[Sguardo] Substrak e la superficialità dei social: la scrittura lunga come atto di resistenza
Oltre a qui, scrivo anche su Substrak. Giuro, lo avevo immaginato come un posto dove leggere cose interessanti, scambiare opinioni e magari trovare qualche riflessione degna di nota. Invece mi sono ritrovata davanti a un flusso di domande banali:“che fate il 25 aprile?”oppure foto di gattini che inseguono una luce. Per non parlare di video triti e ritriti, che alla fine lasciano il tempo che trovano. Che delusione. E a un certo punto ho capito che non era nemmeno Substrak il problema. Scorri, guardi, metti un like e vai oltre. Tutto veloce. Tutto leggero. E più è leggero, più gira. Se provi a fermarti un attimo, a dire qualcosa che richiede un minimo di attenzione, è come parlare in una stanza dove tutti stanno dicendo altro. Non è che non puoi farlo… è che si perde. Avete presente quando cerchi di far crescere un fiore in mezzo alle erbacce? Ecco, quella è la sensazione. La voce si perde, soffocata da tutto il resto. E allora succede una cosa strana: non è che la profondità spa...