Ho disinstallato un gioco. E mi sono ricordata che posso smettere sempre.

 


Da un po' di tempo giocavo a Royal Match. Mi ha sempre divertito: bella squadra, partite relativamente facili, quel senso di gruppo che si crea quando si gioca insieme.

Ma stare in una squadra richiede costanza, punteggi, presenza. E io quella presenza l'ho sempre data.

Giorni fa è arrivata mia nipote e, com'è naturale, ho giocato meno. Però, per correttezza verso il gruppo, continuavo comunque a partecipare per aiutare a raggiungere gli obiettivi.

Ma dopo un fantastico fine settimana, apro il gioco e mi arriva un pensiero quasi improvviso:
ma che cavolo sto facendo?

Davvero devo fare questa cosa?
Davvero devo obbligarmi a giocare?
E per cosa, poi?

Così sono andata nella chat del gruppo e ho scritto:
"Ciao a tutti. Per me giocare sta diventando un obbligo e non ne ho più voglia. Quindi disinstallo il gioco. Buon proseguimento e buona fortuna a tutti."

Sono uscita dalla chat.
Sono andata sull'icona, pressione lunga, disinstalla.

La cosa che mi ha sorpresa ancora di più è stato il sospiro di sollievo che ho fatto subito dopo.

Ed è lì che è nata la riflessione.

Quanto tempo ho speso per fare qualcosa che non mi dava più soddisfazione?
Cosa c'è in quel maledetto gioco che è riuscito ad inchiodarmi per ore alla settimana, a rincorrere obiettivi che, a un certo punto, non significano più nulla?

Forse non è nemmeno solo il gioco.
Forse è quella piccola promessa di traguardo, di squadra, di continuità.
I giochi come Royal Match non sono stupidi, anzi, sono costruiti benissimo.
Ti danno un gruppo, un obiettivo, una ricompensa.
Ti fanno sentire utile, presente, necessaria.
E piano piano quello che era un passatempo diventa un impegno.
Senza che te ne accorga.
Senza che tu l'abbia mai scelto davvero.

Ieri ho disinstallato un gioco.
Ma la cosa bella è che mi sono ricordata che posso smettere.

Sempre.

Per qualsiasi cosa che mi dà fastidio o non mi dà più soddisfazione.
Che sia un gioco, una persona o una situazione.

Dire no è una scelta.
E anche questa volta ho scelto bene.


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