Desideri veri e desideri indotti: riflessione sulla felicità e il coraggio di restare autentici

 

Desideri veri e desideri indotti: uno sguardo personale



Una riflessione ispirata da Galimberti sulla felicità e sul coraggio di restare fedeli ai propri desideri autentici.

Leggendo questo articolo sulle parole di Galimberti riguardo alla felicità mi sono fermata a pensare. Questo pensiero non vuole assolutamente correggere nessuno, ma aggiungere solo uno sguardo. 

Da quello che sento, che leggo e che percepisco, credo che molti desideri non siano davvero nostri. Arrivano dai genitori, dagli amici, dalle aspettative, dalle mode del momento. Li assorbiamo senza accorgercene e poi li chiamiamo sogni. Ma non è sempre così.

Io, per esempio, da bambina avevo un desiderio chiarissimo: volevo venire in Brasile. Era così mio che per regalo di compleanno ho chiesto un atlante geografico. Non era una fuga, non era un’idea romantica: era semplicemente un richiamo.

Eppure, intorno a quel desiderio, c’erano sempre domande: Ma dove vuoi andare? Pensi davvero che se vai via starai meglio? Come fai a lasciare la tua terra? Domande che non chiedevano di capire, ma di ridimensionare. Di riportare il desiderio entro confini più accettabili.

Col tempo ho capito che il problema non è solo distinguere tra desideri veri e desideri indotti, ma avere il coraggio di restare fedeli a quelli veri anche quando vengono messi in discussione. Forse la questione non è smettere di desiderare ciò che non possiamo essere, ma imparare a riconoscere quali desideri resistono alle paure degli altri, alle spiegazioni, alle giustificazioni. Quelli, almeno per me, non chiedono di essere spenti. Chiedono solo spazio.

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