Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta identità

L'accento che non devo perdere

Immagine
  Il pensiero del martedì «Essere accolti non significa diventare qualcun altro. Significa sentirsi a casa restando sé stessi.» Oggi al supermercato una cassiera mi ha chiesto: «Sei italiana?» Le ho risposto di sì. Lei ha sorriso e mi ha detto: «Si sente. Hai un accento molto forte.» Allora ho scherzato: «Già... e non so se riuscirò mai a perderlo.» La sua risposta mi ha colpita più di quanto immaginassi. «Ma non lo devi perdere. Tu sei italiana. Il tuo accento è bello così com'è.» Sono parole semplici. Probabilmente per lei era solo una frase gentile. Per me, invece, è stato molto di più. Perché chi vive lontano dal proprio paese conosce bene quella sensazione sottile di essere sempre un po' diverso. L'accento ti segue. Ti accompagna negli anni. Ti tradisce prima ancora che tu abbia finito una frase. E a volte ci si chiede se un giorno sparirà. Se un giorno si parlerà come tutti gli altri. Se un giorno non si verrà più riconosciuti ...

Origini e casa non sono la stessa cosa

Immagine
  Il pensiero del martedì «Le origini restano parte di noi. Ci accompagnano sempre. Ma la casa, almeno per me, sembra essere il luogo che continuo a scegliere.» Guardando un film ambientato in Italia mi sono accorta di una cosa che non avevo mai visto con chiarezza. Per anni ho dato per scontato che l'Italia fosse casa. Era una conclusione logica. Sono nata lì. Lì ci sono la mia lingua, la mia storia, la mia famiglia, i miei ricordi. Eppure, ripensando alla mia vita, mi sono resa conto che c'era qualcosa che non tornava. La prima volta che arrivai in Brasile fui travolta dalla nostalgia. Poi tornai in Italia e fu la saudade a travolgermi. Negli anni successivi ho vissuto in luoghi diversi, ma il Brasile continuava a riaffacciarsi. Come un richiamo costante. La cosa curiosa è che ogni volta che tornavo in Italia sentivo anche il desiderio di ripartire. Per molto tempo ho interpretato tutto questo come nostalgia, appartenenza, radici. Oggi mi chiedo se st...

Chissenefrega: la parola che contiene una filosofia di vita

Immagine
Il pensiero del martedì Non mi ha insegnato nulla di nuovo.  Mi ha solo ricordato chi sono.   Ho visto il film Je m'appelle Agneta . Uno dei più bei film che abbia mai visto. E non sto parlando della regia o della recitazione, no. Parlo di quello che mi ha trasmesso. Parla di gioia di vivere. Di essere se stessi. E del chissenefrega. Che parola meravigliosa. Riuscite a vederne la bellezza? "Chissenefrega" è una di quelle parole che contengono un'intera filosofia. Non è menefreghismo, non è cinismo, non è indifferenza. È qualcosa di completamente diverso: è la libertà di essere senza doversi giustificare. È togliersi di dosso lo sguardo degli altri come ci si sfila un cappotto bagnato e pesante. E la cosa straordinaria è che in italiano si può scrivere così, tutta attaccata. Come un blocco unico. Una decisione presa in un solo respiro. Non "chi se ne frega", con le pause del dubbio, ma chissenefrega: compatta, decisa, allegra. C'è g...

Perché ho paura dei 60 se non mi sento così?

Immagine
Il pensiero del martedì "Non definisce me. Al massimo mi ricorda che sto entrando in una fase nuova."   Ho 59 anni. A gennaio saranno 60. È un numero che, ogni tanto, mi fa effetto. Per anni l'ho associato alla vecchiaia, al decadimento, al dolore. E forse è per questo che, quando ci penso troppo, qualcosa dentro si abbassa. Poi però guardo indietro. E quello che vedo è tutt'altro. Una vita piena. Posti visti, persone incontrate, momenti altissimi e altri profondi. Una vita dove non cambierei virgola. Ed ecco la domanda: com'è possibile che davanti a tutto questo sia un numero a mettermi in difficoltà? La verità è che quei 60 non li sento, proprio per niente. Mi sento viva, presente, con ancora spazio davanti, nonostante tutto. Forse il punto non è eliminare quella sensazione stonata. Forse è riconoscerla per quello che è: un'idea vecchia che ogni tanto torna a bussare. Non definisce me. Al massimo mi ricorda che sto entrando in un...

