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Visualizzazione dei post con l'etichetta Consapevolezza

Perché ho paura dei 60 se non mi sento così?

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Il pensiero del martedì "Non definisce me. Al massimo mi ricorda che sto entrando in una fase nuova."   Ho 59 anni. A gennaio saranno 60. È un numero che, ogni tanto, mi fa effetto. Per anni l'ho associato alla vecchiaia, al decadimento, al dolore. E forse è per questo che, quando ci penso troppo, qualcosa dentro si abbassa. Poi però guardo indietro. E quello che vedo è tutt'altro. Una vita piena. Posti visti, persone incontrate, momenti altissimi e altri profondi. Una vita dove non cambierei virgola. Ed ecco la domanda: com'è possibile che davanti a tutto questo sia un numero a mettermi in difficoltà? La verità è che quei 60 non li sento, proprio per niente. Mi sento viva, presente, con ancora spazio davanti, nonostante tutto. Forse il punto non è eliminare quella sensazione stonata. Forse è riconoscerla per quello che è: un'idea vecchia che ogni tanto torna a bussare. Non definisce me. Al massimo mi ricorda che sto entrando in un...

[Sguardo] Nessuno ci ha visti

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Mia mamma ha 82 anni e spinge la sedia a rotelle di mio padre di 86. L'ha fatto per tre mesi, con quella forza silenziosa che hanno le persone abituate a prendersi cura senza fare rumore. Mia madre è così. L'altro giorno mi ha raccontato una cosa piccola, ma che mi è rimasta dentro. Era ferma davanti a una porta, in attesa di passare con la sedia. Ha aperto. La gente ha iniziato a entrare. Una persona, due, tre. Nessuno si è fermato. Nessuno li ha visti. Me lo ha detto con la voce di chi non ci crede: «Ero lì ferma in attesa di passare e la gente continuava a entrare. Nessuno ci ha visti. L'ho anche detto, ma che cavolo, ci fate passare? E niente.» In quella frase ho sentito tutto. L'incredulità e un pizzico di dolore. Anzi, qualcosa di più profondo: la consapevolezza. Forse per la prima volta, di cosa significa diventare anziani, lenti, vulnerabili in un mondo che ha fretta. Fretta di passare senza accorgersene, senza vedere chi hanno davanti. Senza fermarsi....

La libertà tranquilla, quando il cambiamento non ha bisogno di fare rumore

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  Oggi la routine è tornata, come sempre. La casa, i gesti, i silenzi che si infilano tra una cosa e l'altra. Parte una canzone a caso. Uomini soli dei Pooh. La conosco a memoria. Eppure oggi la ascolto davvero. Vediamo se si può imparare questa vita. E magari un po' cambiarla prima che ci cambi lei… E penso che sì, è proprio così. Solo che oggi non lo sento come una lotta. Lo sento come una responsabilità tranquilla. Non ho più voglia di "mettere in ordine la vita" come se fosse qualcosa da sistemare una volta per tutte. Piuttosto, la guardo mentre si muove. E scelgo dove stare. Per anni ho sentito persone dire: io sono così, prendere o lasciare. Una volta mi faceva arrabbiare. Oggi no. Oggi semplicemente non prendo, senza principio e senza ribellione. Ho capito che non tutto mi riguarda, non tutto mi spetta, non tutto devo accoglierlo. C'è stato un tempo in cui avevo bisogno di dirlo forte, quasi spingendo via. Oggi non serve più. Non è...

Ho disinstallato un gioco. E mi sono ricordata che posso smettere sempre.

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  Da un po' di tempo giocavo a Royal Match. Mi ha sempre divertito: bella squadra, partite relativamente facili, quel senso di gruppo che si crea quando si gioca insieme. Ma stare in una squadra richiede costanza, punteggi, presenza. E io quella presenza l'ho sempre data. Giorni fa è arrivata mia nipote e, com'è naturale, ho giocato meno. Però, per correttezza verso il gruppo, continuavo comunque a partecipare per aiutare a raggiungere gli obiettivi. Ma dopo un fantastico fine settimana, apro il gioco e mi arriva un pensiero quasi improvviso: ma che cavolo sto facendo? Davvero devo fare questa cosa? Davvero devo obbligarmi a giocare? E per cosa, poi? Così sono andata nella chat del gruppo e ho scritto: "Ciao a tutti. Per me giocare sta diventando un obbligo e non ne ho più voglia. Quindi disinstallo il gioco. Buon proseguimento e buona fortuna a tutti." Sono uscita dalla chat. Sono andata sull'icona, pressione lunga, disinstalla. La cosa c...

