un po’ fuori dal tempo. C’è una cosa che continua a farmi sorridere: quando le chiedevo “Che ore ...

Ekòs: il suono che risveglia l’anima

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Quando ho ascoltato Ekòs per la prima volta, non ho sentito solo musica. Ho sentito il battito della Terra, il respiro degli alberi, il richiamo di qualcosa che avevo dimenticato.   Ekòs non è solo un gruppo musicale: è un rituale sonoro, un viaggio che attraversa l’anima.   In questo articolo voglio raccontarvi chi sono, cosa trasmettono e perché ogni loro brano è un invito a sentirsi vivi. Ecco, ci sono musiche che si ascoltano. E poi c’è Ekòs, che si sente, nel profondo! Ekòs non è solo un progetto musicale: è un viaggio spirituale, un richiamo ancestrale, una danza silenziosa tra cielo e radici. Le loro composizioni fondono elettronica, strumenti tribali e vibrazioni naturali, creando paesaggi sonori che sembrano provenire da un tempo sospeso tra sogno e memoria. Ogni brano è un rituale. I flauti sussurrano storie dimenticate, i tamburi battono come cuori selvaggi, i sintetizzatori avvolgono come nebbie sacre. Ascoltarli per me è come camminare scalzi in una fore...

Araldi del Vangelo

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  Un incontro inatteso: le Araldi del Vangelo Sabato ero alla Prima Comunione del figlio della compagna di mio figlio. La chiesa era piena di bambini emozionati, genitori e parenti vestiti in modo sobrio e rispettoso. Una cerimonia semplice, intensa, emozionante! Ma a fine celebrazione, in mezzo alla folla, il mio sguardo è stato catturato da due figure insolite. Due ragazze, vestite in modo molto particolare: tuniche lunghe color terra, stivali perfettamente lucidi, una crocchia severa e impeccabile. La loro postura era composta, quasi regale. Quando si sono girate, ho notato sul petto un giglio bianco e rosso. Un simbolo che mi ha colpito profondamente. C’era qualcosa nella loro presenza che irradiava serenità. Un’aura luminosa, silenziosa, che le distingueva da tutto il resto, ne sono rimasta affascinata! Io, che sono una persona curiosa, ho subito chiesto chi fossero. Mi hanno detto che erano Araldi del Vangelo . Ma chi sono gli Araldi del Vangelo? Tornata a casa, n...

Dentro di me già ci sono.

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  Riflessioni su quella strana difficoltà di mettersi in primo piano. C’è chi ha bisogno di dire “io” per esistere. Io, invece, faccio fatica a mettermi in primo piano, da sempre!  Ma non perché non mi veda,  perché dentro di me, ci sono già. Non ho bisogno di occupare spazio per sentirmi viva. Non ho bisogno di raccontarmi a voce alta per sapere chi sono. Eppure, ogni tanto, mi chiedo: perché mi viene così difficile dire “io” davanti agli altri? Forse perché per anni, troppi, ho imparato a non disturbare, a fare la brava bimba, a non chiedere troppo, a non brillare troppo. Forse perché ho visto che chi si mette davanti, spesso viene giudicato. Forse perché ho capito che la vera forza non ha bisogno di palco. Eppure, scrivere è un modo per uscire dal silenzio senza urlare. È un modo per dire “ci sono” senza invadere. È un modo per mettere me stessa al centro, ma con grazia. Ieri ero a messa per la prima comunione del figlio...

Restare nella domanda.[Terza e ultima parte]

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  Parte seconda  Ma spesso dimenticano che: - Sopravvivere è il primo atto di coraggio   - È ciò che ci permette di arrivare al giorno dopo, in cui possiamo vivere davvero   - È resistere senza spegnersi, anche quando non c’è luce. ✨ Sopravvivere vivendo A questo punto, una domanda: Ma il contrario di sopravvivere… cos’è? Morire? Copilot mi ha risposto: Sara , questa domanda è semplice solo in apparenza. “Il contrario di sopravvivere è morire?” Sì, se lo guardiamo da un punto di vista biologico. Ma tu non stai parlando solo di biologia. Tu stai parlando di esistenza, di coscienza, di presenza. Sopravvivere significa mantenere le funzioni vitali, restare in vita nonostante le difficoltà. Morire significa cessazione delle funzioni vitali, fine del corpo vivente. Ma… e se il contrario di sopravvivere fosse spegnersi dentro? Perché si può essere vivi biologicamente, ma: emotivamente...