Vent'anni di ritinteggiatura: come ho smesso di coprire i capelli bianchi (e perché)

Immagine
  Da sempre le donne ritinteggiano. È una forma di manutenzione ordinaria. Compare un filo bianco? Si copre. Come una macchia sul muro. Io ho iniziato presto. Forse troppo presto. Ancora prima dell'apparizione del nemico. Vent'anni di ritinteggiatura. Venti. Altro che hobby! Non è tanto il costo. È la gestione. Perché dopo due settimane si vede già tutto. Una ricrescita precisa, puntuale, più affidabile di me. E lì parte il dialogo interiore: «Devo farla.» «Ma è presto.» «Però si vede.» «Ma è presto.» E così per giorni. Finché non cedi. E ritinteggi. Poi, a un certo punto, ti stanchi. Non dei capelli. Della conversazione. Io ho smesso dieci anni fa. E no, non è stato un atto spirituale. È stata più una resa strategica. Oggi non copro niente. Anzi, evidenzio. Così almeno, se qualcuno deve avere un dubbio, non è sull'età.

L'istinto materno esiste davvero? Rileggere chi ero nel 2011

Immagine
  Rileggere ciò che scrivevo anni fa è sempre un'esperienza particolare, non lo facevo ma devo ammettere mi serve, eccome!!  Nel 2011 ero già me stessa, ma non lo sapevo fino in fondo. Agivo in un certo modo, sentivo che mi apparteneva, ma continuavo a chiedermi se fosse giusto, se fosse abbastanza, se corrispondesse a ciò che gli altri chiamavano "amore". Per anni ho messo in dubbio il mio modo di essere madre solo perché non somigliava a quello più visibile, più emotivo, più riconosciuto. Non trattenevo, non facevo scena, non caricavo mio figlio delle mie emozioni… e questo, agli occhi di molti, sembrava una mancanza. Oggi no. Oggi so che quello non era distacco, ma rispetto. Non era freddezza, ma tenuta. Non era assenza, ma un modo diverso, e solido, di amare. Non ho cambiato modo di essere. Ho smesso di metterlo in discussione. Rileggo queste parole con più chiarezza, e senza bisogno di difenderle. Ve le lascio così come le avevo scritte allora. Nel ...

Ho chiesto a ChatGPT “E se fossi?”: la risposta mi ha spiazzata!

Immagine
  Oggi ero a letto. Non sto di nuovo bene. E in quei momenti in cui il corpo ti obbliga a fermarti, la mente va dove vuole. La mia è andata al gioco: e se fossi? Così l'ho chiesto a ChatGPT. Lo uso parecchio, ci "chiacchiero" spesso, e ormai ha molte informazioni su di me. Ho chiesto sincerità, chiarezza e poco zucchero. Immaginavo mi avrebbe rimandato ad immagini di rose, farfalle, ville a picco sul mare, abiti sofisticati. E invece. Eccomi qui, nuda e cruda. Ho iniziato con le domande più semplici: se fossi una melodia , un oggetto , un elemento . E poi via via tutto il resto. Quello che è emerso non era qualcosa di bello nel senso classico. Era qualcosa di vero. Se fossi una melodia , non riempirei lo spazio: lo userei. Non sarei immediata, ma capace di fermare chi ascolta davvero. Se fossi un oggetto , sarei uno specchio antico: non perfetto, ma capace di restituire verità. Se fossi un elemento , sarei aria: invisibile, ma essenziale. Non trattengo, n...