[Sguardo] Quando lo sguardo si ritira e resta il sentire

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  Oggi guardo, ma lo sguardo non c’è. Non manca: si è semplicemente ritirato. Un po’ come fanno certe facoltà quando il corpo ha bisogno di sentire. Oggi non sto osservando il mondo, lo attraverso... In questi momenti succede di tutto, ma non ho niente da dire. Sento tante parole a cui non riesco a dare una forma. Forse Sguardo oggi è questo: sapere quando smettere di guardare per non tradire ciò che si muove sotto. Non è un cambio di rubrica, è solo una domenica in cui Sguardo si siede e ascolta.

Mille post e sedici anni: scrivere non è mai stata una terapia. È diventata casa.

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  Mille post. Mille! Io che sono così prolissa non oso nemmeno immaginare quanti caratteri ho battuto su questi tasti. Probabilmente abbastanza da riempire un'enciclopedia. O due. Il primo post che ho scritto parlava dell'incidente di mio figlio. Coma. Terapia intensiva. Tutto il pacchetto. Non esattamente il debutto leggero che si sogna. Ma era quello che avevo dentro. E scrivere è stato l'unico modo che avevo per non esplodere in silenzio. Da lì, in sedici anni, ho scritto di tutto. Della solitudine, tanto temuta, poi agognata, infine amata. Dei miei viaggi nel mondo, con tutto quello che ci stava in mezzo. Delle paure, delle meditazioni, dei viaggi interiori. Perfino dei miracoli. Ho scritto di un autista di pullman che, oltre a guidare, deve anche mangiare, fare pipì. E fare le pulizie. Perché nella vita ci sono tragedie e ci sono autisti di pullman, e a volte entrambi meritano la stessa attenzione. Ma a pensarci bene, non ho mai ...

[Sguard]o Luce. Guarigione. Consapevolezza. Perché certe parole non aprono: chiudono

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Di solito non rileggo quello che scrivo. Se lo faccio, è solo per riprendere un tema, non per rivedermi. Oggi invece mi è successo. Tempo fa avevo scritto questo e mi ero sentita giudicante, presuntuosa, magari anche un po' saccente. Rileggendolo oggi, mi sa che ero solo molto cauta. Forse fin troppo gentile. Da tempo ormai sui social è esploso un certo tipo di linguaggio: parole grosse, solenni, sempre uguali. Luce. Guarigione. Consapevolezza. Verità. Parole che dovrebbero aprire e invece chiudono. Perché quando qualcuno parla così, spesso non sta cercando: sta affermando. Il problema non sono i life coach o gli influencer spirituali. Il problema è quanto facilmente gli si crede. Quanto siamo disposti a smettere di pensare con la nostra testa pur di sentirci dire che stiamo andando nella direzione giusta. Chi si definisce guida, di solito vuole essere seguito. Chi promette cambiamenti, spesso non sopporta le domande. E chi parla sempre di luce, raramente ...

La levigatrice mi ha insegnato cosa non riesce a fare la forza

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Oggi ha smesso di piovere, così ho preso la levigatrice e sono uscita.  Il tavolo è nuovo. Struttura massiccia.  È bello, sì. Ma troppo spigoloso. Appena ho iniziato a lavorare, il rumore ha disturbato la foresta e ha zittito i cinguettii. Per un attimo, tutto si è fermato. Si sa, ogni trasformazione fa rumore. All'inizio ho spinto. Ho pensato: più forza, più risultato. Più pressione, più velocità. Poi mi sono accorta che invece stavo scavando, così ho allentato la mano. E lì è successo qualcosa di semplice: senza spingere, il lavoro veniva meglio. La levigatrice non va forzata. Va accompagnata. Mentre passavo sul piano del tavolo, pensavo alla vita. Facciamo così: spingiamo nelle relazioni, spingiamo per farci capire, spingiamo per essere ascoltati, spingiamo per accelerare processi che hanno un loro tempo. Ma quando spingiamo troppo, creiamo solchi. Per smussare gli angoli serve presenza, non aggressività. Serve mano ferma, non tensione....

