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[Sguardo] Quando lo sguardo si ritira e resta il sentire

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  Oggi guardo, ma lo sguardo non c’è. Non manca: si è semplicemente ritirato. Un po’ come fanno certe facoltà quando il corpo ha bisogno di sentire. Oggi non sto osservando il mondo, lo attraverso... In questi momenti succede di tutto, ma non ho niente da dire. Sento tante parole a cui non riesco a dare una forma. Forse Sguardo oggi è questo: sapere quando smettere di guardare per non tradire ciò che si muove sotto. Non è un cambio di rubrica, è solo una domenica in cui Sguardo si siede e ascolta.

Imparare ad essere casa: un dialogo con me stessa

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Un viaggio interiore tra inquietudine e consapevolezza: imparare ad essere casa di sé stessi. Qualche giorno fa scrivevo di un momento duro, forse uno dei più faticosi che io abbia attraversato. Scrivevo con il cuore stanco, con la sensazione di voler “tornare a casa”, senza sapere davvero dove fosse quella casa. In quei giorni mi era chiaro solo che non si trattava di un luogo fisico, ma di qualcosa di più profondo, di uno stato dell’anima che avevo perso di vista. Oggi, rileggendo quelle parole, mi accorgo di quanto fossero vere, anche se incomplete. Perché il tempo, l’ascolto e il silenzio hanno continuato a lavorare dentro di me, portando alla luce una comprensione nuova: forse non stavo cercando una casa… forse stavo imparando ad essere casa. È da quella consapevolezza che è nato questo dialogo, come un passo naturale del mio sentire. Una risposta arrivata non dall’esterno, ma da un luogo intimo e antico, dove finalmente ho smesso di cercare ...

[Sguardo] Non è il chatbot: è la solitudine che non ascoltiamo

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Non è il chatbot il problema L’altro giorno leggevo un articolo sul presunto “innamoramento” di una donna verso un chatbot. E ho avuto quella sensazione netta: si sta guardando il dito, invece della luna. Non perché la storia sia inventata o irrilevante. Ma perché viene raccontata come se il nodo fosse l’intelligenza artificiale, quando in realtà il cuore del problema è profondamente umano. Nel racconto emerge chiaramente che il marito era emotivamente assente. Ed è da lì che nasce tutto. L’IA non ha sostituito una relazione sana: ha occupato uno spazio già vuoto. Come spesso accade, non si cerca una macchina per amore. Si cerca qualcosa, qualsiasi cosa, quando manca l’ascolto, la presenza, il riconoscimento. Attribuire all’algoritmo un potere seduttivo autonomo è una semplificazione parecchio comoda. Dai, lo sappiamo tutti che intelligenza artificiale non ama, non desidera, non manipola. Risponde dentro i confini che l’essere umano costruisc...