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Liberada!

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  Sono andata a fare il rinnovo della patente. Nemmeno me ne ero accorta, ma ad aprile saranno cinque anni che è scaduta. Così vado in paese, al Poupatempo Poupatempo, in portoghese, significa letteralmente risparmia tempo , e dentro a questa struttura c'è davvero tutto: documenti personali, servizi legati ai veicoli, certificati, servizi sociali, difesa del consumatore. Un posto solo, quattrocento servizi pubblici di cose risolte.  Arrivo e mi avvio al totem che spicca per tutta la sua tecnologia! Mi atteggio come fossi una diva, ma... non ci capisco nulla. Chiedo aiuto (che è meglio) e arriva una ragazza carinissima. La signora ha bisogno di aiuto? chiede lei. E io uso le parole magiche che aprono tutte le porte della cortesia. Da quando vivo qui le uso sempre: Chiedo scusa per il mio portoghese, sono straniera. Mi può aiutare? Dopo questa frase si può vedere lo sguardo di perplessità lasciare posto a un bellissimo sorriso. Le spalle si rilassano, e passano ...

[Sguardo] Accentismo: quando la lingua diventa una soglia silenziosa da attraversare per essere accettati

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A pensarci bene, è una cosa che in Italia accade spesso, anche quando non la si nomina. Anzi, di più; si fa di tutto per non dirla. Come quel mio amico, meridionale, che per essere accolto ha iniziato a parlare il dialetto locale. Non per gioco, non per folklore. Per necessità. Per ridurre l'attrito. Per smettere di essere notato come "altro". E non era un problema di comprensione. Ci si capiva benissimo anche prima! C'è un fenomeno che ha un nome preciso: accentismo. L'accentismo è la discriminazione linguistica, il trattamento ingiusto di persone in base alla loro lingua o al loro accento. Poco conosciuta, eppure molto diffusa. Opera spesso al di sotto della consapevolezza, il che la rende una delle forme di discriminazione più difficili da riconoscere. E non è una mia opinione. È oggetto di ricerca scientifica. L'Università di Siena coordina un progetto europeo — il progetto CIRCE, che studia come gli accenti vengono percepit...

[Sguardo] Due pesi e due misure: italiani all’estero e integrazione

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Una riflessione sulla nostra diaspora e sul modo in cui giudichiamo le comunità straniere in Italia. Qualcuno di voi ha letto quell’articolo su Antônio Prado, la città brasiliana dove si parla ancora il dialetto talian? Bello vero? Ah, com'è commovente! Tradizioni, patrimonio culturale, museo a cielo aperto… insomma, la solita autocelebrazione da italiani all’estero. Ed è qui che mi sale il crimine. Perché diciamolo: noi italiani siamo intolleranti verso chiunque arrivi da fuori, ma intanto siamo andati a rompere gli zebedei ovunque nel mondo. Brasile, Argentina, Stati Uniti, Belgio, Svizzera… ovunque ci fosse da emigrare. Trovatemi un posto dove non ci sono italiani! Ci siamo piazzati con le nostre valigie di cartone e abbiamo imposto lingua, tradizioni, chiese e chiassose feste patronali. Quando lo facciamo noi, diventa " patrimonio culturale ". Quando lo fanno gli altri in Italia, diventa " problema di integrazione ". Un ...