Domande banali e un colibrì: quando non fare nulla è già il viaggio

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  Oggi non ho molto da fare e mi faccio domande banali, così sciocche che non necessitano nemmeno risposta. Osservo la palma davanti a me e guardo la pioggia che viene catturata dalle sue foglie. Quando queste si riempiono, l'acqua viene rilasciata e raccolta dalla tela che rimane in basso. Mi chiedo: quanta di quest'acqua verrà assorbita dalla pianta prima che evapori al primo raggio di sole? Il mio sguardo gira e va alle nuvole che, oggi, in assenza di vento, viaggiano lente. Mi chiedo se si accumuleranno ancora o si dissolveranno al sole prima di raggiungere una nuova meta. Ed ecco che arriva un colibrì, che succhia il nettare da un fiore cresciuto sulla siepe. Mi chiedo quanti fiori gli servano per sentirsi sazio. C'è poi una mosca sul bordo della poltrona, che si tiene salda per contrastare l'aria del ventilatore. Poi si rilassa, sfregando le sue zampette. Mi chiedo se esista un animale altrettanto sgraziato e fastidioso. La risposta arriv...

Il viaggio che porta a fondo: consapevolezza, maestro e cammino interiore

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  Una riflessione profonda sul cammino interiore, ispirata dalle parole di Michy. Quello che Michy scrive lo sento dentro. Non perché lo capisca, ma perché lo riconosco. Per me questo è l’unico viaggio possibile: quello che non porta lontano, ma porta a fondo. E se vogliamo davvero smettere di girare intorno alle cose, prima o poi da lì bisogna passare. È l’unico vero viaggio che possiamo intraprendere è quello alla scoperta di noi stessi, perché l’unica verità è ciò che siamo. Durante questo lungo cammino, siamo sempre esposti a pericoli esterni, ma non dobbiamo lasciarci trascinare né deviare dalla nostra meta. È fondamentale essere determinati nel proseguire il nostro viaggio con la consapevolezza che tutto ciò che è fuori di noi è un’illusione, ma può anche diventare uno strumento utile se usato correttamente. Questo viaggio è tortuoso e difficile, ma è meraviglioso scoprire chi siamo e cosa possiamo diventare se solo ci crediamo. È u...

Quella strana emozione che non è aspettativa: è la Vita che accade.

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  Ogni tanto sento questa emozione. Per anni l'ho chiamata aspettativa, come se dovesse succedere qualcosa di bello. Un po' come le farfalle nello stomaco prima di un viaggio: una vibrazione leggera, viva. Me la sono sempre goduta, quel momento. Poi però il momento passava. Io restavo in attesa. E la cosa straordinaria non arrivava mai. Così arrivava la delusione, e io andavo avanti. Oggi ho sentito la stessa emozione. E, come sempre, me la sono goduta. Ma qualcosa è cambiato… Non ho aspettato che la cosa meravigliosa succedesse, perché mi sono accorta che stava già succedendo. Non c'era un poi. Non c'era una promessa da mantenere. Ciò che sento non è più aspettativa, ma Vita che accade. È il movimento stesso dell'essere viva, qui, adesso. E per la prima volta quell'emozione non chiede niente. Non anticipa, non promette e non delude. È completa così com'è…

Imparare ad essere casa: un dialogo con me stessa

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Un viaggio interiore tra inquietudine e consapevolezza: imparare ad essere casa di sé stessi. Qualche giorno fa scrivevo di un momento duro, forse uno dei più faticosi che io abbia attraversato. Scrivevo con il cuore stanco, con la sensazione di voler “tornare a casa”, senza sapere davvero dove fosse quella casa. In quei giorni mi era chiaro solo che non si trattava di un luogo fisico, ma di qualcosa di più profondo, di uno stato dell’anima che avevo perso di vista. Oggi, rileggendo quelle parole, mi accorgo di quanto fossero vere, anche se incomplete. Perché il tempo, l’ascolto e il silenzio hanno continuato a lavorare dentro di me, portando alla luce una comprensione nuova: forse non stavo cercando una casa… forse stavo imparando ad essere casa. È da quella consapevolezza che è nato questo dialogo, come un passo naturale del mio sentire. Una risposta arrivata non dall’esterno, ma da un luogo intimo e antico, dove finalmente ho smesso di cercare ...