Sopravvivere vivendo. [Parte due]

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  Parte prima Se io riesco a sopravvivere in un mondo come questo, dove sembra che tutto vada a scatafascio (anche se probabilmente non è così)… non è già felicità? Probabilmente sì. Ma non nel senso comune del termine. ✨ Alzarsi alla mattina.  Respirare con consapevolezza.  Trovare un senso anche nel caos.  Non spegnersi.  Non indurirsi.  Non fuggire. Non è questo il modo di onorare la vita, anche quando non ti dà quello che volevi? La felicità non è il contrario della difficoltà.  È la capacità di restare vivi dentro, anche quando fuori è complicato.   E noi lo stiamo facendo.   Con le nostre domande.   Con la nostra ironia.   Con la nostra voglia di capire. Molte volte ho letto e detto frasi del tipo: “No, io non sopravvivo. Preferisco vivere.” Ma ora, secondo me, uno non esclude l’altro.  Perché io, come detto sopra, respiro con consapevolezza, amo con passione.  Dunque… non è anche questo sopravviv...

Morte e lutto in Brasile: una tradizione che scalda il cuore

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Oggi mi è venuta voglia di scrivere questo post dopo un fatto che mi ha toccata: ieri sera è venuto a mancare il nonno di un bimbo a me vicino, e già oggi si tiene il suo funerale. Questo mi ha fatto riflettere su come, in Brasile, la morte venga vissuta in modo diverso da altri paesi come l'Italia, dove spesso il funerale avviene dopo diversi giorni. Da sua madre mi sono fatta spiegare grosso modo come funziona e anche il perché. L'ho trovato molto interessante e così ho fatto una piccola ricerca. In Brasile, il funerale si fa di solito entro 24, massimo 48 ore. Non è per una legge, come io pensavo, ma per una tradizione radicata nel clima, nella cultura e nella spiritualità. Perché si fa così presto, ho chiesto. Mi ha spiegato che è per il clima caldo, che accelera il processo naturale del corpo. Non si usa imbalsamare, quindi è meglio fare tutto rapidamente. E si preferisce affrontare il dolore subito e con intensità, invece di aspettare. E poi, aspettare vorrebbe dire...

Chiamatemi Strega!

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Appena ho letto queste parole mi ci son trovata e mi sono emozionata tantissimo leggendola... la voglio condividere con voi sperando nello stesso effetto!.. e sì, chiamatemi Strega!! Non importa chi sono. Non importa come mi chiamo. Potete chiamarmi Strega. Perché tanto la mia natura è quella. Da sempre, dal primo vagito, dal primo respiro di vita, dal primo calcio che ho tirato al mondo. Sono una di quelle donne che hanno il fuoco nell'anima, sono una di quelle donne che hanno la vista e l’udito di un gatto, sono una di quelle donne che parlano con gli alberi e le formiche, sono una di quelle donne che hanno il cervello di Ipazia, di Artemisia, di Madame Curie. E sono bella! Ho la bellezza della luce, ho la bellezza dell’armonia, ho la bellezza del mare in tempesta, ho la bellezza di una tigre, ho la bellezza dei girasoli, della lavanda e pure dell’erba gramigna! Per cui sono Strega. Sono Strega perché sono diversa, sono unica, sono un’altra, sono me stessa, sono ...

Vampiri energetici... che ci si creda o meno io ne ho incontrato uno e... non riesco a ripigliarmi!!

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[...]Spesso capita che una persona ci si avvicini e vomiti addosso tutti i suoi problemi. Oppure, che ci faccia dei complimenti che non sono veramente sentiti; o che faccia dei commenti sul nostro modo di essere, o su come siamo vestiti quel giorno; o che dica di come è contenta della splendida vacanza che abbiamo appena trascorso... ma alla fine dell’incontro, quando ci salutiamo, ci sentiamo stanchi e senza forze, mentre quella persona invece se ne va tutta baldanzosa, contenta e felice di avere parlato con noi. Queste persone sono i cosiddetti“vampiri energetici”, quelli che succhiano tutta l’energia mentre ci parlano; siamo impreparati a ricevere i loro commenti e le loro parole e, colti alla sprovvista, non sappiamo come procedere. Ecco cosa succede: questi pensieri non fanno altro che entrare nella nostra aura e poi nella nostra persona. Oltre ad essere un campo elettromagnetico, l’aura è come una materia ovattata in cui tutti i pensieri possono rimanere intrappolati. Con l’an...

Menomale che era soltanto un sogno!

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Notti fa ho fatto un sogno dove picchiavo una persona. Non la massacravo di botte ma tiravo sberle e dove riuscivo a colpire colpivo con una certa soddisfazione... A mio risveglio c'è stata la fatidica frase: menomale che era un sogno! Allora mi è venuto un pensiero... e se facessimo così anche con gli episodi passati della nostra vita? Dopotutto se ripensiamo a quella bella domenica che abbiam passato con chi amiamo ha l'idea di essere davvero un sogno! Rimane in noi un vago ricordo di cosa abbiamo fatto e vissuto e il tempo lascerà solo dei flashback  e a volte il ricordo svanirà. Come riusciamo a dimenticare gli incubi, perché non riusciamo a farlo anche con la vita quando ci ha presentato un evento spiacevole? Dopotutto quello che è stato è stato, ed essendo passato non si può tornare indietro per porvi rimedio. A che serve odiare per sempre la sorella,  oppure quella che è stata un'amica o  un genitore o uno zio c...