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Perché ho paura dei 60 se non mi sento così?

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Il pensiero del martedì "Non definisce me. Al massimo mi ricorda che sto entrando in una fase nuova."   Ho 59 anni. A gennaio saranno 60. È un numero che, ogni tanto, mi fa effetto. Per anni l'ho associato alla vecchiaia, al decadimento, al dolore. E forse è per questo che, quando ci penso troppo, qualcosa dentro si abbassa. Poi però guardo indietro. E quello che vedo è tutt'altro. Una vita piena. Posti visti, persone incontrate, momenti altissimi e altri profondi. Una vita dove non cambierei virgola. Ed ecco la domanda: com'è possibile che davanti a tutto questo sia un numero a mettermi in difficoltà? La verità è che quei 60 non li sento, proprio per niente. Mi sento viva, presente, con ancora spazio davanti, nonostante tutto. Forse il punto non è eliminare quella sensazione stonata. Forse è riconoscerla per quello che è: un'idea vecchia che ogni tanto torna a bussare. Non definisce me. Al massimo mi ricorda che sto entrando in un...

La libertà tranquilla, quando il cambiamento non ha bisogno di fare rumore

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  Oggi la routine è tornata, come sempre. La casa, i gesti, i silenzi che si infilano tra una cosa e l'altra. Parte una canzone a caso. Uomini soli dei Pooh. La conosco a memoria. Eppure oggi la ascolto davvero. Vediamo se si può imparare questa vita. E magari un po' cambiarla prima che ci cambi lei… E penso che sì, è proprio così. Solo che oggi non lo sento come una lotta. Lo sento come una responsabilità tranquilla. Non ho più voglia di "mettere in ordine la vita" come se fosse qualcosa da sistemare una volta per tutte. Piuttosto, la guardo mentre si muove. E scelgo dove stare. Per anni ho sentito persone dire: io sono così, prendere o lasciare. Una volta mi faceva arrabbiare. Oggi no. Oggi semplicemente non prendo, senza principio e senza ribellione. Ho capito che non tutto mi riguarda, non tutto mi spetta, non tutto devo accoglierlo. C'è stato un tempo in cui avevo bisogno di dirlo forte, quasi spingendo via. Oggi non serve più. Non è...

Relazioni senza catene: imparare a lasciare andare con leggerezza

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Un racconto personale sul valore dei legami che cambiano: imparare a lasciare andare senza sentirsi abbandonati, trasformando la delusione in leggerezza e libertà. C’è un modo di stare nelle relazioni che pesa più della solitudine. È quello fatto di frasi che tornano sempre uguali: “Con tutto quello che ho fatto per lui.” “Io ci sono sempre stata per lei.” “Dopo tutto quello che abbiamo passato insieme.” E poi sparisce, non si fa più sentire. Frasi che non sono ricordi, ma conti aperti. In questo modo di vivere i legami, nulla è davvero gratuito: ogni gesto diventa un credito, ogni presenza una garanzia, ogni distanza una colpa. La gratitudine, qui, non ha scadenza. E proprio per questo non libera mai. Io ho sempre vissuto i rapporti in un altro modo. La mia vita è come un treno: le persone sono libere di salire, di restare il tempo che serve e di scendere quando vogliono.  Non ho mai avuto grandi aspettative. Non perché non senta, ma perché non ...

Le mie geografie interiori

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  Là dove la pelle cede, io mi ritrovo Oggi ho abbassato lo sguardo e ho visto l’interno del mio braccio: le pieghe della pelle fitte, e sotto di esse qualcosa di morbido che le riempie. Al momento ho pensato che non fosse un gran bel vedere, poi riflettendo ho capito che quel pezzo di braccio racconta molto di me. Trent’anni di obesità hanno tirato quella pelle all’esterno, un po’ come ho fatto io con la vita. Nel momento in cui tutto si sgonfia, quella pelle rimane lì: non è più tesa, quasi cedevole, con un grumo di rimasugli che fanno parte di quella vecchia obesità. Chiudo gli occhi e passo la mano sul ventre: anche qui la stessa storia, buchi, bozzi, pieghe. Poi tocco le gambe, e l’aspetto è quello che avrebbe la lava quando scende a strati. Anche queste raccontano la loro verità: ciò che ha raggiunto l’estremo, per poi ritirarsi e lasciare le rovine. Ed ecco che arrivo al viso: quella piega sotto la bocca che rende il mio aspetto triste, gli occhi leggerme...

Dal lutto alla consapevolezza: il nodo karmico che si scioglie

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Ed eccomi di nuovo qui, in questo posto che ho appena rinnovato. Mi muovo come quando si entra in una casa nuova: si cammina, si esplora, si osservano angoli sconosciuti e non ci si sente ancora a proprio agio. Mi succede così ogni volta che cambio il layout del mio angolo di memoria. Oggi, appena svegliata, il primo pensiero è stato: Mara non c’è più. E questo mi ha portato a un altro pensiero: la sua morte ha chiuso un cerchio, e corrisponde anche a tante altre chiusure. La settimana appena passata è stata di nuovo segnata da dolore, pianti, disperazione e depressione. E toccando il fondo del mio personale pozzo ho capito che il mio corpo mi sta urlando che non ne può più. Troppi sono i sintomi che alimentano questi malesseri, tutti legati a schemi che mi porto dietro da troppo tempo. È arrivata l’ora di sciogliere il nodo karmico e chiuderlo in modo definitivo. In questi giorni ho fatto un salto quantico : ho rivisto con chiarezza tutte le tra...