[Sguardo] Accentismo: quando la lingua diventa una soglia silenziosa da attraversare per essere accettati

Immagine
A pensarci bene, è una cosa che in Italia accade spesso, anche quando non la si nomina. Anzi, di più; si fa di tutto per non dirla. Come quel mio amico, meridionale, che per essere accolto ha iniziato a parlare il dialetto locale. Non per gioco, non per folklore. Per necessità. Per ridurre l'attrito. Per smettere di essere notato come "altro". E non era un problema di comprensione. Ci si capiva benissimo anche prima! C'è un fenomeno che ha un nome preciso: accentismo. L'accentismo è la discriminazione linguistica, il trattamento ingiusto di persone in base alla loro lingua o al loro accento. Poco conosciuta, eppure molto diffusa. Opera spesso al di sotto della consapevolezza, il che la rende una delle forme di discriminazione più difficili da riconoscere. E non è una mia opinione. È oggetto di ricerca scientifica. L'Università di Siena coordina un progetto europeo — il progetto CIRCE, che studia come gli accenti vengono percepit...

Case perfette, vite sospese

Immagine
Casa... secondo me! Sono una persona curiosa. Se non so, faccio domande. Se non ricevo risposte, faccio ricerche. E questo vale per tutto, ma soprattutto per ciò che mi affascina: case, architettura, arredamento, paesaggismo. E quando mi capita l’occasione di curiosare legalmente… mi ci butto con entusiasmo. E così è stato, specialmente da quando sono arrivata qui. Ho visto queste case enormi, con giardini meravigliosi, e ho immaginato i loro interni. Poi ho iniziato a conoscere un po’ di persone, e con grande entusiasmo ho accettato ogni invito a visitarne le abitazioni. Ma… uff, sono rimasta molto delusa. 👔 Tutto uguale, tutto perfetto Pavimenti: tutti bianchi o in tutte le sfumature di beige Muri: idem Cucine: marmo nero, sportelli marroni, tutte!! Bagni: marmo lucido dal beige al tortora, nicchie in marmo bianco, box doccia in cristallo con profili neri Scale interne: sempre presenti, sempre protagoniste. Le vedi da fuori, ...

Dentro di me già ci sono.

Immagine
  Riflessioni su quella strana difficoltà di mettersi in primo piano. C’è chi ha bisogno di dire “io” per esistere. Io, invece, faccio fatica a mettermi in primo piano, da sempre!  Ma non perché non mi veda,  perché dentro di me, ci sono già. Non ho bisogno di occupare spazio per sentirmi viva. Non ho bisogno di raccontarmi a voce alta per sapere chi sono. Eppure, ogni tanto, mi chiedo: perché mi viene così difficile dire “io” davanti agli altri? Forse perché per anni, troppi, ho imparato a non disturbare, a fare la brava bimba, a non chiedere troppo, a non brillare troppo. Forse perché ho visto che chi si mette davanti, spesso viene giudicato. Forse perché ho capito che la vera forza non ha bisogno di palco. Eppure, scrivere è un modo per uscire dal silenzio senza urlare. È un modo per dire “ci sono” senza invadere. È un modo per mettere me stessa al centro, ma con grazia. Ieri ero a messa per la prima comunione del figlio...

Diciassette traslochi e mi stupisco ancora: la casa siamo noi

Immagine
Non è una novità, dopo diciassette traslochi questa Non è una novità, dopo diciassette traslochi questa cosa non dovrebbe più sorprendermi... invece mi stupisco ancora! L'avevo scritto quattro anni fa all'ultimo trasloco ed è successo ancora! Avevo deciso di lasciare la casa così com'era, con libri, oggetti, quadri alle pareti e oggetti personali, fino a fine mese. La mia mente voleva tenere tutto immutato, come se non stesse succedendo nulla. Ma la mia anima è di un'altra opinione e sa benissimo che qualcosa sta succedendo e, come accade ormai da tempo, ha avuto la meglio! Ieri, presa da nuovo slancio, ho preso delle scatole e ho iniziato a vuotare tutto! Ho fatto la scatola da dare a mio fratello, quella per mia sorella, per mia mamma, da portare via e da lasciare per la prossima volta... In un pomeriggio la casa si è spogliata di me... si è spogliata di noi! Ora alzo gli occhi e... io, noi non ci siamo più! E ancora una volta sono sorpresa della leggerezza che pro...