[Sguardo] Life Coach: l'imbroglio dietro una bella maschera!

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Come scegliere un life coach con consapevolezza: fiducia, professionalità e senso critico. Oggi mi sono ritrovata a scorrere le pagine di alcune persone che si definiscono life coach, complete di tariffari in bella vista. Una si è definita un’anima antica, portatrice di luce, incarnata sulla terra per aiutare anime nell’evoluzione. Ho dato un’occhiata ai suoi thread e alle risposte che lei e quelli come lei scrivono su certe piattaforme... devo ammettere che non mi hanno fatto una grande impressione, anzi! Allora ho fatto una ricerca per capire come approcciarsi e fare attenzione a chi offre consulenze o coaching: consigli per scegliere con consapevolezza. Nel mondo di oggi, il ruolo del life coach è diventato sempre più popolare, con molte persone che si rivolgono a questi professionisti per ricevere supporto e guida nella crescita personale o professionale. Tuttavia, non tutti coloro che si presentano come "life coach" hanno le qualifiche, ...

Superare la paura con coraggio e Maestro interiore: il cammino verso la libertà (Filosofia)

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  E torniamo a parlare di Filosofia! Superare la paura con coraggio e filosofia Theravada: crescita personale e consapevolezza   Dhanly scrive; La paura è come una nube: oscura i tuoi passi, li rende incerti... Si teme sempre ciò che non si conosce, poiché la mente si nutre dell’incertezza, tramutandola in una corrente di pensieri negativi. Come puoi combattere la paura? Con il coraggio, con l’onore. Esistono tanti modi di affrontare ciò che si teme: scappare, subire o combattere. Per quanto mi riguarda, in un certo senso, ho passato la vita a fuggire dalla paura di rimanere sola, di non essere accettata, di non essere amata. Per lungo tempo credo di essermi accontentata dell’approvazione di chi mi stava intorno, e in qualche modo era il mio nutrimento per andare avanti: cercando di essere come loro mi volevano o come io credevo che mi volessero. Pensavo che, se avessi deluso le aspettative di chi mi voleva bene, avrei perso tutt...

Le mie geografie interiori

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  Là dove la pelle cede, io mi ritrovo Oggi ho abbassato lo sguardo e ho visto l’interno del mio braccio: le pieghe della pelle fitte, e sotto di esse qualcosa di morbido che le riempie. Al momento ho pensato che non fosse un gran bel vedere, poi riflettendo ho capito che quel pezzo di braccio racconta molto di me. Trent’anni di obesità hanno tirato quella pelle all’esterno, un po’ come ho fatto io con la vita. Nel momento in cui tutto si sgonfia, quella pelle rimane lì: non è più tesa, quasi cedevole, con un grumo di rimasugli che fanno parte di quella vecchia obesità. Chiudo gli occhi e passo la mano sul ventre: anche qui la stessa storia, buchi, bozzi, pieghe. Poi tocco le gambe, e l’aspetto è quello che avrebbe la lava quando scende a strati. Anche queste raccontano la loro verità: ciò che ha raggiunto l’estremo, per poi ritirarsi e lasciare le rovine. Ed ecco che arrivo al viso: quella piega sotto la bocca che rende il mio aspetto triste, gli occhi leggerme...

Dal lutto alla consapevolezza: il nodo karmico che si scioglie

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Ed eccomi di nuovo qui, in questo posto che ho appena rinnovato. Mi muovo come quando si entra in una casa nuova: si cammina, si esplora, si osservano angoli sconosciuti e non ci si sente ancora a proprio agio. Mi succede così ogni volta che cambio il layout del mio angolo di memoria. Oggi, appena svegliata, il primo pensiero è stato: Mara non c’è più. E questo mi ha portato a un altro pensiero: la sua morte ha chiuso un cerchio, e corrisponde anche a tante altre chiusure. La settimana appena passata è stata di nuovo segnata da dolore, pianti, disperazione e depressione. E toccando il fondo del mio personale pozzo ho capito che il mio corpo mi sta urlando che non ne può più. Troppi sono i sintomi che alimentano questi malesseri, tutti legati a schemi che mi porto dietro da troppo tempo. È arrivata l’ora di sciogliere il nodo karmico e chiuderlo in modo definitivo. In questi giorni ho fatto un salto quantico : ho rivisto con chiarezza tutte le tra...