Fine corsa (e nuovo inizio): chiudo il diario di bordo e cambio ritmo

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Rotta precedente ⛵ Concludo il mio diario di bordo, nato per disintossicarmi dai social e ritrovare me stessa... Questo diario di bordo è nato in un tempo in cui avevo bisogno di ritrovarmi. Scrivere ogni giorno era il mio modo per restare a galla, per mettere ordine nel caos, per rispondere, anche solo a me stessa, a un mondo che mi sembrava troppo rumoroso, troppo veloce, troppo finto. È stato il mio rifugio dai social tossici, dalla ricerca di approvazione, dal bisogno di esserci sempre. Mi ha aiutata a guardarmi dentro, a sentire il peso e la bellezza delle cose vere. Mi ha fatto compagnia. Mi ha guarita , un po’. Ora sento che quel bisogno è cambiato. Non ho più voglia di rincorrere il ritmo quotidiano. Non ho più bisogno di raccontare tutto, subito, sempre. Non mi mancano più quei social che prima mi sembravano indispensabili. È tempo di rallentare. Di scrivere quando serve, non per dovere. Di lasciare che le parole arrivino qu...

Uomini soli

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   Oggi è ricominciata la solita routine, Tomo è andato al lavoro e io mi sono prefissa di mettere in ordine questa mia stramba vita. Nel farlo ho messo un po' di musica a random su Spotify e così mi è arrivata Uomini soli dei Pooh. Amo, amo, amo quella canzone, l'avrò sentita centinaia di volte, ma questa volta l'ho ascoltata davvero. Vediamo se si può imparare questa vita e magari un po' cambiarla prima che ci cambi lei. Cambiarla prima che ci cambi lei… Esatto, cambiare il nostro modus operandi prima che quello che crediamo vita prenda il sopravvento. Ho conosciuto più persone che mi hanno detto: io sono così, prendere o lasciare. Sarò sincera, ci sono arrivata giusto l'altro ieri, ma finalmente ho capito che no, io non prendo più nulla per partito preso! Porta pazienza ma io sono così. No, non porto pazienza, e lasciatelo dire: se sei così, sei fatto male! Lasciami fare, che ti costa. Mi costa, e non ho voglia di pagare io il fastidio! Ho passato i...

Diciassette traslochi e mi stupisco ancora: la casa siamo noi

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Non è una novità, dopo diciassette traslochi questa Non è una novità, dopo diciassette traslochi questa cosa non dovrebbe più sorprendermi... invece mi stupisco ancora! L'avevo scritto quattro anni fa all'ultimo trasloco ed è successo ancora! Avevo deciso di lasciare la casa così com'era, con libri, oggetti, quadri alle pareti e oggetti personali, fino a fine mese. La mia mente voleva tenere tutto immutato, come se non stesse succedendo nulla. Ma la mia anima è di un'altra opinione e sa benissimo che qualcosa sta succedendo e, come accade ormai da tempo, ha avuto la meglio! Ieri, presa da nuovo slancio, ho preso delle scatole e ho iniziato a vuotare tutto! Ho fatto la scatola da dare a mio fratello, quella per mia sorella, per mia mamma, da portare via e da lasciare per la prossima volta... In un pomeriggio la casa si è spogliata di me... si è spogliata di noi! Ora alzo gli occhi e... io, noi non ci siamo più! E ancora una volta sono sorpresa della leggerezza che pro...

Le MIE cose: come ho imparato che gli oggetti non fanno di te quella che sei...

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Sono alla fine del secolo scorso e sono molto soddisfatta di me! Già, sono riuscita ad avere una bella biblioteca... più di 350 libri di ogni genere e li avevo letti tutti! Ne sono davvero orgogliosa, tanto che ne faccio un vanto! Ho i MIEI libri, la MIA casa, la MIA macchina, i MIEI vestiti, le MIE scarpe e le MIE borse. Le MIE cose... sono loro che fanno di me quella che sono! Sono loro che fanno vedere al mondo che ce l'ho fatta! Ho la casa piena di suppellettili che considero indispensabili per stare bene, non sono gelosa di loro, i libri per esempio li presto senza problema, ma sia chiaro... sono MIEI! Mostro agli amici quello che ho e loro ora sanno chi sono! Tutto gira intorno alle MIE cose e sembro felice! Lavoro come semplice tessitrice ma il MIO ego mi fa sentire tanto di più, tanto che mi presento alle 5,30 del mattino in reparto truccata di tutto punto e vestita col tailleur e le scarpe coordinate alla borsa, e sembro felice. Sono davvero presa da quell...