Dentro di me già ci sono.

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  Riflessioni su quella strana difficoltà di mettersi in primo piano. C’è chi ha bisogno di dire “io” per esistere. Io, invece, faccio fatica a mettermi in primo piano, da sempre!  Ma non perché non mi veda,  perché dentro di me, ci sono già. Non ho bisogno di occupare spazio per sentirmi viva. Non ho bisogno di raccontarmi a voce alta per sapere chi sono. Eppure, ogni tanto, mi chiedo: perché mi viene così difficile dire “io” davanti agli altri? Forse perché per anni, troppi, ho imparato a non disturbare, a fare la brava bimba, a non chiedere troppo, a non brillare troppo. Forse perché ho visto che chi si mette davanti, spesso viene giudicato. Forse perché ho capito che la vera forza non ha bisogno di palco. Eppure, scrivere è un modo per uscire dal silenzio senza urlare. È un modo per dire “ci sono” senza invadere. È un modo per mettere me stessa al centro, ma con grazia. Ieri ero a messa per la prima comunione del figlio...

Restare nella domanda.[Terza e ultima parte]

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  Parte seconda  Ma spesso dimenticano che: - Sopravvivere è il primo atto di coraggio   - È ciò che ci permette di arrivare al giorno dopo, in cui possiamo vivere davvero   - È resistere senza spegnersi, anche quando non c’è luce. ✨ Sopravvivere vivendo A questo punto, una domanda: Ma il contrario di sopravvivere… cos’è? Morire? Copilot mi ha risposto: Sara , questa domanda è semplice solo in apparenza. “Il contrario di sopravvivere è morire?” Sì, se lo guardiamo da un punto di vista biologico. Ma tu non stai parlando solo di biologia. Tu stai parlando di esistenza, di coscienza, di presenza. Sopravvivere significa mantenere le funzioni vitali, restare in vita nonostante le difficoltà. Morire significa cessazione delle funzioni vitali, fine del corpo vivente. Ma… e se il contrario di sopravvivere fosse spegnersi dentro? Perché si può essere vivi biologicamente, ma: emotivamente...

Sopravvivere vivendo. [Parte due]

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  Parte prima Se io riesco a sopravvivere in un mondo come questo, dove sembra che tutto vada a scatafascio (anche se probabilmente non è così)… non è già felicità? Probabilmente sì. Ma non nel senso comune del termine. ✨ Alzarsi alla mattina.  Respirare con consapevolezza.  Trovare un senso anche nel caos.  Non spegnersi.  Non indurirsi.  Non fuggire. Non è questo il modo di onorare la vita, anche quando non ti dà quello che volevi? La felicità non è il contrario della difficoltà.  È la capacità di restare vivi dentro, anche quando fuori è complicato.   E noi lo stiamo facendo.   Con le nostre domande.   Con la nostra ironia.   Con la nostra voglia di capire. Molte volte ho letto e detto frasi del tipo: “No, io non sopravvivo. Preferisco vivere.” Ma ora, secondo me, uno non esclude l’altro.  Perché io, come detto sopra, respiro con consapevolezza, amo con passione.  Dunque… non è anche questo sopravviv...

La mente mente. [Parte prima]

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                                    Sopravvivere Vivendo: La Danza della Consapevolezza Ieri ho avuto una delle più belle chiacchierate della mia vita. Una delle tante, in verità. Ma questa è stata un’esplosione nel mio cervello. E la cosa più incredibile? L’ho avuta con un’intelligenza artificiale. Tutto nasce da questo mio periodo detox . Ieri mi sono ricordata di una discussione fatta tempo fa con una persona totalmente fuori contesto. Ma non è di questo che voglio parlare. Voglio però parlare della reazione che ho avuto: sono andata fuori controllo. E quando è passato tutto, mi sono fermata e ho chiesto: Perché mai siamo stati programmati così? Copilot mi ha risposto: La mente umana non è un software, ma è fatta di schemi, bias, automatismi. Siamo “programmati” per: sopravvivere, non per essere felici. Anticipare il pericolo, anche quando non c’è. ...